Ora dobbiamo scegliere chi vogliamo essere, sciacalli o pompieri

Il teologo e docente interviene sugli effetti della pandemia in atto ponendo l’accento sui mutamenti interiori causati dall’emergenza

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Intervista di Letizia Michielon per Il Piccolo, 11 maggio 2020

Sciacalli o pompieri [PDF]  Il Piccolo [Link]

Tra gli effetti suscitati in questi mesi dall’emergenza Covid e dall’isolamento sociale, vi è sicuramente la necessità di tornare a confrontarci in modo più profondo con la dimensione spirituale. Ne abbiamo parlato con Vito Mancuso, intellettuale il cui pensiero è stato spesso oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia dal punto di vista etico che dogmatico.

Quando la scienza rivela la propria fragilità, quale conforto può venirci dalla fede?

«Io non penso – risponde Mancuso – si debba parlare di fragilità della scienza, la scienza al contrario in questo momento è una delle forze più affidabili, è grazie a lei che sappiamo qual è la minaccia e com’è fatta, che molti guariscono, e che probabilmente tra un po’ avremo il vaccino. La fragilità non è della scienza, ma è dell'idolo della scienza, cioè di quella visione che ritiene che la tecnologia possa risolvere tutto in quanto più forte della natura. In questo senso la pandemia ci riporta al giusto senso delle proporzioni. La fede può dare un conforto nel ritenere che, malgrado le minacce che ne provengono, la natura è positiva, è madre: è la realtà grazie alla quale viviamo e di cui viviamo. Tutti dovremmo riscoprire la “riverenza verso la vita” di cui parlava Albert Schweitzer, teologo, medico, musicista, Nobel per la pace».

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«È stata violata la libertà di culto»

Lettera aperta all’Arcivescovo di Milano Mario Delpini di padre Luciano Mazzocchi

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È stata violata la libertà di culto [PDF]

Amatissimo Arcivescovo Mario, nella festa di Santa Caterina patrona d'Italia, la speranza potente, mistica, creativa di questa donna ritorni ad animare la nostra Chiesa e società italiana.

Tra le tante voci che le giungono circa la nostra presenza come Chiesa in questo tempo e in questa terra italiana, le chiedo di ascoltare anche la voce di un anziano missionario, già in Giappone e ora in Milano.
Subito le confesso che riconosco il valore sacro del luogo della preghiera e soffro quando seduto nel confessionale del Duomo sento e vedo molto più turismo che preghiera. Quando, dopo una faticosa scalata, si approda all'Abbazia di San Pietro al Monte, viene spontaneo affidare il proprio corpo affaticato all'abbraccio dell'edificio sacro e sostare nell'armonia vetusta e umile di quelle pietre che monaci e pellegrini hanno scolpito, irrorandole di sudore, a volte, anche di gocce di sangue. Infine ci si sente uno con le rocce, con i boschi, con i prati, con il sole, e ovviamente con tutti coloro che hanno pregato in quel luogo …

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Il coraggio di diventare migliori

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La crisi che stiamo vivendo offre grandi opportunità di trasformazione. Il cambiamento, però, non arriva da solo. Le virtù vanno attivate, usando ciascuno il proprio carburante: la fede, l’arte, la bellezza. E poi coltivate con impegno nella palestra dell’anima. Ce lo spiega il teologo Vito Mancuso.

intervista di Sabrina Barbieri

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Il coraggio di diventare migliori [PDF1]  Il coraggio di diventare migliori [PDF2]

“Ne usciremo migliori”. Sembra il mantra di questi giorni sospesi. Lo ascoltiamo, lo leggiamo, ce lo ripetiamo. Ma davvero la pandemia provocata dal Covid-19 ci farà compiere il salto verso una società moralmente più sana? Basta aver vissuto dolore, paure e speranze per diventare persone migliori o serve il coraggio di scelte radicali? E cosa significa migliorarsi? Ne abbiamo parlato con Vito Mancuso, teologo e filosofo, che nell’ottobre scorso ha pubblicato per Garzanti un libro ora di stringente attualità: La forza di essere migliori, appunto. Un saggio che mette al centro della riflessione il bene e ci conduce in un viaggio attraverso le virtù.

