L’intelligenza ci tiene in vita

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«L’Ai, come noi, funziona se ha un cuore. Non è vero che nasciamo tabula rasa.

Siamo sitemi di relazioni e dati». 

L'Intelligenza ci tiene in vita [PDF]

C'è una sola intelligenza ed è quella naturale da cui quella artificiale procede: questa è la tesi alla base del nostro convegno che io faccio mia con convinzione. È quanto l'umanità nei suoi vertici spirituali ha avvertito fin dall’antichità, parlando di tale unica intelligenza ora in termini di Logos, ora di Nous, Sophia, Dharma, Tao, Maat, a seconda delle lingue e delle culture. Vorrei però richiamare la vostra attenzione su questi due punti: 1) Il procedere dell'intelligenza artificiale può diminuire, deviare e alterare l'intelligenza naturale; 2) l'uso dell'intelligenza naturale può essere orientato altruisticamente oppure egoisticamente. Cosa permette di riconoscere i diversi usi dell'intelligenza? La stessa intelligenza, è chiaro, ma salita a un livello superiore. Ed è su questi due punti (pericolo dell’intelligenza artificiale e profondità dell’intelligenza naturale) che voglio soffermarmi …

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La Bibbia, Weil e Arendt

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DIO, TRUMP E LA GUERRA DELLE SCRITTURE. COSÌ C’È CHI PIEGA LA BIBBIA AI PROPRI FINI

«Nello stesso libro vengono sostenuti il bene e il male, la luce e le tenebre, l’amore e l’odio».

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Bibbia, Weil, Arendt [PDF]

Qualche giorno fa il segretario alla difesa alias ministro della guerra degli Usa Peter Hegseth ha concluso un discorso ai militari citando l’incipit del salmo 144: “Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia”. Avrebbe potuto citare altri passi dello stesso tipo, visto che la Bibbia ebraica ne abbonda: Per rimanere ai salmi: “Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue dei suoi nemici” (58,11); “Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, alzati a punire tutte le genti” (59,6); e ancora rivolgendosi a Babilonia: “Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra” (137,9). Persino ai neonati viene augurata la morte, e che tipo di morte.  

Se però Hegseth fosse stato il responsabile di un ipotetico ministero della pace avrebbe lo stesso potuto citare la Bibbia, perché essa presenta anche pagine proto-pacifiste che fanno fiorire il seme dell'utopia. Per esempio: “Dio farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà le lance, brucerà nel fuoco gli scudi” (salmo 46,10) …

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Officine di Spiritualità 2026

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officine di spiritualità 2026

Siamo lieti di comunicarvi che anche quest’anno si terrà, dal 17 al 19 aprile 2026 sull’isola di San Servolo a Venezia, l’evento «Officine di Spiritualità».

Programma Officine Spiritualità_2026 [PDF]

IL TEMA DELL’EDIZIONE 2026

Una pietra focaia non brilla, non emana luce propria, è dura, opaca, spesso anonima. Eppure, se colpita, sprigiona scintille. Non è il fuoco, ma è la possibilità del fuoco.

La quarta edizione delle Officine di Spiritualità di San Servolo, intitolata Pietre focaie, nasce da questa immagine, e da una domanda che attraversa il nostro tempo stanco: che cosa è ancora capace di accendere la nostra vita intellettuale e spirituale? Che cosa produce in noi attrito, calore, inizio? Che cosa infiamma la nostra passione? Immersi in un flusso continuo di esperienze e informazioni, constatiamo che se molto raggiunge gli occhi, poco è ciò che accende lo spirito. Che se molto scorre sulla pelle, poco resta nel cuore. La pietra focaia, invece, implica un gesto di radicale contatto: essere colpita. Perché senza l’urto non c’è scintilla, e senza un po’ di rischio non c’è fuoco. Pensare, credere, interrogare, contemplare… non sono attività neutrali: chiedono frizione, resistenza, disponibilità a lasciarsi scalfire.

Le Officine 2026 saranno dunque un invito a interrogarsi sulle proprie pietre focaie, sul fuoco che custodiscono, sull’attrito necessario perché la scintilla si accenda. Tre giorni di riflessioni, voci ed esperienze che non mirano a interpretare il mondo, ma a farne ardere il senso, lasciando in dote una calda e feconda inquietudine.

Gli ospiti saranno: Vito Mancuso, filosofo teologo – Edwige Pezzulli, astrofisica – Neva Papachristou, insegnante di Dharma e meditazione – Pietro Del Soldà, filosofo e conduttore radiofonico – Claudio Widmann, psicoanalista – Armando Buonaiuto, curatore di eventi culturali.

