Amore sacro e profano

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Amore sacro e profano [PDF]

In quest’epoca di chiacchiere, rumore e conseguente confusione il compito del pensiero è di introdurre chiarezza, rigore e pulizia nella mente, e da lì nel cuore. Per questo, parlando dell’amore, inizio dandone la seguente definizione: “attrazione irresistibile che provoca nel soggetto un permanente cambiamento di stato”. L’amore non è semplice attrazione, per poterlo avere nella sua autenticità l’attrazione deve essere “irresistibile”; in caso contrario si ha solo interesse, simpatia, inclinazione, affetto, trasporto, non però amore. Si tratta della differenza che intercorre tra dire “ti voglio bene” e dire “ti amo”: noi possiamo dire “ti voglio bene” a molte persone, mentre “ti amo” solo a poche, anzi a pochissime, forse a una sola. E non è certo un caso che mentre tutti sanno dire “ti voglio bene”, non tutti sanno e possono dire “ti amo” …

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Prossimi appuntamenti con Vito

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MONTESILVANO (PE) venerdì 19 luglio, Largo Venezuela, ore 22.30

Nell'ambito del Festival “Oltreleparole”, Vito Mancuso: “Non ti manchi mai la gioia”

Intervista dialogo con Marcello Nicodemo 

Info al sito Oltre le Parole [Link]

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CREMA sabato 20 luglio Cremarena ore 21:00

Nell’ambito della Dodicesima Edizione I Manifesti di Crema, incontro con il prof.Vito Mancuso dal titolo: «Il nostro io invisibile».

Crema


ASSISI (PG) domenica 28 luglio Piazzale Rocca Maggiore ore 16:00

Gio Evan – EvanLand; Vito Mancuso: «Non ti manchi mai la gioia». Al link indicato i ticket per accedere a tutta la giornata, quindi non solo all'evento del prof. Vito Mancuso a cui si accede comunque con il ticket.

Ticketone Piazzale Rocca Maggiore [Link]

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BERCETO (PR) Buddha Summer Camp Dal 6 al 11 agosto 2024 | Ritiro Zen al

 Monastero zen SanboJi – Tempio dei Tre Gioielli
 
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TERME DI COMANO (TN) venerdì 6 settembre Piazza Mercato ore 17:30

Per la rassegna "Trentino d'autore", il prof. Vito Mancuso presenta il suo ultimo saggio "NON TI MANCHI MAI LA GIOIA Breve itinerario di liberazione”. Ingresso libero.

Trentino d'autore

 


BERGAMO mercoledì 25 settembre Aula Magna ex Chiesa S. Agostino, ore 20.45 

Nell’ambito del festival MolteFedi2024, Passaggi. Vito Mancuso: Etica per giorni difficili.».

«Viviamo in una sensazione di smarrimento. La scansione epocale chiede un appello all’etica e alla responsabilità, coltivando una spiritualità che si propone anzitutto come sincerità e onestà intellettuale. Perché l’etica, prima ancora degli altri, ha per oggetto se stessi». 

MF24 brochure [PDF]

Molte fedi


 

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Sulla vicenda del parco Don Bosco di Bologna

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Sacrosanta la difesa delle piante ma non possiamo farne degli idoli

intervista di Caterina Giusberti, per Repubblica Bologna del 21 giugno 2024

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«È sacrosanto difendere gli alberi, perché senza non avremmo l'ossigeno e quindi la vita. Ma non possiamo farne degli idoli perché. Chi definisce che cos'è il bene superiore all'interno di una società è la politica, che ascolta, medita, studia e alla fine decide». Il teologo Vito Mancuso, che vive a Bologna, prova a mettere in fila tutti gli aspetti dello scontro in atto al parco Don Bosco. 

Intervista a Repubblica Bologma del 21.6.2024 [PDF]

«Io penso che ci sia un problema antropico, che è reale, ovvero la necessità di costruire case, scuole, il tram, le industrie. E che ci sia d'altra parte un problema ecologico, altrettanto reale: il cambiamento climatico, la qualità dell'aria che peggiora, il rischio di nuove pandemie». 

Come se ne esce? 

«Non so se sia veramente necessario abbattere quegli alberi. Ma credo che i due estremismi siano entrambi sbagliati. È sbagliato pensare che ogni singolo albero sia sacro. Ma è giusto difenderli in tutti i modi possibili». 

