Sulle armi e la loro necessità

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Sulle armi e la loro necessità [PDF]

Le armi. Cosa pensare delle armi? Sono il male assoluto che incrementa la morte e toglie risorse alle necessità vitali? Sono uno strumento neutro il cui valore dipende dall’uso che se ne fa? Sono tecnologia e persino bellezza? Sono un male necessario? Sono l’espressione della sinistra dialettica che da un lato alimenta il pericolo della distruzione totale ma dall’altro garantisce la sicurezza in questo mondo sempre più armato? Papa Francesco non ha dubbi: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il due per cento del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso. La pazzia!”, così il 24 marzo. Tra questi Stati c’è l’Italia, il cui premier Mario Draghi ha dichiarato l’intenzione di rispettare gli impegni presi dal nostro Paese e di far salire la spesa per la difesa al 2 per cento del Pil. È lui il pazzo? E coloro che lo sostengono? Oppure si tratta solo di responsabilità? La risposta dipende da cosa pensiamo di noi, del mondo, del modo di abitarlo e di conseguenza anche delle armi …

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Chiara Lubich La dottrina spirituale

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«Nel segno dell’unità, la spiritualità di Chiara Lubich ha inteso e intende convertire il cristianesimo agli esseri umani».Vito Mancuso

Diciottesimo Volume

Chiara Lubich
La dottrina spirituale

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Animata dalla travolgente esperienza del Vangelo, Chiara Lubich ha incarnato, nei tempi turbolenti della seconda metà del Novecento fino all’inizio del nuovo millennio, il “carisma dell’unità”. La sua aspirazione alla fraternità universale, radicata nella fede in Dio e rivolta ai fratelli, si rivela in questa esposizione organica del suo magistero spirituale. Lettere private, lezioni accademiche, manifesti programmatici, discorsi pubblici e colloqui personali: in ogni parola di una delle più significative personalità della spiritualità contemporanea prende forma l’aspirazione a una “cultura della reciprocità”.


CHIARA LUBICH (1920-2008) Maestra di scuola elementare, nel 1943 entrò nel Terz’ordine francescano, cambiando il proprio nome da Silvia in Chiara e ricevendo la consacrazione laicale. Durante la guerra diede vita al primo focolare (comunità di consacrati) e, con alcune compagne, decise di dedicarsi alle necessità della popolazione nella nativa Trento. Nel 1948 conobbe a Roma l’onorevole Igino Giordani, esponente di rilievo del Partito popolare italiano, che aderì al Movimento dei Focolari ricoprendo ruoli importanti al suo interno. In breve tempo l’opera di Chiara si diffuse in molte città d’Italia nel segno dell’unità e della fraternità universa- le, promuovendo negli anni iniziative rivolte ai consacrati, alle famiglie, alle parrocchie, ai non credenti. Il Movimento si andò poi internazionalizzando, diffondendosi in tutto il mondo con la sua impronta laica ed ecumenica. Chiara Lubich ha ricevuto molti riconoscimenti ufficiali (tra cui il premio Educazione alla pace dell’Unesco nel 1996 e il premio Diritti umani del Consiglio d’Europa nel 1998).
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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La mente innamorata

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La MenteInnamorata
«Sperimentiamo costantemente dentro di noi inquietudine, paura, talora angoscia, e un ribollire di emozioni che obbliga la mente a un duro, continuo lavoro. Eppure ciascuno possiede nel profondo anche la forza esplosiva necessaria per sciogliere il nodo delle assillanti domande che tormentano l'esistenza, e per puntare a quell'ideale che nei secoli è stato chiamato in vari modi: Dio, Tao, Dharma, Spirito Santo, oppure amore, bene, sapienza. In questa nuova tappa del suo percorso filosofico, Vito Mancuso sostiene che l'equilibrio tra l'irrazionalità dell'amore e la pura logica della mente è ancora possibile: per dimostrarlo chiama a raccolta le vite e le esperienze di grandi del presente e del passato – da Dante a Hannah Arendt, da Giordano Bruno a Etty Hillesum – in un ideale pantheon di menti innamorate capaci di conquistare quella grazia che è il frutto più bello di ogni educazione spirituale. A partire dal loro luminoso esempio, Mancuso indica la strada da percorrere per dare ascolto al maestro interiore che ognuno custodisce dentro di sé, e raggiungere uno stato di felicità dell'esistenza puro e allo stesso tempo reale, sognante ma a occhi aperti, che rappresenta il dono maggiore che si possa ricevere dalla vita».