Iscrizioni a partire dal 3 marzo 2026, sul sito:

https://servizimetropolitani.ve.it/it/  

dove troverete il link al modulo per partecipare.


IL CALENDARIO DELLE GIORNATE

Venerdì 17 aprile

- Dalle ore 15.00 | Accoglienza sull’isola di San Servolo

- Ore 17.00 – 17.30 | Sala Teatro | Saluti d’apertura e inizio delle Officine, con SIMONE

CASON, Amministratore Unico di San Servolo srl, MASSIMILIANO BRAGHIN, Infinityhub SpA

Benefit, ARMANDO BUONAIUTO, curatore Officine

- Ore 17.30 – 19.00 | Sala Teatro | «Come luce da scintilla che scocca». La filosofia e l’impatto

con il mondo, incontro con PIETRO DEL SOLDÀ

- Ore 19.30 – 21.00 | Cena

- Ore 21.30 – 22.00 | Palazzina Grecale sala E | Meditazione di consapevolezza (Vipassanā),

pratica con NEVA PAPACHRISTOU

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Video intervista per Strada Regina RSI

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Vito Mancuso: GESÙ E CRISTO

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[Vito Mancuso – Gesù e Cristo Strada Regina RSI link]

Un tema centrale della fede cristiana e della cultura occidentale: la figura di Gesù e il modo in cui la Chiesa racconta Cristo. Vito Mancuso, filosofo e teologo, nel suo nuovo libro propone una lettura e alcune riflessioni personali sul rapporto tra Gesù della storia e il Cristo della fede. È un contributo al dibattito, un invito a pensare, a discernere e a dialogare: nella consapevolezza che la verità cristiana non teme le domande quando sono poste con onestà e rispetto.

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Liberaci dall’odio (Adversus Murgia)

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Nel nuovo libro di Michela Murgia questo sentimento “è un atto relazionale come amare, gestire la paura e la curiosità”, ma esso è anche patologia che porta all’ossessione e a interiorizzare il male che si vorrebbe combattere.

Liberaci dall'odio [PDF]

Che l’odio sia un elemento costitutivo della storia e quindi anche della nostra psiche (di quell’abisso magmatico che ognuno porta dentro di sé e che si può trasformare in un gorgo abissale) non c’è bisogno di dimostrare. Ci pensa la cronaca quotidiana a farlo e lo attestano i libri di storia, da Romolo che uccide Remo ai genocidi del Novecento. La domanda piuttosto è un’altra e riguarda il ruolo che l’odio deve giocare nella nostra interiorità: è un sentimento congenito e naturale che va coltivato? Oppure è qualcosa di non congenito e di non naturale che va estirpato? Chiarirlo è importante, perché se l’odio è naturale esso incrementa la salute (fisica e psichica), mentre se non lo è, la danneggia. Michela Murgia non aveva dubbi: “L’odio è un atto relazionale, proprio come amare, gestire la paura e la curiosità” e per questo auspicava “un rapporto consapevolmente maturo con l’odio, tipico di quelle rare persone che attribuiscono all’odio uno statuto di normalità e lo riconoscono in se stesse”. La scrittrice sarda continua con una considerazione decisiva: “L’organizzazione dell’odio diviene preziosa e necessaria solo quando si coniuga con la piena assunzione di responsabilità personale dell’odio”. Piena assunzione di responsabilità personale: il che significa che l’odio deve passare dallo stato di sentimento istintivo (che talora può sorgere quando l’indignazione travalica) a scelta razionale, lucida, consapevole, pienamente voluta. Ne viene così per Murgia che l’odio, “se viene riconosciuto e disciplinato attraverso l’intelligenza, non è un difetto; è una virtù, luminosissima”…

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Ribellarsi all’algoritmo

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Nel nuovo libro di Riccardo Luna una riflessione non manichea sulla natura dell’intelligenza artificiale. Non bisogna permettere che sia guidata a soli fini economici ma guidarla per diventare migliori.