Lei è preoccupato per il cambiamento climatico? 

«È irresponsabile non esserlo, non preoccuparsene vuol dire non fare i conti con la realtà. Fino a qualche anno fa si poteva dire che erano tutte storie, ma adesso  tutti noi abbiamo sotto gli occhi l'evidenza che c'è qualcosa di strano in atto. La tempesta Vaia è stata impressionante, un fenomeno tropicale. Nei nostri fiumi e nei nostri laghi abbiamo flore e faune nuove, mai viste. Da questo punto di vista fare le barricate per degli alberi abbattuti è una reazione non giustificata, ma di cui si capisce il motivo: la volontà di salvaguardia del pianeta, che è sacrosanta. Poi di qui a fare di ogni albero il valore sommo ce ne passa. Altrimenti gli stessi attivisti che lavorano per gli alberi non avrebbero case e strade. Gran parte dello sviluppo qui è avvenuto tagliando alberi». 

Quindi che si fa? 

«Quello che posso dire è che ci troviamo di fronte a sfide che richiedono conoscenza, flessibilità e dialogo. Il problema dell'ecologia contro l'economia non lo risolve un amministratore comunale da solo. Sono questioni che richiedono calma, molto studio e nessun dogmatismo, perché se assolutizzi un singolo punto di vista ti metti nella condizione di non vedere l'insieme. E la politica è calma, visione, polis. Non bisogna immaginare il singolo quartiere, ma l'intera città.  Aristotele diceva che la politica è la scienza architettonica al sommo grado, occorre una visione d'insieme. Questa è la vera sfida di chi fa politica seriamente oggi. Ascoltare tutti, mediare, circondarsi di persone che studiano, poi decidere». 

Anche con la forza? 

«Non serve a niente avere l'autorità se non si fa nulla, questo è evidente, se le istituzioni ci sono è per esercitare la decisione».

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Un linguaggio improprio

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«Ora il Papa ci dia una grande lezione chiedendo scusa». Il teologo Vito Mancuso è molto deluso dalla frase di Francesco sulla «troppa frociaggine nei seminari».

Intervista di Francesco Rigatelli per La Stampa del 28 maggio 2024

Un linguaggio improprio [PDF]

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Un pontefice può parlare così?

No, tanto più davanti ai vescovi. Per quanto si sia trattato di un incontro in casa e a porte chiuse, è inqualificabile e sorprendente perché contrasta in maniera plateale con quella frase di tempo fa ai giornalisti «Chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?». Parlare ora di "frociaggine" invece è sprezzante.

La frase cosa provocherà? 

Se l'indiscrezione sarà confermata la Sala Stampa vaticana proverà ad attribuire l'uscita al fatto che il Papa non è italiano e non parla bene la lingua, mentre invece si tratta chiaramente di un errore e in senso ecclesiastico di un peccato di cui scusarsi. 

Il Papa si scuserà?

Darebbe a tutti una grande lezione a me per primo. Spero che invece delle sue scuse non si ricorra a qualche scusa.

E l'infallibilità del Papa? 

Quella attiene agli insegnamenti ex cathedra sui dogmi non alle parole quotidiane. In questo caso chiedere scusa sarebbe un grande insegnamento spirituale che inviterebbe tutti a non seguire il suo cattivo esempio …

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Pace come equanimità

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LO STUDIO È L'ARTE DELLA PACE
Un appello alla cura della sapienza e della scoperta, affinché tornino virtù pubbliche e politiche
 
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Pace come equanimità [PDF]

 

Sentiamo di vivere in un mondo sull'orlo del precipizio e sentiamo bene: siamo sull'orlo del precipizio. Non lo siamo però a causa di quanto pensiamo immediatamente, ma perché è fuggita dal mondo la sapienza. Con questo non intendo minimizzare i problemi di oggi nella loro concretezza quali il cambiamento climatico, l'oscuro futuro cui ci consegna la tecnologia, l’imperversare delle guerre, la lacerazione del tessuto sociale, le massicce migrazioni e le conseguenti reazioni identitarie. Sono consapevole del fatto che le testate atomiche negli arsenali di alcuni stati sono in numero tale da distruggere più volte questo nostro piccolo pianeta blu, meraviglia assoluta nel nero dello spazio cosmico. So bene, inoltre, che l'umanità non ha mai vissuto tempi felici, mi ricordo bene l’incipit di Kant nel saggio sul male radicale: “Il mondo va di male in peggio: è questo un lamento antico quanto la storia.” Proseguiva: “Secondo questa prospettiva noi oggi (un oggi che però è antico quanto la storia) viviamo nel tempo estremo: l’ultimo giorno e la fine del mondo sono alle porte”. Era il 1793, ma ancora oggi ognuno può cantare con Mina “sono ancora qui” e con Vasco Rossi “sono ancora qua” …