Autore: Vito Mancuso Editore: Garzanti – Collana: Saggi – Anno edizione: 2022 – In commercio dal 24 marzo; Pagine 256; rilegato EAN: 9788811814658

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Pavel Florenskij Non dimenticatemi

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«Il vero nucleo della spiritualità consiste nel tentativo di realizzare l’armonia di fronte alle brutture del mondo».Vito Mancuso

Diciasettesimo Volume

Pavel Aleksandrovič Florenskij
Non dimenticatemi

Lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo

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Le lettere dal gulag di Pavel Florenskij, una delle personalità più significative e sorprendenti della cultura e della spiritualità russa del XX secolo, rappresentano un documento di eccezionale rilevanza esistenziale e teorica. Rinchiuso per anni in uno dei campi più terribili della repressione staliniana, il sacerdote scrisse ai familiari queste pagine che, pur vagliate dalla censura del regime, fanno trapelare il lascito intellettuale e spirituale di uno dei più autentici e radicali testimoni del nostro tempo.


PAVEL A. FLORENSKIJ (1882-1937) Sacerdote ortodosso, teologo, filosofo e matematico, nel 1904 si laureò all’Università di Mosca in Matematica e Fisica. Si iscrisse poi all’Accademia Teologica di Mosca, dove ebbe modo di approfondire le scienze bibliche, patristiche e ascetiche. Il suo crescente interesse per la cultura religiosa lo portò a compiere la scelta ecclesiale: nel 1910 ottenne la licenza teologica e pochi mesi dopo fu consacrato presbitero ortodosso, adoperandosi nella ricerca di un legame tra filosofia e teologia attraverso la tradizione spirituale ortodossa e il pensiero scientifico contemporaneo. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, scelse di non espatriare e subì la repressione del regime sovietico. Arrestato una prima volta nel 1928, venne incluso tra i soggetti socialmente pericolosi e nel 1933 fu nuovamente incarcerato e condannato a dieci anni di lavori forzati, prima a Skovorodino, nell’Estremo Oriente Russo, poi nelle isole Solovki. Nel 1937 venne fucilato nei pressi di Leningrado e seppellito in una fossa comune.
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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Filosofie della guerra

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La guerra è sempre, la guerra è mai, l’espressione patologica dell’umanità

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Filosofie della guerra [PDF]

Mi torna spesso in mente in questi giorni la risposta di Mordo Nahum a Primo Levi durante il loro ritorno da Auschwitz. Ebreo poliglotta di Salonicco denominato “il greco”, Mordo Nahum era uno di cui Levi afferma che “poche volte nella mia vita, prima e dopo, mi sono sentito incombere sul capo una saggezza così concreta”. Gli aveva spiegato che quando c’è la guerra bisogna pensare prima di tutto a due cose, alle scarpe e al cibo, ed esattamente in quest’ordine, perché senza scarpe non si può andare in giro a cercare cibo. Levi gli obiettò: “Ma la guerra è finita”. Replica del greco: “Guerra è sempre”. Fu prendendo sul serio quelle parole che Levi intitolò il suo libro “La tregua”, a sottolineare precisamente che “guerra è sempre”, quindi non si può dare pace, ma solo, per l’appunto, tregua …

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Arturo Paoli Cent’anni di fraternità

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«L’identità più vera di ognuno di noi si rivela nella capacità di tessere relazioni d’amore e quindi nella fraternità».Vito Mancuso

Sedicesimo Volume

Arturo Paoli
Cent’anni di fraternità

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Le riflessioni di Arturo Paoli qui raccolte sono il testamento spirituale di un instancabile animatore pastorale e grande uomo di fede. La prima parte del volume risale agli anni del riscatto della Chiesa dell’America Latina riguardo i temi scottanti della povertà e dell’ingiustizia sociale: è il periodo dell’adesione di Paoli alla Teologia della liberazione e alla speranza in una realizzazione della giustizia e della pace nella storia. La seconda parte coincide con il compimento del centesimo anno di un uomo che, alla luce della fede e dell’esperienza, annota i suoi pensieri sulla vita interiore, le relazioni, il presente.


