Sotto gli occhi dell’Agnello

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SottoGliOcchidell'AgnaelloLa recensione del prof. Vito Mancuso al libro postumo di Roberto Calasso

“L’uomo secolare non sa cosa pensare”, scrive Calasso all’inizio di Sotto gli occhi dell’agnello, libro postumo, non so se più sorprendente o più incandescente. Non sa pensare rispetto alle molteplici denominazioni elaborate dalle varie religioni per indicare il divino, cioè il senso ultimo del mondo. In realtà però Calasso, riflettendo sull’Apocalisse e sul Polittico di Gand che riprende la figura dell’Agnello mistico, seppe bene cosa pensare e chiunque legge queste sue pagine solenni e severe è indotto a farlo a sua volta.
Apocalisse letteralmente significa “rivelazione”, prima ancora “smascheramento” (il significato base di apokalupto è “denudare”). Qual è lo smascheramento operato dall’Apocalisse? Leggendo gli alti e allusivi pensieri di Calasso si può individuare al riguardo un triplice processo.
Dapprima vi è lo smascheramento della Storia e della sua logica dominatrice, il Potere. Nell’Apocalisse c'è un termine che compare spesso (38 volte ricorda Calasso), theríon, bestia: “Theríon è il Grande Predatore… se riaffiora dalla terra, si torna vicini all'origine – o alla fine”. Nei secoli passati furono in molti a rintracciare il Grande Predatore in questo o quel tiranno e anche oggi qualcuno lo potrebbe identificare con chi comanda al Cremlino. Ma ben più che identificarsi in un uomo, esso simboleggia una logica: theríon cioè rimanda a una teoria, al segreto con cui acquisire e mantenere il potere, segreto che consiste nell’oppressione, fino allo sgozzamento, degli innocenti. Nella violenza …

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Charles De Foucauld Nel deserto con amore

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«È dell’anima che bisogna parlare: è questa la parola che Charles de Foucauld consegna agli uomini d’oggi».Vito Mancuso

Diciannovesimo volume

Charles De Foucauld
Nel deserto con amore

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Tra le figure più significative del radicalismo evangelico, Charles de Foucauld seppe modellare la propria esistenza sull’esempio di Gesù con una fede cristallina e senza compromessi. La sua missione, esercitata soprattutto nelle lontane terre del deserto africano, fu animata dall’ardente amore per la Parola di Dio e dal dono di sé per i fratelli più trascurati. I testi qui raccolti aiutano a ricostruire la vicenda umana e spirituale di questo monaco trappista che fece della sua vita un capolavoro di contemplazione, preghiera e servizio agli ultimi.


CHARLES DE FOUCAULD (1858-1916) Nato in una famiglia di tradizione cristiana, nell’adolescenza si allontanò dalla fede e si diede a una vita dissoluta. Militò nell’esercito francese fino al 1882 e successivamente intraprese una pericolosa esplorazione in Marocco (1883-1884). Rientrato in Francia, guidato dall’abate Huvelin, ritrovò la fede in Dio. Durante un pellegrinaggio in Terra Santa scelse di dedicare la sua vita alla sequela e imitazione di Gesù e nel 1890 entrò nell’ordine trappista, prima a Nostra Signora delle Nevi nell’Ardèche, poi ad Akbès in Siria. Nel 1897 si ritirò a vita solitaria presso le Clarisse di Nazareth, dove scrisse la Regola dei Piccoli fratelli. Nel 1901 venne ordinato sacerdote nella diocesi di Viviers, nel Sud della Francia, per poi recarsi nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni-Abbès, povero tra i più poveri, poi nell’Hoggar presso i Tuareg. Qui visse in costante preghiera, lavorando e sostenendo la popolazione locale. La sera del 1° dicembre 1916 fu ucciso da una banda di predoni. È stato beatificato nel 2005 e canonizzato nel 2022.
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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Sulle armi e la loro necessità

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Sulle armi e la loro necessità [PDF]