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Intervista a Repubblica di Parma

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Perché non possiamo fare a meno di ciò che ci intrappola. La via della liberazione passa dall’acquisire fiducia.

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Intervista a Repubblica di Parma di Lucia De Ioanna

Intervista a Vito Mancuso Repubblica di Parma [Link]

Il teologo e filosofo ospite del Festival Libri Suoni Destinazioni. “Possiamo vivere senza l’amore? No, ma l’innamoramento è spesso un assillo, un travaglio, un incubo da cui è difficile liberarsi”.“Non ti manchi mai la gioia. Voglio, però, che ti nasca in casa: e ti nascerà, se sorge dentro di te”: così scriveva Seneca a Lucilio in una lettera che è un messaggio nella bottiglia per i posteri, per noi tutti quindi, come sa bene Vito Mancuso, uno tra i più autorevoli teologi e filosofi contemporanei, che nel suo ultimo saggio, Non ti manchi mai la gioia. Breve itinerario di liberazione (Garzanti) proprio a partire dalle parole del filosofo contemporaneo di Gesù offre al lettore una bussola tutta interiore per orientarsi verso una gioia che, come avvertiva già Seneca, non è uno scherzo ma è una cosa molto seria: “Verum gaudium res severa est”.

Occasione preziosa per ascoltare le riflessioni del teologo, profonde e accessibili perché sempre connotate da un’affabilità non di superficie che è apertura all’altro, la conversazione con Vito Mancuso Per una vita autentica che sappia sperimentare la gioia di vivere che si è tenita il 4 maggio alle 18 nel Palazzo Ex Orsoline Spazio Of di Fidenza all’interno della terza edizione dell’Lsd Festival Libri Suoni Destinazioni, quest’anno intitolato Sogno e son desto.

Le trappole in cui ci sentiamo costretti, che abbiano l’aspetto delle fiere incontrate da Dante, di una foresta buia, di un labirinto, di uno schermo o dello scarafaggio in cui Kafka trasformò Gregor Samsa, come avverte Mancuso, «esistono in realtà solo dentro di noi, sono i nostri pensieri sbagliati». Se la letteratura fin dalle sue origini insegna che siamo in lotta da sempre con questa sensazione di stallo e di impotenza, con la sensazione di essere braccati e senza scampo, quello che è cambiato, avverte Mancuso, è il nostro modo di reagire. Siamo passati dal cercare una via d’uscita nella religione a cercarla in una nuova fede che celebra il culto dell’Io: ma il narcisismo è solo un’altra forma della trappola.


Per potersi liberare, occorre prima di tutto conoscere la condizione della trappola?

"Ovidio, duemila anni fa, descrivendo il suo rapporto con Corinna, scrive ‘Né senza di te, né con te, sono capace di vivere’, condizione cantata ai nostri giorni dagli U2 nella stessa forma: ‘With or without you / I cant’t live’. La trappola è tale perché non possiamo fare a meno di ciò che ci intrappola: con Corinna la vita era diventata un inferno, ma senza di lei lo sarebbe stata perfino di più”. Prendere coscienza significa avvertire che l’essere intrappolati non è condizione contingente, occasionale, ma “riguarda l’esistenza umana nella sua totalità”: gli ambiti vitali in cui si dispiega la nostra esistenza, “proprio perché danno vita e risultano indispensabili, legano a sé e quindi intrappolano”.