Ribellarsi all'algoritmo [PDF]

Fino a una decina di anni fa molti politici e politologi nel mondo ritenevano che la prossima grande innovazione per l’incremento della democrazia sarebbe stata la tecnologia, e persino Papa Francesco giunse nel 2014 a definire internet “un dono di Dio”. Oggi, invece, non pochi sospettano che la tecnologia sia un pericolo per la democrazia e che questo dono di Dio sia in realtà molto simile al mitico vaso di Pandora escogitato dall’invidia di Zeus: quello scoperchiando il quale tutti i mali del mondo si diffusero sull’umanità. Sì, davvero “qualcosa è andato storto”, come Riccardo Luna, tra i più autorevoli giornalisti in materia di tecnologia, intitola il suo libro sui social network e l’intelligenza artificiale. Leggendolo si apprende come internet si era sviluppato ai suoi inizi con l’ambizione di rappresentare “la prima arma di costruzione di massa”, una rete capillare di computer che avrebbe favorito l’abbattimento delle barriere unificando l’umanità; e come oggi invece, a più di mezzo secolo da allora, il bilancio sia dolorosamente diverso, con la tecnologia dei social e dell’intelligenza artificiale ormai sempre più configurata come la più grande arma di seduzione di massa. Di fatto quello stesso strumento che nel 2008 aveva portato Barack Obama alla Casa Bianca (primo giovanissimo presidente nero: sembrava davvero che il mondo potesse cambiare, tanto che gli assegnarono il Nobel per la Pace quasi ancora prima di cominciare il mandato) oggi vi fa regnare un tipo così imbarazzante e volgare come Donald Trump e fa del non meno imbarazzante e volgare Elon Musk l’uomo più ricco e più potente del mondo. Sì, davvero, qualcosa è andato storto…

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Intervista al Mattino di Napoli

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CHIAMATEMI ERETICO DIVIDO GESÙ DA CRISTO

Napoli

Intervista Mattino 3.2.26 [PDF] 3.2.26.[PDF]

Doppio appuntamento con il teologo filosofo Vito Mancuso a Napoli all’Università Federico II (venerdì 6 ore 15:00), e all’Archivio di Stato (sabato 7 ore 10:30). La sfida all’ortodossia: «Distinguo tra le due figure sottraendomi alle concezioni dogmatiche e sottolineandone i legami». Intervista di Ugo Cundari per il Mattino di Napoli, martedì 3 febbraio 2026.

Qualche secolo fa avrebbe corso il rischio di fare la fine di Giordano Bruno, per fortuna i tempi sono cambiati ma Vito Mancuso, brianzolo del 1962, a lungo docente di Teologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, più di un attacco per quello che ha detto, e per le idee altrui diffuse, l'ha subito. Nel suo ultimo best seller, «Gesù e Cristo» Garzanti, separa le due figure e ne racconta le differenze. Mancuso sarà venerdì alle 15 al dipartimento di Scienze politiche della Federico II in via Rodinò per parlare dei più importanti maestri spirituali di tutti i tempi, e sabato alle 10.30 all'Archivio di Stato in piazzetta del Grande archivio per presentare il libro insieme a Ottavio Di Grazia.

Mancuso, secondo la rivista dei gesuiti «La Civiltà Cattolica» lei «nega o perlomeno svuota di significato una dozzina di dogmi della Chiesa cattolica»: sarà mai un teologo eretico? …

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Il Negativo e le sue forme

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Mancuso, Nori e il Male: «Se siamo capaci di indignarci significa che siamo sensibili ai valori».

di Eugenio Alzetta, La Repubblica Bologna 27 gennaio 2026

Al Mast, per il Laboratorio di etica, l’incontro fra il teologo e lo scrittore: «A farmi soffrire non è quello che possono fare a me, ma quello che posso fare io agli altri».

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Mancuso Nori e il Male [PDF]

BOLOGNA – Che cos’è il Negativo? Che cos’è il Male? Come si manifestano e quali sono le nostre reazioni? Su queste domande si è sviluppato l’incontro tra il teologo Vito Mancuso e lo scrittore Paolo Nori nel primo appuntamento dell’ottava edizione del Laboratorio di etica. Un evento ideato dallo stesso Mancuso, promosso da Mismaonda e ospitato dall’Auditorium della Fondazione Mast di Bologna di fronte a una platea di oltre trecento persone …

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Gesù e Cristo, la fede da adulti

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«Il cristianesimo fatica a trasmettere una riflessione teologica matura. Dal saggio di Mancuso sul rapporto tra spiritualità e vita, un confronto a Tricase tra l’autore e il vescovo Angiuli». Articolo di Luigi Lochi su Il QuotidianodiPuglia.it, venerdì 23 gennaio 2026

Gesù e Cristo la fede da adulti [PDF]

È difficile oggi trovare momenti e luoghi in cui affrontare criticamente un discorso sulla fede. Tradizionalmente il sapere teologico con i suoi linguaggi, almeno in Italia, è stato appannaggio soprattutto del clero e della sua gerarchia. Ai fedeli laici, nella migliore delle ipotesi è stata riservata una grammatica minima, fatta di formule e dogmi …

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