Perchè dobbiamo nominare il male

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Erigere l’Olocausto a paradigma in cui riconoscere le tanti atrocità vissute e prevenire quelle del futuro

Segre,'anche a destra persone perbenissimo,non odio nessuno'

Giorno della Memoria 2023 [PDF]

Liliana Segre ha affermato: “Fra qualche anno della Shoah ci sarà una riga nei libri di storia, e poi nemmeno quella”. È possibile evitare un simile esito? Cominciamo col dire che dare un nome agli eventi è essenziale. Significa com-prenderli, prenderli con, farli propri: un evento, che prima era fuori dalla mente, poi, mediante il nome attribuito, le entra dentro e, da oggetto muto, assume un significato. Churchill aveva parlato dello sterminio degli ebrei a opera dei nazisti come di un “crimine senza nome” perché non c'erano precedenti nella storia, per quanto assai sanguinosa, dell'umanità. Poi però il bisogno di comprendere della mente iniziò a proporre dei nomi per l'evento e tra questi, alla fine, se ne impose uno: Shoah, termine ebraico che significa “catastrofe” …

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Prossimi appuntamenti con Vito

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Roma sabato 28 gennaio Vicolo d’Orfeo 1 – ore 16.00
“Ottimismo drammatico” incontro con Vito Mancuso.
Diretta sulla piattaforma Zoom è riservata ai Soci dell’AMeCo 2023 che ne fanno richiesta.

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Gesù era pacifista?

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Gesù era pacifista? [PDF]

Gesù era pacifista? Chiarire il proprio punto di vista è essenziale per l’interpretazione di ogni cosa, ma a maggior ragione di fronte alla questione sollevata. Se è vero infatti che la soggettività dell’interprete entra sempre in gioco, è altresì vero che alla domanda “Gandhi era pacifista?” è difficile rispondere di no e alla domanda “Hitler era pacifista?” è difficile rispondere di sì. Invece nel caso di Gesù vi sono detti e azioni che portano a pensare di sì e altri di no. Per questo la posizione dell’interprete risulta decisiva ed è probabile che se voi ascoltate un biblista, uno storico o un teologo pacifista dirà che Gesù era pacifista, e viceversa nel caso contrario.
Occorre inoltre chiarire preliminarmente cosa significa essere pacifista e cosa si intende con pace. Pacifista, a mio avviso, non è semplicemente chi vuole la pace, ma chi vuole la pace più di qualunque altra cosa e fa della pace il suo assoluto, superiore all’economia, alla patria, all'onore, e anche alla giustizia, alla religione, alla libertà, alla vita. Per il pacifista la pace è il valore di fronte a cui ogni altro si deve piegare, perché mai e poi mai si deve cadere nella sua negazione che è la violenza della guerra. Se questo significa essere pacifista, Gesù era pacifista? …

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Laboratorio di Etica 2023

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I MIEI PRINCIPI MORALI, LABORATORIO DI ETICA di e con VITO MANCUSO
Un ciclo di quattro lezioni con ospiti dal 30 gennaio 2023 al MAST.Auditorium Bologna

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Il Laboratorio di Etica di Vito Mancuso nasce dal bisogno, oggi più che mai attuale, di comprendere la realtà nella quale viviamo.
Dopo Le Virtù nel 2019, I Maestri Spirituali nel 2020, La Pandemia nel 2021 e Guerra e pace nel 2022, Vito Mancuso torna a Bologna negli spazi dell’Auditorium della Fondazione MAST con un ciclo di quattro lezioni dedicato ad un tema che tocca tutti noi: l’affermazione e la riscoperta dei propri principi morali in un periodo storico complesso.

«Viviamo tempi particolarmente difficili, soprattutto sotto il profilo etico e psicologico. Ci sentiamo spesso stranieri morali, facciamo fatica a condividere la nostra visione del mondo e la nostra scala di valori, non di rado avvertiamo lo sfilacciarsi del tessuto sociale. Per questo è importante che ognuno chiarisca a se stesso quali sono i suoi principi morali. Quest’anno il Laboratorio di Etica l’ha chiesto a tre illustri personalità della cultura e della società italiana: l’attrice Lella Costa, la giornalista Alessandra Viola e la scrittrice Dacia Maraini. Ognuna di esse illustrerà quali sono i principi e i criteri che ispirano il proprio agire nel mondo. Sarà un grande momento di riscoperta per tutti i partecipanti dei fondamenti del proprio sentire morale». Vito Mancuso

Il laboratorio – organizzato da Mismaonda in collaborazione con Fondazione MAST – è in programma lunedì 30 gennaio, lunedì 20 febbraio, lunedì 27 febbraio e lunedì 13 marzo e si rivolge a quanti sono interessati a capire come mantenere l’etica nell’azione e nel pensiero e ad approfondire l’approccio teologico e filosofico alla contemporaneità.