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La nostra “opera” è la nostra esistenza

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Riflessione sul primo maggio: il lavoro interiore

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Il lavoro interiore [PDF]

“Tu che lavoro sei?”. Ecco la domanda che in questo 1° Maggio 2024 dovremmo porre a noi stessi al posto di quella consueta “tu che lavoro fai?”. Il lavoro, infatti, prima ancora di essere un compito esteriore che si svolge, è l’essenza interiore di ogni fenomeno naturale. Nella misura in cui qualcosa è, lavora; se non lavorasse, non sarebbe. Lavoro ed esistenza, ontologicamente, coincidono …

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Il vero problema non è il patriarcato ma il culto della forza di cui siamo schiavi

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In piazza gli slogan contro l’uomo al centro della società, ma la radice del male è la venerazione del potere. Quella che aveva Margaret Thatcher e non Gandhi. A uomini e donne dico: l’unica liberazione è la cultura. 

Il vero problema non è il patriarcato [PDF]

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L’altra sera, invitato da mia figlia, ho partecipato con lei e il suo ragazzo alla manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata a Bologna da “Non Una di Meno”. C’erano diverse migliaia di persone, per lo più giovani, in maggioranza donne, ma anche noi uomini non eravamo pochi, ho persino intravisto alcuni signori definibili, come me, “di una certa età”. Cartelli, fischietti, alcune trombe, qualche pentola e relativi cucchiai, insomma le solite cose usate da sempre nelle manifestazioni per fare baccano e farsi notare. Di nuovo, per lo meno per me, c’erano le chiavi di casa, agitate da molte ragazze per simboleggiare con il loro tintinnio che neppure in casa si sentono sicure. Le agitava anche mia figlia, però con l’altro braccio si stringeva a me, quindi quel suo gesto non mi preoccupava. Al di sopra ovviamente svettavano gli slogan, gridati con forza e passione dalle giovani donne. Il più ripetuto era il seguente: “Lo stupratore / non è malato, / è figlio sano / del patriarcato” …

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Quel lupo universale chiamato desiderio

Il primo episodio di #Agorà ovvero il bel dialogo dialogo tra #MarziaTomasin e #VitoMancuso a Villa Pace Tapogliano (UD).

Agorà è un progetto culturale sostenuto da Marzia Tomasin, come Utopia impresa.

Partendo dal libro “Non ti manchi mai la gioia. Breve itinerario di liberazione” scritto da Vito Mancuso e pubblicato da Garzanti Editore, si è cercato di calare e tradurre i contenuti, le riflessioni e le suggestioni che emergono dal testo nella realtà dell’impresa.

Che cosa significa pensare l’impresa? Dove e come l’impresa può trovare un orientamento nella complessità del tempo presente? Qual è il dovere morale dell’uomo e quindi anche di chi fa impresa? La gioia può liberare l’impresa dalla trappola del mero profitto? Sono alcuni dei temi sollevati da Marzia Tomasin e posti all’attenzione e all’analisi di Vito Mancuso. Il risultato è una serie di sagge e preziose indicazioni capaci di far riflettere gli uomini e le donne d’impresa e di alimentarne l’agire.

«Tutto avrà nome potere, e il potere volontà, e la volontà desiderio, e il desiderio, lupo universale, assecondato doppiamente dalla volontà e dal potere farà dell’intero universo la sua preda per poi, alla fine, divorare se stesso». 

William SHAKESPEARE, TROILO E CRESSIDA (ATTO PRIMO, SCENA TERZA), 1602

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La speranza ci rende altruisti

La situazione è grave, ma l'essere umano è fatto per andare oltre. Per Hannah Arendt possiamo pensare oltre ai limiti della nostra conoscenza

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La speranza ci rende altruisti [PDF]

È possibile oggi sperare? La situazione è tale che la scritta posta da Dante sulla porta dell’inferno, “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”, verrebbe collocata da molti all’interno dei reparti di ostetricia quale benvenuto ai nuovi arrivati. Siamo così in preda all’ansia che avvertiamo il mondo come una nave alla deriva carica di disperazione destinata presto a sprofondare nei gorghi del nulla. Dominati da questi neri sentimenti, è logico che il nostro cuore si restringa e che noi ci rapportiamo agli altri solo in funzione del nostro interesse, lo sguardo avido, freddo, calcolatore: ritorniamo allo stato di raccoglitori-cacciatori, ma senza nessuna meraviglia originaria. Io credo, però, che il compito del pensiero responsabile sia di opporsi a questa disperazione e per quanto mi riguarda nei reparti di ostetricia quale frase di benvenuto per i nuovi arrivati appenderei quest’altra frase di Dante: “Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto”. Occorre tornare a coltivare speranza e ad avere fiducia nella navigazione nella vita …

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