Le armi. Cosa pensare delle armi? Sono il male assoluto che incrementa la morte e toglie risorse alle necessità vitali? Sono uno strumento neutro il cui valore dipende dall’uso che se ne fa? Sono tecnologia e persino bellezza? Sono un male necessario? Sono l’espressione della sinistra dialettica che da un lato alimenta il pericolo della distruzione totale ma dall’altro garantisce la sicurezza in questo mondo sempre più armato? Papa Francesco non ha dubbi: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il due per cento del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso. La pazzia!”, così il 24 marzo. Tra questi Stati c’è l’Italia, il cui premier Mario Draghi ha dichiarato l’intenzione di rispettare gli impegni presi dal nostro Paese e di far salire la spesa per la difesa al 2 per cento del Pil. È lui il pazzo? E coloro che lo sostengono? Oppure si tratta solo di responsabilità? La risposta dipende da cosa pensiamo di noi, del mondo, del modo di abitarlo e di conseguenza anche delle armi …

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Chiara Lubich La dottrina spirituale

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«Nel segno dell’unità, la spiritualità di Chiara Lubich ha inteso e intende convertire il cristianesimo agli esseri umani».Vito Mancuso

Diciottesimo Volume

Chiara Lubich
La dottrina spirituale

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Animata dalla travolgente esperienza del Vangelo, Chiara Lubich ha incarnato, nei tempi turbolenti della seconda metà del Novecento fino all’inizio del nuovo millennio, il “carisma dell’unità”. La sua aspirazione alla fraternità universale, radicata nella fede in Dio e rivolta ai fratelli, si rivela in questa esposizione organica del suo magistero spirituale. Lettere private, lezioni accademiche, manifesti programmatici, discorsi pubblici e colloqui personali: in ogni parola di una delle più significative personalità della spiritualità contemporanea prende forma l’aspirazione a una “cultura della reciprocità”.


CHIARA LUBICH (1920-2008) Maestra di scuola elementare, nel 1943 entrò nel Terz’ordine francescano, cambiando il proprio nome da Silvia in Chiara e ricevendo la consacrazione laicale. Durante la guerra diede vita al primo focolare (comunità di consacrati) e, con alcune compagne, decise di dedicarsi alle necessità della popolazione nella nativa Trento. Nel 1948 conobbe a Roma l’onorevole Igino Giordani, esponente di rilievo del Partito popolare italiano, che aderì al Movimento dei Focolari ricoprendo ruoli importanti al suo interno. In breve tempo l’opera di Chiara si diffuse in molte città d’Italia nel segno dell’unità e della fraternità universa- le, promuovendo negli anni iniziative rivolte ai consacrati, alle famiglie, alle parrocchie, ai non credenti. Il Movimento si andò poi internazionalizzando, diffondendosi in tutto il mondo con la sua impronta laica ed ecumenica. Chiara Lubich ha ricevuto molti riconoscimenti ufficiali (tra cui il premio Educazione alla pace dell’Unesco nel 1996 e il premio Diritti umani del Consiglio d’Europa nel 1998).
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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La mente innamorata

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La MenteInnamorata
«Sperimentiamo costantemente dentro di noi inquietudine, paura, talora angoscia, e un ribollire di emozioni che obbliga la mente a un duro, continuo lavoro. Eppure ciascuno possiede nel profondo anche la forza esplosiva necessaria per sciogliere il nodo delle assillanti domande che tormentano l'esistenza, e per puntare a quell'ideale che nei secoli è stato chiamato in vari modi: Dio, Tao, Dharma, Spirito Santo, oppure amore, bene, sapienza. In questa nuova tappa del suo percorso filosofico, Vito Mancuso sostiene che l'equilibrio tra l'irrazionalità dell'amore e la pura logica della mente è ancora possibile: per dimostrarlo chiama a raccolta le vite e le esperienze di grandi del presente e del passato – da Dante a Hannah Arendt, da Giordano Bruno a Etty Hillesum – in un ideale pantheon di menti innamorate capaci di conquistare quella grazia che è il frutto più bello di ogni educazione spirituale. A partire dal loro luminoso esempio, Mancuso indica la strada da percorrere per dare ascolto al maestro interiore che ognuno custodisce dentro di sé, e raggiungere uno stato di felicità dell'esistenza puro e allo stesso tempo reale, sognante ma a occhi aperti, che rappresenta il dono maggiore che si possa ricevere dalla vita».

