Prossimi appuntamenti con Vito

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BUDDHA SUMMER CAMP dal 7–15 agosto 2026 Monastero Zen SanboJi, Berceto (Parma)

«Il Buddha sotto la Luna – Illumina il tuo cammino». Attività: zazen, meditazione camminata, Tai Ji, Yoga, insegnamenti, vita comunitaria, incontri e condivisione. Relatori annunciati: Carlo Tetsugen Serra, Gabriella Greison, #Vito Mancuso, Luca Manzi. Partecipazione aperta anche ai principianti. Formule: 7–10 agosto, 12–15 agosto oppure intero camp 7–15 agosto. Contatti: cerchio@monasterozen.it – Tel. +39 333 773 7195

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BERCETO (PR) venerdì 14 Agosto, Giardino del Comune, via Marconi 18, ore 18:30 «L’Occidente e l’Oriente si incontrano a Berceto: un dialogo sulla pratica spirituale oggi. Con Vito Mancuso e il Rev. Tetsugen Serra». Incontro con accesso libero.

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PASSIGNANO (FI) 23/29 agosto 2026 Centro di Spiritualità San Giovanni Gualberto

«LA FERITA E IL MONDO CHE COSA FARE DEL MALE CHE MI ACCADE?». Ritiro di riflessione e meditazione con Gabriele Goria e Vito Mancuso. Programma a cura di Armando Buonaiuto. 1°Turno: da domenica 23 a martedì 25 agosto. Oppure 2° Turno: da giovedì 27 a sabato 29 agosto.

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BRESCIA martedì 22 settembre Auditorium San Barnaba Corso Magenta 44, ore 21:00

Nell’ambito del Festival LeXGiornate 2026, Vito Mancuso – Il Male e il suo Mistero

Il male è forse il più grande enigma dell'esistenza. Nessuna civiltà, nessuna religione, nessuna filosofia ha potuto evitarne la domanda. La conferenza di Vito Mancuso ripercorre le diverse risposte elaborate nel corso della storia, mettendone in luce la forza e i limiti, per mostrare come, pur senza dissipare il mistero, sia possibile individuare una via capace di custodire insieme il rigore del pensiero, la responsabilità etica e la speranza.

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BOLOGNA sabato 26 settembre Piazza Maggiore, ore 11:30

Nell’ambito del Festival Francescano confronto tra il mons. Vincenzo Paglia e il prof. Vito Mancuso: «Sorella morte. Il passaggio che riscrive la vita». Ingresso libero e gratuito. Dialogo sul tema della morte e dell’aldilà con due diverse visioni, che mette in relazione il linguaggio teologico tradizionale con nuove modalità di pensare Dio, l'anima, la morte e la salvezza. 

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L’eclissi del cielo, l’eclissi dell’uomo

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L'eclissi del cielo, l'eclissi dell'uomo [PDF]

Ieri tutti abbiamo alzato gli occhi al cielo per vedere il disco nero della Luna sovrapporsi a quello luminoso del Sole ed eclissarlo. Un'ora, poi tutto è finito: i raggi non hanno più trovato ostacoli e oggi il Sole splende esattamente come prima, indifferente all'emozione di chi ha viaggiato, fotografato, filmato e postato il grande fenomeno celeste. 

Eclissi di Dio è il titolo di un libro che il filosofo Martin Buber pubblicò nel 1952. La metafora è potente perché contiene una differenza essenziale rispetto alla celebre affermazione di Nietzsche sulla "morte di Dio". Ciò che muore non è più; ciò che si eclissa invece continua a esistere, anche se non più visibile per un po'. Noi torneremo a rivedere il Dio al momento eclissato, nascosto dal disco nero non della Luna ma della Storia? Oppure non più, perché Dio non è temporaneamente eclissato bensì definitivamente morto? …

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Sì alla Pace di Agostino e Kant, ma non disarmata

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Sì alla Pace di Agostino e Kant, ma non disarmata [PDF]

Molte dure reazioni sono seguite al mio articolo della settimana scorsa sul Papa e la pace e alcune mi hanno attribuito tesi che non sostengo come quella di giustificare la guerra. Per questo desidero chiarire il punto essenziale con questa frase in cui mi rispecchio totalmente: «Una guerra di aggressione è intrinsecamente immorale. Nel tragico caso in cui essa si scateni, i responsabili di uno Stato aggredito hanno il diritto e il dovere di organizzare la difesa, anche usando la forza delle armi». È il n. 500 del “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” a cura del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Lo stesso sostengono il Catechismo (artt. 2265 e 2310) e soprattutto la tradizione della teologia morale, da Agostino a Tommaso fino al Vaticano II, secondo cui le Forze armate, quando difendono la libertà e la sicurezza dei popoli, «concorrono al mantenimento della pace». Per la dottrina quindi chi esercita il mestiere delle armi con retto dovere concorre alla pace, perché la pace va “mantenuta”. Come? …

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Perchè serve anche la forza per salvare la pace

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Disarmata disarmante

«Disarmata e disarmante» è una bella espressione, colpisce per l'assonanza, ma è anche un concetto sostenibile? A mio avviso il titolo del libro di Leone XIV veicola una tesi poco convincente, e con queste considerazioni vorrei spiegarne perché.