ARTURO PAOLI (1912-2015) Teologo e sacerdote, durante la guerra contribuì a ospitare clandestinamente i perseguitati politici e gli scampati ai rastrellamenti nazifascisti, salvando centinaia di cittadini ebrei (per questo ha ricevuto la Medaglia d’oro al merito civile nel 2006 ed è stato annoverato tra i «Giusti tra le Nazioni»). Entrato a far parte della congregazione dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld, trascorse l’anno di noviziato nel deserto algerino. Inviso alle gerarchie vaticane, svolse la sua missione soprattutto in America Latina dove aderì alla Teologia della liberazione e fu controllato dai militari golpisti che lo consideravano un soggetto pericoloso: fu un attivo fautore di progetti sociali e di promozione umana in Argentina, Venezuela e Brasile (qui nel 1987 fondò l’Associazione Fraternità e alleanza per combattere la povertà e la prostituzione minorile nelle favelas). Negli ultimi anni della sua vita fece ritorno in Italia, nella chiesa di San Martino in Vignale, vicino a Lucca.
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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Vale di più la vita o la libertà? La guerra costringe a scegliere

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Apocalisse Rivelazione [PDF]

Apocalisse letteralmente significa “rivelazione”. Ci sono momenti nei quali la Storia bussa alla porta della coscienza e impone domande decisive rispondendo alle quali si ha una rivelazione. Sono i momenti “apocalittici”. Io penso che noi ne stiamo vivendo uno e la domanda apocalittica o rivelativa che sento premere dentro di me è la seguente: vale di più la vita o la libertà?
Vita e libertà sono i due valori decisivi per l’esistenza di ognuno di noi: la vita è la nostra dimensione fisica, la libertà è la nostra dimensione morale. Tra di esse dovrebbe sempre esserci armonia perché è chiaro che senza vita non c’è libertà e che senza libertà non c’è vita umana, per questo ognuno di noi aspira a una vita libera. A volte però la Storia non permette questa naturale armonizzazione e impone di scegliere, e in questo caso ognuno deve chiarire a se stesso qual è il valore-guida per lui: se la vita o la libertà. Penso che sia esattamente la medesima alternativa che si pone alla coscienza di fronte alla sofferenza estrema quando il territorio invaso non è l’Ucraina ma il nostro corpo, e l’invasore non è Putin ma una malattia irreversibile e invalidante che trasforma progressivamente la vita reale in una specie di tortura. Che cosa vale di più in quel momento apocalittico sul piano esistenziale: la vita o la libertà? La sacralità della vita fisica o la sacralità della vita libera? …

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Guerra e Pace

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Guerra e Pace [PDF]

Ci sono domande alle quali non si vorrebbe rispondere perché si conosce la complessità della situazione, non riducibile a un sì o a un no. Eppure a volte rispondere è necessario, assumendosi i rischi della coscienza morale in azione. Mi chiedono: “Sei a favore dell’invio di armi in Ucraina?”. Rispondo: Sì, sono a favore; credo occorra ascoltare il loro appello e non lasciarli soli, condivido la posizione dell’Ue e del governo. Ribattono: “Ma allora tu sei a favore della guerra! Appoggiando l'invio di armi, dici sì alla guerra, versi benzina sul fuoco, alimenti la carneficina!”.
L’obiezione proviene soprattutto da chi dichiara di volere la pace più di ogni altra cosa e può avere una duplice argomentazione: o di tipo ideologico in quanto sempre e comunque contrari all’uso delle armi, o di tipo pragmatico in quanto consapevoli che contro la Russia non ci può essere Ucraina che tenga, e che anzi, armandola di più, se ne incrementa la strage. Anch’io però amo la pace, ho speso buona parte della vita a servirla e fondarla eticamente, e non per questo le mie conclusioni sono di lasciare inascoltato l’appello degli ucraini e di non aiutarli militarmente nella loro difesa dall’aggressione russa. Ma ho appena scritto aggressione “russa” e mi si stringe il cuore: è dai tempi del liceo che la mia anima si nutre di Dostoevskij, Tolstoj, Čechov, Pasternak; alla memoria di Vasilij Grossman, ebreo nato in Ucraina e di lingua madre russa, ho dedicato un libro. Quando ho incontrato il pensiero teologico russo con Solov’ëv, Florenskij, Sergej Bulgakov, Berdjaev, i grandi pensatori della sofiologia, è stata per me una folgorazione. E poi, come dimenticare i venti milioni di morti dell’Armata Rossa grazie a cui il nazifascismo è stato sconfitto? Mi ritrovo quindi colmo di perplessità e per sciogliere il nodo cerco di esercitare l’intelligenza spronandola al suo principale lavoro da cui tutto il resto dipende: capire. Ma cosa c’è da capire? …

