Prossimi appuntamenti con Vito

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Udine giovedì 29 settembre Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” ore 20:30

Prima serata del Convegno dedicato a Pierluigi Di Piazza e ai "piccoli segni" che hanno dato vita ai 30 anni di attività del Centro Balducci. Incontro con la presenza di Vito Mancuso, Roberto Scarpinato e il neo presidente della CEI card. Matteo Maria Zuppi. Indicazioni e prenotazioni posti al sito web  Centro Balducci Link fino ad esaurimento disponibili.

Balducci Depliant convegno 2022 Programma [PDF]

Balducci 2022 WEB


Torino Spiritualità 2022

Venerdì 30 settembre 2022 Cinema Massimo Sala Uno ore 18:00
“Al confine tra me e voi” con Alessandro Bergonzoni, attore e artista e Vito Mancuso, teologo modera Armando Buonaiuto, curatore Torino Spiritualità.
La nostra pelle è un confine: ci definisce, ci delimita, ci distingue. Dove la mia epidermide finisce, lì iniziano il resto del mondo e le infinite altre epidermidi che lo abitano. Ma quale valore assegnare a questo confine? Qual è, per potersi dire umani, il giusto equilibrio tra il mio dentro e il vostro fuori? Tra la coltivazione di me e la salvaguardia della pelle degli altri?

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ANCONA domenica 2 ottobre Auditorium Mole Vanvitelliana ore 18:00
CONOSCENZA E RESPONSABILITÀ; introduzione di Pier Paolo Persichini Presidente Collegio MMVV delle Marche, Vito Mancuso Filosofo e Teologo, Stefano Bisi Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Conoscenza e Responsabilità [PDF]

MANIFESTO (1a)


Verona martedì 4 ottobre Piazza Isolo Via Seghe S.Tomaso, 18 ore 18:00
La “Bellezza morale” (Pierpaolo Pasolini) Dialogo su orizzonti e bene comune. Intervengono Marco Campedelli Teologo e narratore, Vito Mancuso Teologo e Filosofo. Interventi musicali di Demian Baraldi- violino e Dylan Baraldi – violoncello. www.traguardi.org

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Padova domenica 9 ottobre Fiera, Padiglione 11, Sala A ore 19:00
Vito Mancuso: Esperienze di eternità, con al flauto Mario Folena. Ingresso gratuito su prenotazione.

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Cupra Marittima (AP) mercoledì 19 ottobre Cinema Margherita ore 21:15
CU.P.R.A. dentro e fuori le mura: «La mente innamorata» conversazione con Vito Mancuso

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Il valore del dono

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Alba, 12 settembre 2022, in occasione del Premio Generosità per Maria Franca Ferrero, articolo pubblicato il giorno stesso su La Stampa.

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Ferrero e il senso di donare agli altri [PDF]  Il Valore del Dono [PDF]

Sento in me la necessità crescente di spiegare le parole, di ricondurre il pensiero agli elementi primordiali. Dopo la decostruzione del Novecento è il momento della ricostruzione, e i mattoni di tale impresa edile per ricostruire la fiducia della nostra mente nella vita sono le parole. Anche perché non è rimasto molto altro che ci unisce. Le parole sono il prodotto dell’impatto tra la vita e la mente, quindi rappresentano una genuina rivelazione della vita. Per questo noi, analizzandole, possiamo arrivare alle esperienze originarie della vita e così capirla un po’ meglio e interpretarla con più consapevolezza e più responsabilità.
Oggi celebriamo la signora Maria Franca Ferrero, una persona che ha fatto molti doni al suo territorio e ai suoi abitanti e che per questo riceve il Premio Gratitudine. Grazie a lei celebriamo anche il dono, la generosità che esso esprime, e la possibilità di essere migliori come esseri umani che tutto questo porta con sé. Il titolo assegnatomi dagli organizzatori per dare un contributo a questo evento è Il valore del dono, quindi io vorrei anzitutto analizzare la parola dono e la parola valore …