Ogni incontro si aprirà con un’introduzione filosofica di Vito Mancuso a cui seguirà la relazione dell’ospite della giornata; si concluderà con domande, sottolineature e una riflessione sui temi proposti, secondo il seguente programma:

- Lunedì 30 gennaio ore 18.30
Lella Costa, attrice, autrice, scrittrice, attiva da sempre nelle campagne civili e sociali soprattutto a favore della lotta contro la violenza sulle donne, al teatro affianca anche diverse e significative partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive.
- Lunedì 20 febbraio ore 18.30
Alessandra Viola, scrittrice e giornalista, produttrice televisiva e autrice di trasmissioni Rai. Ha un dottorato di ricerca in Comunicazione della scienza e uno in Scienze agrarie e ambientali.
- Lunedì 27 febbraio ore 18.30
Dacia Maraini, scrittrice italiana, autrice di narrativa, poesia, teatro e saggistica, acuta e sensibile indagatrice della condizione della donna, ha spesso delineato nei suoi testi figure femminili complesse e determinate, inserite in una più ampia riflessione su molteplici temi sociali, affrontati in una prospettiva storica.
- Lunedì 13 marzo ore ore 18.30
Vito Mancuso, teologo laico e filosofo, ha conseguito i tre titoli della formazione teologica ottenendo il baccellierato a Milano, la licenza a Napoli e il dottorato a Roma con una tesi su Hegel.
Sintesi e conclusioni.


Le iscrizioni in abbonamento e a ogni singolo incontro sono aperte online al seguente link: Vivaticket.com Laboratorio Etica 2023

Il costo complessivo per assistere ai quattro appuntamenti è di 32,00 euro + diritto di prevendita.

MAST.Auditorium Via Speranza 42, Bologna

Informazioni su costi e iscrizioni: Mismaonda: info@mismaonda.eu – 051343830

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Il funerale di Ratzinger

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QUELLA MESSA RECITATA IN LATINO E IL BIVIO DELL’IDENTITÀ CRISTIANA.

L’occidente unificato dalla partecipazione alla cerimonia religiosa di un capo della Chiesa.
 

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Funerale di Ratzinger [PDF]

Visto che ieri il funerale di Joseph Ratzinger in piazza San Pietro è stato celebrato in latino, forse vale la pena partire da qui. I romani avevano tre termini per indicare l'ultima cerimonia riservata all’esistenza di un essere umano: “funus, exsequiae, pompa”. Funus, che al genitivo fa “funeris” e da cui deriva “funerale” (nonché gli aggettivi “funebre” e “funesto”), è propriamente la cerimonia della sepoltura. Invece “exsequiae”, da cui “esequie”, e “pompa”, da cui “pompe funebri”, indicano il corteo, l’accompagnamento, la processione, insomma tutto l’accorrere degli umani per mostrare e dimostrare ai parenti e alla società la propria partecipazione al dolore per la scomparsa del defunto. Credo si possa senz’altro dire che il funerale di ieri a Roma sia stato celebrato in “pompa magna”, prova ne sia che la nostra lingua in casi come questo sente l’esigenza di parlarne al plurale: non più solo il funerale, ma “i funerali”, come ieri i siti dei maggiori giornali titolavano a sottolineare l’importanza dell’evento tramite la promozione grammaticale dal singolare al plurale.  …

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Verità e relativismo

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Pubblicato con il titolo PAPA RATZINGER, DIO, LA FEDE, E LA BATTAGLIA AL RELATIVISMO

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Verità e relativismo [PDF]

Oggi viene celebrato il funerale di Joseph Ratzinger e con questo articolo io vorrei rendergli omaggio. Lo posso fare solo in prospettiva critica, perché non mi sono mai riconosciuto nella sua teologia e perché considero il suo papato un momento più negativo che positivo per la Chiesa e per la società contemporanee. Tuttavia riconosco di aver spesso avvertito che egli aveva il grande merito di richiamare con chiarezza i temi fondamentali della fede. Quali sono? Non i migranti, non l’ecologia, non la sessualità, non l’omosessualità, non la bioetica, non il celibato ecclesiastico, non il sacerdozio femminile, non in genere tutti i temi per così dire orizzontali che riguardano il nostro essere parte del mondo, compreso quel particolare pezzo di mondo che è la Chiesa cattolica. Non che essi non siano importanti, lo sono, eccome. Tuttavia non sono essenziali, non rappresentano cioè l’essenza specifica che fa esistere la peculiare disposizione della mente e del cuore che si chiama “fede”; anzi, fede in “Dio” in quanto intelligenza creatrice, causa e finalità dell’essere, alfa e omega …