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Alberto Maggi Chi non muore si rivede

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«Con la sua spiritualità basata sull’allegria e la fiducia Maggi riscopre la più autentica spiritualità evangelica, facendo davvero del cristianesimo una “buona notizia”».Vito Mancuso

Quindicesimo Volume

Alberto Maggi
Chi non muore si rivede

Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita

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Frutto dell’esperienza personale dell’autore, che racconta la sua permanenza in un reparto di ospedale dopo il ricovero d’urgenza, questo libro è il diario spirituale di quei giorni difficili e intensi. Con l’animo leggero e penetrante che lo contraddistingue, Alberto Maggi rivela in queste pagine il suo straordinario attaccamento alla vita e la sua fede allegra e contagiosa. Ogni suo gesto e riflessione illumina gli inevitabili momenti di debolezza e di sconforto riscoprendo in essi la forza interiore per ricominciare nell’affidamento allo Spirito.


ALBERTO MAGGI Teologo e biblista, è frate dell’Ordine dei Servi di Maria. Ha ricevuto il baccalaureato nella Pontificia Facoltà Teologica Marianum e la licenza in Teologia nella Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ha studiato inoltre all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Nel 1995 ha fondato e dirige il Centro studi biblici “G. Vannucci” a Montefano (Macerata), che si occupa dello studio e della divulgazione delle Sacre Scritture attraverso incontri, conferenze, pubblicazioni e trasmissioni. Collabora con numerose riviste, tra cui «Rocca». Grande sostenitore delle riforme del Concilio Vaticano II, ha proposto alcune interpretazioni delle Sacre Scritture talvolta distanti da quelle tradizionali. Ha pubblicato numerosi volumi su temi religiosi e di taglio autobiografico.
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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Se vuoi la pace, prepara la pace

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Se vuoi la pace prepara la pace [PDF]

“Una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina”: con queste parole Papa Francesco ha invitato “tutti” a un gesto personale di partecipazione e solidarietà. Per i cattolici è logico, visto che oggi è il Mercoledì delle Ceneri quando essi sono già di per sé tenuti “all’astinenza e al digiuno” (canone 1251 del Codice di Diritto Canonico). Ma quale può essere il valore dell’appello per i laici, per i credenti non cattolici e anche per i cattolici “così così” sempre più numerosi?
L’obiezione infatti sorge spontanea. A che serve il digiuno? “Si vis pacem, para bellum”, recita il celebre adagio: “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. E se invece voglio la guerra? La risposta è scontata: “Si vis bellum, para bellum”. Ne viene che, in ogni caso, che io voglia la pace o la guerra, devo preparare la guerra, non digiunare e pregare. Penso che si spieghino così i 1981 miliardi di dollari della spesa militare globale del 2020, cifra record in progressivo aumento ovunque nel pianeta, grazie a cui peraltro alcuni Stati, tra cui l’Italia, possono oggi aiutare la resistenza ucraina inviando armamenti. Mi sembra di sentire cantare Antoine quand’ero ragazzo: “Se sei bello, ti tirano le pietre, se sei brutto, ti tirano le pietre”. La guerra, come le pietre, è il nostro inesorabile destino? …

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