Nel nuovo libro di Riccardo Luna una riflessione non manichea sulla natura dell’intelligenza artificiale. Non bisogna permettere che sia guidata a soli fini economici ma guidarla per diventare migliori.
Ribellarsi all'algoritmo [PDF]
Fino a una decina di anni fa molti politici e politologi nel mondo ritenevano che la prossima grande innovazione per l’incremento della democrazia sarebbe stata la tecnologia, e persino Papa Francesco giunse nel 2014 a definire internet “un dono di Dio”. Oggi, invece, non pochi sospettano che la tecnologia sia un pericolo per la democrazia e che questo dono di Dio sia in realtà molto simile al mitico vaso di Pandora escogitato dall’invidia di Zeus: quello scoperchiando il quale tutti i mali del mondo si diffusero sull’umanità. Sì, davvero “qualcosa è andato storto”, come Riccardo Luna, tra i più autorevoli giornalisti in materia di tecnologia, intitola il suo libro sui social network e l’intelligenza artificiale. Leggendolo si apprende come internet si era sviluppato ai suoi inizi con l’ambizione di rappresentare “la prima arma di costruzione di massa”, una rete capillare di computer che avrebbe favorito l’abbattimento delle barriere unificando l’umanità; e come oggi invece, a più di mezzo secolo da allora, il bilancio sia dolorosamente diverso, con la tecnologia dei social e dell’intelligenza artificiale ormai sempre più configurata come la più grande arma di seduzione di massa. Di fatto quello stesso strumento che nel 2008 aveva portato Barack Obama alla Casa Bianca (primo giovanissimo presidente nero: sembrava davvero che il mondo potesse cambiare, tanto che gli assegnarono il Nobel per la Pace quasi ancora prima di cominciare il mandato) oggi vi fa regnare un tipo così imbarazzante e volgare come Donald Trump e fa del non meno imbarazzante e volgare Elon Musk l’uomo più ricco e più potente del mondo. Sì, davvero, qualcosa è andato storto…



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