Perchè serve anche la forza per salvare la Pace [PDF]

Esprimo l'essenza dell'etica con questa formula fondamentale: etica = valori + situazione reale. Intesa come azione responsabile, l'etica richiede sempre queste due componenti strutturali: i valori da incarnare e l'analisi realistica del reale in cui immetterli. Senza una delle due, si ha solo una politica cinica o un utopico idealismo …

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Magnifica Humanitas

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LA LEZIONE DI SPIRITUALITÀ E LA POLITICA CHE NON DECIDE

Leone Lampedusa

La Lezione di spiritualità di Leone [PDF]

"Magnifica humanitas". Il titolo scelto da papa Leone per la sua prima enciclica dedicata all'intelligenza artificiale contrassegna il medesimo spirito del grande, anzi grandissimo, discorso di ieri a Lampedusa, il più bello di questo giovane pontefice, destinato a mio avviso a far parte dei più bei discorsi di sempre del bimillenario magistero papale.

L'umanità è magnifica "sempre" ed è magnifica "tutta". Non solo l'umanità che costruisce l'intelligenza artificiale, ma anche quella che sfugge dalla miseria. Non solo quella che si preoccupa di mangiare meno per non ingrassare, ma anche quella che si preoccupa di mangiare per non morire. Magnifica humanitas sempre e comunque: nord o sud, bianca o nera, cristiana o musulmana, di altra religione o di nessuna. L'umanità è magnifica anche quando è misera, sporca, ferita; anche quando è contro i tuoi immediati interessi e ti converrebbe respingerla; anche quando di fatto non lo è per nulla, perché maledorante, ostile, aggressiva. Sono discorsi irragionevoli? …

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La scoperta dell’amicizia

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Al centro della nostra esistenza c'è la missione infinita di conoscere noi stessi. Ci si può arrivare confrontandoci con chi ci è talmente vicino da essere un alter ego.
 
 
Questo articolo ha per tema l’amicizia e per svolgerlo inizio da questa domanda: c'è qualcosa di più importante del conoscere se stessi? C'è qualcosa che in questo breve spazio dell’esistenza richiede maggiore attenzione da parte nostra? È una domanda retorica la mia, una domanda cioè la cui risposta è spontanea e persino scontata, e che in questo caso si traduce in un sicuro e immediato no: no, non c'è niente di più importante del conoscere se stessi, operazione alla quale dovremmo consacrare la più grande attenzione. E se non lo facciamo? Montaigne è tagliente come un coltello nel ricordarci le conseguenze: “Nessuno sta male per molto tempo se non per colpa sua” (Saggi, I, 14). Oggi tutti si lamentano e la colpa dei loro mali l’attribuiscono sempre agli altri, siano essi i vicini di casa o il governo nazionale, il coniuge o la comunità europea. Ma la realtà è che la gran parte delle cose che ci affliggono e per le quali ci lamentiamo dipende da noi: non sempre nel senso che noi abbiamo il potere di modificarle, ma sempre nel senso che abbiamo il potere di capire perché ci affliggono e di conseguenza farci affliggere meno, o addirittura per nulla.
 
Ti dà fastidio il rumore del vicino? Gli hai parlato e lui non se ne cura? Ecco che quel suo rumoreggiare si ingigantisce nella tua mente e diventa un’ossessione, per cui anche il minimo rumore ti sembra un uragano, per giunta scatenato apposta contro di te: la nostra mente è molto abile nel perdersi nel labirinto dei propri irrealistici pensieri. Il rumore è rumore, è evidente, e quando è troppo non si vive, non voglio certo giustificare i disturbatori della quiete pubblica che anzi va scrupolosamente salvaguardata dalle autorità perché ne dipende non poco la qualità della nostra vita. Voglio solo dire che c’è modo e modo di reagire al rumore, così come a tutti gli altri fastidi o malanni o minacce. I mali arrivano, non ci possiamo fare nulla, è così dai tempi di Omero e così sempre sarà; dobbiamo lottare per eliminarli, certo, ma nel frattempo possiamo lavorare su noi stessi perché ci affliggano sempre meno. Montaigne infatti aveva ragione: nessuno sta male per molto tempo se non per colpa sua. Proseguiva: “A chi non ha coraggio di sopportare né la morte né la vita, a chi non vuol resistere né fuggire, che cosa gli si può fare?”…

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Una vita in ricerca

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IL CRISTIANESIMO COSÌ COM’È OGGI NON FUNZIONA PIÙ

Intervista di Valentina Paderni al prof. Vito Mancuso su Libertà, quotidiano di Piacenza.