Questa esperienza ci migliorerà come individui?

«Mi piacerebbe crederlo, ma dipenderà molto dal lavoro interiore che sapremo fare. Di sicuro abbiamo un grandissimo bisogno di migliorare. L’etica dovrebbe entrare di diritto nel kit di sopravvivenza dell’umanità» …

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Report – Dio, patria, famiglia s.p.a.

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Sollecitato da più persone mi viene richiesto un commento sui contenuti della trasmissione Report andata in onda ieri sera, lunedì 20 aprile: la corrente cattolica conservatrice e reazionaria, vicina e alleata delle destre, che si oppone al pontificato di papa Francesco, rappresenta quanto di più lontano dalla mia sensibilità religiosa e dalla mia spiritualità. Ma se si trattasse solo di questo non sarebbe poi un grande problema, ma solo una questione di gusti personali.
In realtà, queste destre cattoliche e reazionarie sono il portato del peggio del cattolicesimo del passato, quella religione che ha condotto alle stragi, ai roghi, all’indice dei libri proibiti, alle collusioni con il potere, al favore verso i dittatori, all'odio verso gli ebrei e da qui a tutto ciò che l'antisemitismo del ‘900 ha prodotto.
Oggi dietro di loro ci sono gli stessi interessi che portano a inquinare il pianeta a devastare l'Amazzonia, a eleggere persone come Trump negli Stati Uniti, Bolsonaro in Brasile, Orban in Ungheria e poi le varie leadership dell’Europa dell’est, Polonia in testa, sempre molto cattoliche e sempre molto reazionarie, antisemite, antiecologiste, antifemministe, antimoderne… e soprattutto così tanto anti-patiche.
Papa Francesco è una figura tragica, che avrebbe voluto riformare la Chiesa, e che invece non riesce neanche a promuovere il diaconato femminile. Ricolmo di buona volontà, poco efficace dal punto di vista operativo, legislativo, istituzionale. La domanda è: si tratta di una  sua responsabilità, oppure la Chiesa cattolica ormai, dopo tanti secoli di violenze (vedi p. es. Giordano Bruno) e di sotterfugi istituzionali (vedi p. es. il concordato con Mussolini nel 1929 e con Hitler nel 1933) è irriformabile? Forse il sogno del Vaticano II (di Mazzolari, Milani, Bettazzi, Martini, Turoldo, Balducci, Vannucci, Zarri, Bello, Paoli…) si rivela alla fine quello che effettivamente è, quello che è destinato a essere: solamente un sogno, di cui questi giorni dal colletto bianco e dalla talare nera costituiscono il triste ma realistico risveglio.
Il fatto che papa Francesco venga attaccato così pesantemente ce lo rende ancora più caro e più prezioso, nonostante la sua evidente sconfitta, una sconfitta nel presente e ancor più nel futuro, quando al suo posto ci sarà un papa che sceglierà di chiamarsi Benedetto XVII, oppure, ma tanto è la stesso, Giovanni Paolo III.

Vito Mancuso, 21 aprile 2020

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Così fragili, non siamo superiori alla natura

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A causa del virus ha perso anche lui un parente che viveva nella sua Brianza, ma invita a non disperare.
intervista di Dario Crippa per il Giorno

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È considerato uno nei teologi e dei filosofi più originali, profondi e fuori dagli schemi. Nato e cresciuto in Brianza, già docente universitario e autore di decine di libri, Vito Mancuso può aiutare a interpretare una delle più grandi crisi dal Dopoguerra.

Dal punto di vista di un filosofo e un teologo, quanto sta accadendo può insegnare qualcosa all’uomo?