Autore: Vito Mancuso Editore: Garzanti – Collana: Saggi – Anno edizione: 2022 – In commercio dal 24 marzo; Pagine 256; rilegato EAN: 9788811814658

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Pavel Florenskij Non dimenticatemi

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«Il vero nucleo della spiritualità consiste nel tentativo di realizzare l’armonia di fronte alle brutture del mondo».Vito Mancuso

Diciasettesimo Volume

Pavel Aleksandrovič Florenskij
Non dimenticatemi

Lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo

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Le lettere dal gulag di Pavel Florenskij, una delle personalità più significative e sorprendenti della cultura e della spiritualità russa del XX secolo, rappresentano un documento di eccezionale rilevanza esistenziale e teorica. Rinchiuso per anni in uno dei campi più terribili della repressione staliniana, il sacerdote scrisse ai familiari queste pagine che, pur vagliate dalla censura del regime, fanno trapelare il lascito intellettuale e spirituale di uno dei più autentici e radicali testimoni del nostro tempo.


PAVEL A. FLORENSKIJ (1882-1937) Sacerdote ortodosso, teologo, filosofo e matematico, nel 1904 si laureò all’Università di Mosca in Matematica e Fisica. Si iscrisse poi all’Accademia Teologica di Mosca, dove ebbe modo di approfondire le scienze bibliche, patristiche e ascetiche. Il suo crescente interesse per la cultura religiosa lo portò a compiere la scelta ecclesiale: nel 1910 ottenne la licenza teologica e pochi mesi dopo fu consacrato presbitero ortodosso, adoperandosi nella ricerca di un legame tra filosofia e teologia attraverso la tradizione spirituale ortodossa e il pensiero scientifico contemporaneo. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, scelse di non espatriare e subì la repressione del regime sovietico. Arrestato una prima volta nel 1928, venne incluso tra i soggetti socialmente pericolosi e nel 1933 fu nuovamente incarcerato e condannato a dieci anni di lavori forzati, prima a Skovorodino, nell’Estremo Oriente Russo, poi nelle isole Solovki. Nel 1937 venne fucilato nei pressi di Leningrado e seppellito in una fossa comune.
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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Filosofie della guerra

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La guerra è sempre, la guerra è mai, l’espressione patologica dell’umanità

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Filosofie della guerra [PDF]

Mi torna spesso in mente in questi giorni la risposta di Mordo Nahum a Primo Levi durante il loro ritorno da Auschwitz. Ebreo poliglotta di Salonicco denominato “il greco”, Mordo Nahum era uno di cui Levi afferma che “poche volte nella mia vita, prima e dopo, mi sono sentito incombere sul capo una saggezza così concreta”. Gli aveva spiegato che quando c’è la guerra bisogna pensare prima di tutto a due cose, alle scarpe e al cibo, ed esattamente in quest’ordine, perché senza scarpe non si può andare in giro a cercare cibo. Levi gli obiettò: “Ma la guerra è finita”. Replica del greco: “Guerra è sempre”. Fu prendendo sul serio quelle parole che Levi intitolò il suo libro “La tregua”, a sottolineare precisamente che “guerra è sempre”, quindi non si può dare pace, ma solo, per l’appunto, tregua …

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Arturo Paoli Cent’anni di fraternità

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«L’identità più vera di ognuno di noi si rivela nella capacità di tessere relazioni d’amore e quindi nella fraternità».Vito Mancuso

Sedicesimo Volume

Arturo Paoli
Cent’anni di fraternità

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Le riflessioni di Arturo Paoli qui raccolte sono il testamento spirituale di un instancabile animatore pastorale e grande uomo di fede. La prima parte del volume risale agli anni del riscatto della Chiesa dell’America Latina riguardo i temi scottanti della povertà e dell’ingiustizia sociale: è il periodo dell’adesione di Paoli alla Teologia della liberazione e alla speranza in una realizzazione della giustizia e della pace nella storia. La seconda parte coincide con il compimento del centesimo anno di un uomo che, alla luce della fede e dell’esperienza, annota i suoi pensieri sulla vita interiore, le relazioni, il presente.