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Il mondo ha sete di spiritualità

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SPECIALE JESUS – MOLTE FEDI SOTTO LO STESSO CIELO

Nella gente c’è il rifiuto della religione tradizionale ma anche grande ricerca di etica e trascendenza, sostiene il teologo Vito Mancuso. Ed è ciò che la Chiesa dovrebbe offrire, a partire da una liturgia che favorisca la preghiera. Il cammino sinodale? «Le vere rivoluzioni vengono dell’alto».
Intervista di Vittoria Prisciandaro

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Speciale Jesus [PDF]Il mondo ha sete di Spiritualità [PDF]

Non insegna in un’università ecclesiastica, ha una solida formazione teologica, riesce a vivere dei suoi libri. È anche per questi tre fattori che probabilmente, quando si tratta di affrontare qualche argomento “delicato”, più di una persona passa la palla: «Chiedi a Vito Mancuso, può parlare con più libertà..». 60 anni, originario di Carate Brianza, genitori siciliani, il teologo che si definisce “post-cristiano” sarà ospite a “Molte fedi sotto lo stesso il cielo”. «Il cristianesimo è parte integrante di me e al contempo non è più l’unica spiritualità che definisce il mio credo, il mio agire, il mio pensare. Sto provando a sviluppare una spiritualità ecumenica universale».

Lei è un osservatore attento del mondo delle fedi. Cosa pensa del cantiere sinodale della Chiesa cattolica?

«Proprio per la mia posizione, ho un po’ di pudore a prendere la parola, sono con un piede dentro e uno fuori. Credo che si possa parlare fruttuosamente della Chiesa solo se, insieme, si parla del mondo. L’unione “Chiesa-mondo” è strutturale soprattutto per il cattolicesimo, che non a caso almeno dal IV secolo ha pensato se stesso non sulla base della spiritualità o dell’etica, ma del diritto. Basta guardare l’organizzazione della Chiesa a tutti i livelli, il diritto romano è la base del diritto canonico. Insomma la Chiesa non può pensare se stessa a prescindere dal mondo».

Un mondo che è senza religione…

«Ma anche palesemente alla ricerca di una spiritualità. Ci troviamo al cospetto di questa dialettica: il mondo occidentale rifiuta la religione tradizionale in cui si è configurato, sia nella forma cattolica sia in quella protestante, ma è alla ricerca di un’etica, e non c’è etica senza spiritualità. Per questo la Chiesa, secondo me, per il bene di sé e del mondo, deve avere la spiritualità come prima preoccupazione. Penso al cardinale Carlo Maria Martini, da cui ho imparato che alla base di tutto vi è la dimensione contemplativa della vita. In questo discorso è prioritario che la liturgia favorisca la preghiera. Lo dico perché durante la Messa ho l’impressione che ben poche persone preghino. Paradossalmente per pregare in chiesa vi devi andare quando non c’è la Messa» …

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Esperienze di eternità

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ASSISI, IL CORTILE DI FRANCESCO sabato 3 settembre 2022

 Vito Mancuso filosofo-teologo «ESPERIENZE DI ETERNITÀ», introduzione di Mariano Borgognoni, giornalista.

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Carlo Maria Martini La Forza delle Virtù

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Per dare il meglio di sé
Con la prefazione di Vito Mancuso

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«A dieci anni della morte, esce in libreria e sugli store di vendita online, il libro con le riflessioni di Carlo Maria Martini sulle virtù, compagne di viaggio quotidiane anche per gli uomini e le donne del nostro tempo. Sempre attento alla sapienza della Scrittura e degli insegnamenti evangelici, esorta a scoprire (e vivere) la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, la fede, la speranza e la carità per affinare giorno dopo giorno la nostra umanità. Da queste pagine emerge così il segreto di un’esistenza piena e felice, alla scuola del Vangelo».