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Il testamento spirituale di Benedetto XVI

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Il testamento spirituale di Benedetto XVI [PDF]

Il testamento spirituale di Joseph Ratzinger diffuso dopo la sua morte, ma composto nel 2006, è molto istruttivo per comprenderne l’anima, direi più precisamente la psiche, cioè quella dimensione interiore in cui il pensiero di un essere umano si mescola alle emozioni e crea quel coacervo di razionalità e di irrazionalità in cui ognuno di noi propriamente consiste.
Il breve testo si divide in quattro parti: ringraziamenti, richiesta di perdono, esortazioni, richiesta di preghiera. Senza sminuire i ringraziamenti e le richieste, belle dal punto di vista umano ma prevedibili quanto ai ringraziamenti e convenzionali quanto alle richieste, la parte decisamente più interessante è la terza delle esortazioni a tutti i cattolici. Scrivendo egli sapeva che questo testo sarebbe stato letto all’indomani della sua morte con la massima attenzione da parte di tutti, il che significa che, se aveva un asso da giocare, era proprio quello il luogo per farlo. E infatti Ratzinger lo giocò.
Dapprima rivolto ai soli bavaresi: “Non lasciatevi distogliere dalla fede”. Poi rivolto a tutti e rafforzando con due punti esclamativi l’invito: “Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!”. Ecco la sua più grande esortazione, l’obiettivo per cui spese la vita, il suo asso: la conservazione la fede. Prova ne sia che nel 2016, quando già da tre aveva rinunciato al papato, conversando con il giornalista tedesco Peter Seewald per quella che è stata la sua ultima pubblicazione intitolata proprio “Ultime conversazioni”, affermerà: “Oggi l’importante è preservare la fede. Io considero questo il compito centrale”. Ma ora si faccia attenzione ai verbi usati: non lasciarsi distogliere, rimanere, non lasciarsi confondere, preservare. Chi parla così? Chi sente di essere al cospetto di una grave minaccia e ne ha paura. Il messaggio conclusivo e sintetico di Joseph Ratzinger, quindi, è nella sua essenza profonda un grido d’allarme. La sua ragione era quella di un uomo sicuro, ma la sua psiche, al contrario, quella di un uomo impaurito …

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Il teologo della luce garante della Chiesa

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Il teologo della luce garante della Chiesa [PDF]

“Luce intellettual piena d’amore”: sono queste parole di Dante (Paradiso XXX, 40) a venirmi d’istinto alla mente ripensando alla persona e al pensiero di Joseph Ratzinger. Egli è stato anzitutto e soprattutto un teologo. Ben prima di essere vescovo, cardinale, papa, papa emerito, egli è stato, né mai ha cessato di essere, teologo. L’abito mentale teologico non l’abbandonò mai, e io penso che sia stato proprio per questo che egli si dimise dal papato, perché essere teologo è ben altra cosa che essere papa, e conciliare i due stati è molto difficile, credo impossibile, prova ne sia che, tra tutti i papi della storia, non ce n’è uno che sia stato un vero teologo. Tranne, appunto, lui.  …

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Il dio bambino

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L’idealizzazione nasce soprattutto grazie all’invenzione del presepe da parte di San Francesco. Così intendeva onorare il Maestro, secondo il quale solo chi si fa piccolo entrerà nel regno dei cieli
 
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Il dio bambino [PDF]

Nell'articolo apparso su questo giornale il giorno di Natale Michela Murgia ha accusato in modo piuttosto aspro il cattolicesimo di essere “l’unica tra le confessioni cristiane a infantilizzare il suo Dio”. Io penso di capire qual è il suo obiettivo: sono quei cattolici che si commuovono davanti al presepe cantando “Tu scendi dalle stelle” e subito dopo chiudono il cuore davanti a quelle persone che cercano accoglienza perché arrivano dal mare. Quei cattolici che proclamano fervorosamente “Dio Patria Famiglia”, ma solo a condizione che si tratti del “loro” Dio, della “loro” Patria, della “loro” Famiglia, svelando così che in realtà il vero interesse è solo ciò che è loro, quindi loro stessi, e facendo in questo modo dell’egoismo il valore assoluto. Io penso sia questo l’obiettivo di Murgia e lo condivido, perché anch’io ritengo da sempre che fare del cattolicesimo il guardiano della coscienza egoista dell’Occidente opulento sia un tradimento del messaggio evangelico …

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