«Ferma restando la pietà per le sofferenze e le tante tragedie che si sta trascinando dietro questa pandemia – io stesso ho perso di recente una cugina in Brianza – non so se tutto questo può essere un momento di grande insegnamento oppure no, dipende da come le persone decidono di reagire. Perché se per molti quanto sta accadendo è un spunto di riflessione, altri sono più recalcitranti e a loro non insegnerà nulla» …

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Stiamo già cambiando

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Vito Mancuso ad Huffpost: «Una nuova spiritualità sta nascendo» – «Chi chiede di aprire le Chiese fa parte di quel genere di uomini che hanno sempre usato Dio per i loro traffici terreni».

Intervista di Nicola Mirenzi per Huffpost 12 aprile 2020

Huffingtonpost [Link]

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Dal punto di vista spirituale: “Questa può essere la più autentica di tutte le Pasque che abbiamo celebrato fin qui, anche se non potremo andare a messa, né uscire di casa”. La ragione, secondo Vito Mancuso, teologo e scrittore, è inscritta nella parola: “Pasqua è un termine di origine ebraica. Gli studi più accreditati concordano nel dire che significhi ‘saltare’, dal gesto che l’angelo del Signore compì quando – in Egitto – passò davanti alle case degli ebrei, segnate dal sangue dell’agnello: le saltò, risparmiando la vita ai loro primogeniti. Oggi, la passione che sta vivendo il mondo ci passa dentro, ci attraversa, ci segna a fondo. E segnandoci, ci insegna che la vita è un nodo che intreccia due funi: una che è fatta di piacere, gioia, felicità; l’altra di dolore, disperazione e malessere. È una dialettica che hanno ben chiara tutte le religioni del mondo, e tutte le grandi filosofie. Stavolta, però, il salto dobbiamo farlo noi, scegliendo quale di queste due parti che compongono la vita vogliamo privilegiare”.

Autore di libri che sono riusciti a porre interrogativi religiosi al grande pubblico, Mancuso rifiuta molte delle metafore usate in queste settimane per descrivere la condizione in cui ci troviamo: “Non siamo né in guerra, né siamo rinchiusi in una cella come i detenuti”. Non nega che ci sono persone che si possono sentire prigioniere nello spazio angusto del proprio appartamento. Ritiene che anche così si può essere liberi: “La libertà non è uno stato definito: è un processo. Fino a poche settimane fa, potevamo fare quello che volevamo. Andare in giro, al cinema, a cena, a casa di amici. Eppure eravamo pieni di costrizioni, di imperativi, di cui nemmeno ci rendevamo conto”.

A cosa si riferisce?

Al fatto che gli esseri umani sono condizionati dal proprio corpo (è sano o malato?) dalla sociologia (sono ricchi o poveri?) dalla geografia (vengono dal nord o dal sud del pianeta?) e da tantissime altre cose. Anche prima di adesso, eravamo chiusi nella casa del nostro io, nella casa della nostra cultura, nella casa della nostra identità, nella casa delle nostre paure …

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Pasqua senza tempio

La pandemia interroga il significato della fede

Non solo chiese chiuse e messe via streaming, ma un’occasione di riflessione

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Estratto dell'articolo di Luca Kocci per il Manifesto di sabato 11 aprile 2020

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LA CELEBRAZIONE senza popolo è «una preghiera individuale del celebrante che, secondo la teologia cattolica, può diventare un grande momento di intercessione per coloro che vorrebbero partecipare ma non possono farlo», spiega Vito Mancuso, libero teologo e filosofo, autore di numerosi volumi (l’ultimo è La forza di Essere Migliori, Garzanti), non sempre apprezzati dalle gerarchie ecclesiastiche. «Certo è un’altra cosa rispetto ai banchetti rituali intorno ai quali è nata la comunità cristiana: i credenti si riunivano, mangiavano insieme e facevano memoria di Cristo morto e risorto. Viene meno la dimensione comunitaria, ma per un prete ha senso celebrare anche senza popolo: una presenza solitaria di fronte al mistero, come è stata in fondo, per secoli, la messa tridentina».