Carlo Maria Martini, con il suo stile inconfondibile, spiega il contenuto delle virtù, compagne di viaggio quotidiane anche per gli uomini e le donne del nostro tempo. Sempre attento alla sapienza della Scrittura e degli insegnamenti evangelici, esorta a scoprire (e vivere) la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, la fede, la speranza e la carità per affinare giorno dopo giorno la nostra umanità. Da queste pagine emerge così il segreto di un'esistenza piena e felice, alla scuola del Vangelo. «L'obiettivo perseguito da Martini nel trattare la forza delle virtù, come recita il titolo di questo prezioso piccolo saggio, è questo: essere migliori rispetto a se stessi, migliori come esseri umani, del tutto a prescindere da rapporti di supremazia sugli altri. La partita non è esteriore, ma interiore». (dalla Prefazione di Vito Mancuso)

Editore: TS – Terra Santa, anno edizione: 2022 in commercio dal 26 agosto 2022 Pagine: 128 p., Rilegato EAN: 9791254710630


Estratto dalla prefazione a

Carlo Maria Martini, La forza delle virtù.
Per dare il meglio di sé

pubblicato su La Stampa del 26.08.2022

Il credo del Cardinal Martini “Vorrei individui pensanti”.
Nel nome della virtù

Estratto Prefazione Martini [PDF] Prima Pagina La Stampa 26.8.22

Estratto prefazione [PDF1]  Estratto prefazione [PDF2]

 

“Mi angustiano le persone che non pensano, che sono in balia degli eventi. Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti”. Proseguiva: “Chi riflette sarà guidato nel suo cammino”. Così Carlo Maria Martini dichiarava al confratello gesuita Georg Sporschill durante una delle loro conversazioni notturne a Gerusalemme nel 2007. Ed è proprio per onorare il pensiero che io scrivo questa mia prefazione a questo suo libro sulle virtù, uscito originariamente nel 1993 ma che si può considerare quasi una novità editoriale essendo stato allora pubblicato dalla cooperativa cattolica milanese In dialogo e rimasto per lo più nei circuiti diocesani. Onorare il pensiero significa non solo far emergere il valore del libro ma anche presentare alcune osservazioni critiche scaturite dalla lettura, come farò io in questo scritto, sicuro che Martini avrebbe gradito tale procedimento alla luce del motto episcopale che aveva scelto, “pro veritate adversa diligere”, un detto di Gregorio Magno che letteralmente significa “per amore della verità amare le cose avverse” e che egli amava tradurre “essere contento delle contraddizioni”.
Nella frase riportata all’inizio Martini afferma che prima viene il pensiero e solo dopo la fede. Questo significa che egli intendeva la fede non tanto come accettazione di un insieme di dottrine stabilite nel passato da altri a cui bisogna obbedire senza pensare, ma piuttosto come una particolare disposizione del pensiero. Fede, quindi, non tanto come fides quae creditur, quanto piuttosto come fides qua creditur: non tanto cioè come confessione di dottrine e di dogmi, quanto piuttosto come atteggiamento della mente e del cuore. La fede in questa prospettiva è quella disposizione che porta la mente non a voler capire un fenomeno (questo è il compito della ragione), ma a contribuire a farlo crescere e fruttificare, vale a dire quella disposizione che sa dire alle situazioni e alle persone “io credo in te”, “mi fido di te”, facendo sì che ognuno dia il meglio di sé; la fede, insomma, come lievito evangelico. Per quanto mi riguarda, posso dire che Martini in un momento delicato della mia esistenza mi fece sperimentare sulla mia persona questa preziosa fede fiduciale …

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L’arte di vivere da esseri umani

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L'arte di vivere da esseri umani [PDF]