ARTURO PAOLI (1912-2015) Teologo e sacerdote, durante la guerra contribuì a ospitare clandestinamente i perseguitati politici e gli scampati ai rastrellamenti nazifascisti, salvando centinaia di cittadini ebrei (per questo ha ricevuto la Medaglia d’oro al merito civile nel 2006 ed è stato annoverato tra i «Giusti tra le Nazioni»). Entrato a far parte della congregazione dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld, trascorse l’anno di noviziato nel deserto algerino. Inviso alle gerarchie vaticane, svolse la sua missione soprattutto in America Latina dove aderì alla Teologia della liberazione e fu controllato dai militari golpisti che lo consideravano un soggetto pericoloso: fu un attivo fautore di progetti sociali e di promozione umana in Argentina, Venezuela e Brasile (qui nel 1987 fondò l’Associazione Fraternità e alleanza per combattere la povertà e la prostituzione minorile nelle favelas). Negli ultimi anni della sua vita fece ritorno in Italia, nella chiesa di San Martino in Vignale, vicino a Lucca.
VITO MANCUSO Teologo e saggista, è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011 e di Storia delle dottrine teologiche presso l’Università degli Studi di Padova dal 2013 al 2014. Attualmente insegna al master di Meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

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Vale di più la vita o la libertà? La guerra costringe a scegliere

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Apocalisse Rivelazione [PDF]

Apocalisse letteralmente significa “rivelazione”. Ci sono momenti nei quali la Storia bussa alla porta della coscienza e impone domande decisive rispondendo alle quali si ha una rivelazione. Sono i momenti “apocalittici”. Io penso che noi ne stiamo vivendo uno e la domanda apocalittica o rivelativa che sento premere dentro di me è la seguente: vale di più la vita o la libertà?
Vita e libertà sono i due valori decisivi per l’esistenza di ognuno di noi: la vita è la nostra dimensione fisica, la libertà è la nostra dimensione morale. Tra di esse dovrebbe sempre esserci armonia perché è chiaro che senza vita non c’è libertà e che senza libertà non c’è vita umana, per questo ognuno di noi aspira a una vita libera. A volte però la Storia non permette questa naturale armonizzazione e impone di scegliere, e in questo caso ognuno deve chiarire a se stesso qual è il valore-guida per lui: se la vita o la libertà. Penso che sia esattamente la medesima alternativa che si pone alla coscienza di fronte alla sofferenza estrema quando il territorio invaso non è l’Ucraina ma il nostro corpo, e l’invasore non è Putin ma una malattia irreversibile e invalidante che trasforma progressivamente la vita reale in una specie di tortura. Che cosa vale di più in quel momento apocalittico sul piano esistenziale: la vita o la libertà? La sacralità della vita fisica o la sacralità della vita libera? …

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Guerra e Pace

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Guerra e Pace [PDF]

Ci sono domande alle quali non si vorrebbe rispondere perché si conosce la complessità della situazione, non riducibile a un sì o a un no. Eppure a volte rispondere è necessario, assumendosi i rischi della coscienza morale in azione. Mi chiedono: “Sei a favore dell’invio di armi in Ucraina?”. Rispondo: Sì, sono a favore; credo occorra ascoltare il loro appello e non lasciarli soli, condivido la posizione dell’Ue e del governo. Ribattono: “Ma allora tu sei a favore della guerra! Appoggiando l'invio di armi, dici sì alla guerra, versi benzina sul fuoco, alimenti la carneficina!”.
L’obiezione proviene soprattutto da chi dichiara di volere la pace più di ogni altra cosa e può avere una duplice argomentazione: o di tipo ideologico in quanto sempre e comunque contrari all’uso delle armi, o di tipo pragmatico in quanto consapevoli che contro la Russia non ci può essere Ucraina che tenga, e che anzi, armandola di più, se ne incrementa la strage. Anch’io però amo la pace, ho speso buona parte della vita a servirla e fondarla eticamente, e non per questo le mie conclusioni sono di lasciare inascoltato l’appello degli ucraini e di non aiutarli militarmente nella loro difesa dall’aggressione russa. Ma ho appena scritto aggressione “russa” e mi si stringe il cuore: è dai tempi del liceo che la mia anima si nutre di Dostoevskij, Tolstoj, Čechov, Pasternak; alla memoria di Vasilij Grossman, ebreo nato in Ucraina e di lingua madre russa, ho dedicato un libro. Quando ho incontrato il pensiero teologico russo con Solov’ëv, Florenskij, Sergej Bulgakov, Berdjaev, i grandi pensatori della sofiologia, è stata per me una folgorazione. E poi, come dimenticare i venti milioni di morti dell’Armata Rossa grazie a cui il nazifascismo è stato sconfitto? Mi ritrovo quindi colmo di perplessità e per sciogliere il nodo cerco di esercitare l’intelligenza spronandola al suo principale lavoro da cui tutto il resto dipende: capire. Ma cosa c’è da capire? …

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