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C'è chi lo osteggia e chi ne capisce la profondità di pensiero. È un personaggio divisivo ma di immensa cultura teologica. Così don Umberto Ciullo, parroco di Roveleto descrive il primo ospite della rassegna "Voci dal castello". Si tratta del professor Vito Mancuso: un professionista stimato da tanti, scomodo per tanti altri. Ha pubblicato oltre 30 saggi (almeno uno all'anno), è volto noto in tv, è desiderato in numerosi festival e ha una 'platea' social importante (in oltre 92mila lo seguono su Facebook, in oltre 35mila lo seguono su Instagram). Mancuso è ricercatissimo. Tanto che don Umberto ammette: L'ho rincorso per tre anni. Ora ci siamo, si è creata l'occasione per accoglierlo al castello di Cade, stasera, venerdì, alle 21. 

Professore, cos'è una vita in ricerca? 

Ricercare vuol dire studiare, confrontarsi, tenere aperta la mente alle diverse tradizioni spirituali. Collegherei la ricerca all'inquietudine e alla contraddizione, al fatto che nella vita umana ci sono una serie di circostanze, persone, cose, eventi che danno gioia e altre che fanno l'operazione contraria. E dall'esporsi senza ideologie di sorta a questa contraddittorietà dell'esistenza che nasce l'inquietudine della ricerca. Mi viene in mente la frase di Pascal "Tu non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato". Se c’è una ricerca è perché c'è la speranza effettiva, che qualche volta diventa anche esperienza, di una pienezza di vita…

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Agli antipodi di Martini

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Il teologo: «Ha incarnato la Chiesa più conservatrice, coerente fino alla fine. Sul caso Welby prese una decisione terribile». Intervista di Francesco Bei a Vito Mancuso pubblicata su Repubblica del 18 giugno 2026. 

Agli Antipodi di Martini [PDF]

Il teologo Vito Mancuso individua in Camillo Ruini il campione di quella parte della Chiesa più conservatrice che ha cercato in tutti i modi di frenare le potenzialità del Concilio Vaticano II. Un uomo di destra, non solo nella politica italiana ma anche sul lato ecclesiale, contrapposto all'ala progressista che si riconosceva nell'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini. 

Camillo Ruini era un conservatore in politica, sostenitore dei governi Berlusconi, amico di Salvini e, da ultimo, ammiratore di Meloni. E dal punto di vista teologico? 

«Perfettamente in linea con le considerazioni di taglio politico. Del resto era un uomo intelligente, razionale, amava l'ordine, la linearità. Un uomo così non avrebbe potuto avere due registri diversi. E quindi la linea della conservazione politica rispecchiava perfettamente quella della conservazione ecclesiale» …

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Il cardinal Ruini

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Camillo Ruini

Il cardinal Ruini [PDF]

Articolo di Giovanni Colombo, già responsabile dei giovani di Azione Cattolica della Diocesi di Milano e consigliere comunale di Milano.

Ha lasciato questa terra di terra e sassi colui che è stato il capo della Chiesa italiana per più di trent’anni. Eminence, come lo chiamava scherzosamente la Littizzetto, dal 1991, per 16 anni, ha guidato la Conferenza Episcopale italiana. Ma già dal 1986, da segretario, ha comandato. E la sua influenza sì è stesa pure sui dieci anni di presidenza del suo successore, il fido cardinal Bagnasco…

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Cosa può fare il Silenzio

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Cosa Può Fare il Silenzio

 

Prefazione al libro di Gabriele Goria  Cosa Può fare il Silenzio – [PDF]

 

Cosa puo fare il silenzio – copertina

 

 

Sono sul treno che da La Spezia mi sta portando a Parma dove spero di arrivare in tempo per la coincidenza per Bologna che mi riporterà a casa. Ho appena concluso la lettura del dattiloscritto di Gabriele Goria di cui qualche mese fa ho accettato al buio di scrivere una prefazione. A proposito di buio, in questo momento il treno è in una galleria e la voce dell’altoparlante sta ricordando le istruzioni sui biglietti elettronici e altri dettagli informativi che si ripetono metodicamente e che avrò sentito già tre o quattro volte dalla partenza, ma è una bella giornata di sole e più che il buio delle gallerie, da cui peraltro in questo momento siamo già usciti, sono le immagini dei colli e dei torrenti, e della natura ormai quasi primaverile con i suoi primi fiori, a incidersi nei miei occhi …

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