Di ritorno da una settimana di esercizi spirituali in un convento trentino, l’impatto con il mondo reale non poteva essere più aspro. In quel convento, guidati da un padre cappuccino svizzero e dalle mie meditazioni filosofico-teologiche, erano convenute una quarantina di persone dalla Svizzera e da tutta Italia, da Catania a Bolzano, da Torino a Trieste. Immaginate persone che non si conoscono tra loro e che però, avendo una finalità comune, iniziano a guardarsi con fiducia e giorno dopo giorno, nel raccoglimento e negli scambi di esperienze, sentono di condividere qualcosa, di essere sulla medesima strada, di soffrire per le stesse paure, di coltivare le stesse speranze, e vedono sorgere sentimenti di reciproca simpatia e persino di unione. Si pranza e si cena in silenzio, sempre in silenzio si cammina attorno al chiostro e nei corridoi e nel giardino del convento, si sta seduti nella sala di meditazione, alcuni sulla sedia, i più sui cuscini nella classica forma orientale detta “posizione del loto”, si pregano i salmi, si cantano le antifone mariane della tradizione come Salve Regina e Regina coeli, si riceve la benedizione serale di padre Andrea. Soprattutto si coltiva l’arte del respiro e il controllo della mente. Ci si rilassa. Ma mano che si impara a respirare consapevolmente, si impara a riconoscere i trucchi della mente, le sue ansie e le sue menzogne (perché la mente “mente”) e si comprende che vivere è un’arte che va appresa, che bisogna imparare a vivere, che non è per nulla scontato saper vivere da esseri umani …

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La sua fede era l’illuminismo

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La sua fede era l'illuminismo [PDF]

Eugenio Scalfari ha sempre rimarcato non solo l’assenza in lui della fede, ma anche del desiderio di cercarla: “Io non ho la fede nell’oltremondo e non la cerco”. Intitolò l’autobiografia del 2008 L’uomo che non credeva in Dio volendo consegnarsi alla storia proprio alla luce della non-fede. Tuttavia è impossibile parlare di lui e dei suoi ultimi anni senza analizzare il suo rapporto con papa Francesco. Non è facile comprendere cosa abbia portato il figlio spirituale dell’Illuminismo francese, colui che fu tra i fondatori del Partito radicale, sostenitore delle leggi su divorzio e aborto, a cercare un dialogo costante con un Papa e a parlarne in continuazione nei suoi editoriali. Fu la curiosità del giornalista? La sfida al pensiero dell’intellettuale? Il bisogno di spiritualità che più o meno intensamente si affaccia in ogni vita al tramonto? Scalfari da giovane avrebbe avuto lo stesso atteggiamento verso il gesuita Jorge Mario Bergoglio? Di certo non l’ebbe verso tutti gli altri Papi …

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Il vescovo, il professore e la Chiesa intollerante

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Il Vescovo, il Professore e la Chiesa intollerante [PDF]

Un vescovo licenzia un professore di religione per le critiche ricevute in seguito alle sue indicazioni elettorali. Il fatto è avvenuto a Verona e solleva due domande: 1) può un vescovo dare indicazioni elettorali? 2) può un vescovo licenziare un professore di un liceo statale? Io sono convinto che alle domande sollevate si debba rispondere con due espliciti no, e ora argomento il mio pensiero.
I due protagonisti sono mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, dimissionario per raggiunti limiti di età ma ancora in carica perché il successore non è stato ancora nominato dal Vaticano, e Marco Campedelli, da 22 anni professore di religione presso il Liceo Maffei di Verona, già parroco nel centro di Verona, teologo e anche uomo di spettacolo in quanto esperto burattinaio. Mons. Zenti è noto per le posizioni conservatrici, ma su questo a mio avviso non esiste problema: in quanto libero cittadino italiano anche un vescovo può del tutto lecitamente avere le sue opinioni politiche ed è libero di manifestarle. Il punto non sono le personali idee politiche, sono piuttosto le “indicazioni elettorali” date dal vescovo in quanto supremo pastore ai fedeli della diocesi e in particolare al clero (a cui si chiede poi di raggiungere capillarmente i fedeli). Una cosa, infatti, sono le idee politiche, un’altra cosa, del tutto diversa, le indicazioni elettorali: nel primo caso si offrono elementi per pensare, nel secondo, esattamente all’opposto, si richiede l’obbedienza. Per questo un vescovo non può invitare apertamente il clero e i fedeli a votare per questa o quella precisa formazione politica, sia essa di destra o di sinistra. Però è proprio quanto ha fatto mons. Zenti qualche giorno prima del secondo turno per l'elezione del sindaco di Verona.
Immediatamente dopo le sue esternazioni a favore del centrodestra, Campedelli si è opposto, sia nel consiglio dei teologi sia pubblicamente tramite uno scritto pubblicato da una rivista specializzata che faceva rapidamente il giro della città. Le elezioni, come tutti sanno, sono finite con la vittoria del candidato non gradito a Zenti, cioè Damiano Tommasi, di cui si potrebbe parlare come di un "cattolico adulto", per riprendere la definizione che Prodi diede di sé al tempo del referendum bioetico urtando non poco il cardinal Ruini. Infine mons. Zenti si è preso la rivincita, o forse meglio, la vendetta, licenziando Campedelli …