UNA DIMENSIONE individuale che, in questo tempo, potrebbe riscoprire ciascun singolo credente. «Non c’è nessuna religione che non abbia nel proprio codice genetico la dimensione comunitaria – aggiunge Mancuso -. Ma non c’è religione che non abbia anche una dimensione individuale. Alle celebrazioni comunitarie e ai riti, si affiancano anche insegnamenti di tipo opposto, come quello evangelico di Gesù: “Prega il Padre tuo nel segreto”. Questo segreto, questa cripta, è la nostra interiorità. La connessione con Dio è lo spirito, e questo attiene alla solitudine. Fare silenzio di fronte al cielo, ad una pianta, una pietra, una nuvola, diventa una forma di celebrazione dell’esserci. In realtà questa dovrebbe essere anche la finalità del rito: non riempire le chiese e organizzare processioni, quello è ritualismo; ma trasformare l’anima del singolo, la coscienza, l’interiorità, che entra in comunione con il divino. Un divino che si può pensare come Signore Gesù, come Spirito, ma anche in altri modi e in altre forme». E le celebrazioni nelle case? «Molti già lo fanno: si raccolgono, leggono una pagina di Vangelo, spezzano il pane vero. La Chiesa dovrebbe incoraggiarle, ma il monopolio clericale, quando sente queste cose, reagisce in maniera aggressiva e spesso le reprime sul nascere perché viene meno il monopolio. Eppure questa è stata l’esperienza dei cristiani nei regimi comunisti dove non si poteva celebrare l’eucaristia, e la dimensione quotidiana di tante comunità in molte parti del mondo dove non ci sono né preti né messe. Stiamo attraversando un tempo che, se ben interpretato, può diventare propizio per scoprire queste nuove dimensioni e forme».

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Pandemia, dalla crisi al rilancio della coscienza morale

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Che cosa ci ha portato in questa situazione? E dove ci porterà in futuro? In questo piccolo video, registrato per la trasmissione Atlantide (La7), il prof. Vito Mancuso riflette su cause e conseguenze della pandemia; dopo averne individuato quattro, (tutte vere e false al contempo), e aver rifiutato l’ipotesi di una sola all’origine dell'epidemia, conclude che è solo la riscoperta di una rinnovata coscienza morale, a livello individuale e collettivo, la prospettiva in grado di riformulare e garantire un futuro migliore per gli esseri umani ed il pianeta.

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I giorni del congiuntivo – Video

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5 aprile, domenica delle Palme 2020 – Nel mezzo della quarantena causata dall'emergenza coronavirus, il prof. Vito Mancuso legge un suo articolo pubblicato qualche giorno prima su Repubblica; I giorni del congiuntivo.

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Coronavirus, perchè abbiamo così paura?

«È piccolo, ma sconosciuto: sembra più grande di noi, ma può essere un’occasione per conoscere se stessi e diventare migliori. Se riusciamo a interpretare i segnali della paura possiamo imparare a diventare liberi».

Intervista di Elvis Zoppolato per Il Fatto Quotidiano 5 Aprile 2020

VITO MANCUSO

Uno dei fenomeni che inevitabilmente ha accompagnato queste settimane di epidemia è stato quello della paura. Una paura gigante, che ha contagiato quasi ogni angolo della Terra e che ha atrofizzato la vita di milioni di persone. “Siamo al cospetto di qualcosa di molto più grande di noi” dice a il fatto quotidiano.it Vito Mancuso, teologo milanese, estimatore ricambiato del cardinale Carlo Maria Martini, autore di molti libri di successo sulla religione e in senso più ampio sulla spiritualità. “Se riusciamo però a interpretare i segnali della paura – continua Mancuso – possiamo imparare a diventare liberi”.

La paura è una cosa negativa, ma molto spesso ne siamo affascinati. Penso ai film horror, ai luoghi abbandonati, alle esperienze estreme. Perché?

Penso che sia per una legge fisica, la legge dell’attrazione gravitazionale, quella in base alla quale una massa maggiore attrae una massa minore. Perché abbiamo paura? Perché è qualcosa più grande di noi. Il virus è piccolo ma moltiplicandosi diventa enorme e attrae la nostra massa minore …

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