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L’utopia di restare umani

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Hannah-Arendt

L'utopia di restare umani [PDF]

Dico subito, per favorire la chiarezza, che la mia tesi consisterà nel sostenere che il luogo di realizzazione dell’utopia non deve essere ricercato più fuori di noi, come avveniva con le vecchie utopie, bensì dentro di noi, nella nostra interiorità, l’unico luogo dove talora si può intravedere l’isola che non c’è e che nell’immenso mare dell’essere non ci sarà mai. Voi direte: vedere qualcosa che non c’è? Non è follia? Forse, ma di quella follia di cui Erasmo da Rotterdam fece l’elogio e che costituisce precisamente la disposizione della mente chiamata utopia.   
Utopia letteralmente significa “non luogo”. Per capirne il concetto occorre distinguere idea da ideale, differenza che consiste nel fatto che l’ideale è un’idea + energia, e quindi motiva l’azione. Voi potete incontrare chi ha molte idee e nessun ideale: l’ascoltate, l’ammirate, ma rimanete freddi. Viceversa potete incontrare chi ha idee con valenza ideale e quando l’ascoltate sentite affluire calore vitale e dentro qualcosa si muove. Ebbene, l’utopia è un ideale, un’idea dotata di energia. Io la definisco “idea emotiva”, nel senso letterale del termine emozione, dal latino emoveo, “mettere in moto”. Più precisamente, l’utopia è l’ideale coltivato da chi non si fa bloccare dallo status quo. È chiaro: bisogna guardare in faccia la realtà, tuttavia chi coltiva l’utopia non si rassegna a spegnere la sua luce interiore scambiando per illusione la tensione verso il bene e la giustizia. Anzi, a partire da alcuni giusti in cui ha visto realizzarsi questa tensione, l’utopista sente che la vita vera è quella rispecchiata da queste poche persone luminose, e non quella dell’esistenza grigia dei più. Come dichiarò un giorno Eraclito: “Uno solo vale per me diecimila, se è il migliore” (DK 22 B 49) …

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Il valore etico-politico dei libri e delle biblioteche

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Un piccolo saggio sul progetto per la sede unica della Biblioteca Consorziale di Viterbo

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Vito Mancuso – "Il valore etico-politico dei libri e delle biblioteche [PDF]

La tesi di questo mio piccolo saggio consiste nel sostenere che oggi la lettura consapevole di buoni libri è una specie di presidio della civiltà democratica, cioè di quella visione della vita e della società che ripone il valore più alto nella libertà dell’individuo e nella sua capacità di riflettere e di decidere consapevolmente; e prosegue nel sostenere che di conseguenza le biblioteche oggi ricoprono, oltre al consueto ruolo culturale, anche una sempre più preziosa opera di custodia e di sostegno della coscienza civile.
Formulata la tesi, passo ora alla sua argomentazione che svilupperò in quattro punti …

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