Dio non preferisce un solo popolo

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A proposito della vicenda Israele e Palestina. Un libro su Gesù e Cristo: «Il primo un profeta apocalittico, l’altro riletto dai discepoli».

Intervista al prof. Vito Mancuso di Piero Erle su il Giornale di Vicenza del 11.6.2026

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“Gesù nacque a Nazaret, Cristo a Betlemme”. “Gesù aveva quattro fratelli e un numero imprecisato di sorelle. Cristo era figlio unico”. È uno schiaffo alle certezze dei credenti cristiani, la nuova mastodontica opera Gesù e Cristo, edizioni Garzanti, che il teologo laico e filosofo Vito Mancuso ha presentato giovedì 11 giugno 2026 al Castello degli Ezzelini a Bassano, primo giorno della rassegna “Resistere”.

Prof. Mancuso, la questione fondamentale è quella che il titolo riassume nella “e” che differenzia Gesù da Cristo. Ma chi era allora Gesù?

Gesù era la figura storica, reale, di un ebreo di 2 mila anni fa che si può ricostruire dalla lettura critica del Nuovo Testamento e delle fonti coeve. A mio avviso, ne emerge che era un profeta escatologico e apocalittico: attendeva la rivelazione finale del Regno di Dio con la trasformazione completa della storia, un momento di giudizio per tutta l’umanità che lui attendeva molto presto …

Il Cristo è invece ben altro?

Certo. Innanzitutto non è un nome personale ma un titolo come “re”, che definisce l’importanza storica del soggetto di cui si parla. È “l’unto”, che è esattamente il Messia atteso da Israele. Ma per questo vanno divisi: Gesù non era il Messia atteso, un re vittorioso che avrebbe stabilito l’indipendenza di Israele. Il cristianesimo invece lo intende come “l’agnello di Dio”, predestinato a dare la sua vita sulla croce. Io presento un’altra visione …

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Il divino è un mistero tradito dalle religioni

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Il filosofo-teologo cita il cardinale Martini e Lucio Dalla per spiegare che “l’invenzione di Dio” è in realtà la scoperta di una realtà dentro di noi

Articolo di Piero Erle su Il Giornale di Vicenza dell'11.06. 2026

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«Non puoi rendere Dio cattolico». Cita per due volte un famoso cardinale cattolico, Carlo Maria Martini che gli è stato amico, il filosofo teologo Vito Mancuso. È di fronte a un teatro Olimpico gremito che non si perde una parola della sua lezione-recitazione: si prende il palco da maestro, arrivando in scena con un impermeabile che si toglie davanti a tutti e iniziando a camminare avanti e indietro, quasi sempre senza ricorrere ai suoi fogli, incarnando di fronte alla scena di Tebe i famosi filosofi paripatetici dell’Antica Grecia. «Dio è al di là dei limiti, delle definizioni che stabiliamo e di cui nella vita abbiamo bisogno, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più vasto. Egli non si lascia addomesticare»…

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La ferita e il mondo

Che cosa fare del male che mi accade? Ritiro di riflessione e meditazione

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Badia di Passignano (FI) Centro di Spiritualità San Giovanni Gualberto agosto 2026

Turno I: da domenica 23 a martedì 25, oppure Turno II: da giovedì 27 a sabato 29

con Gabriele Goria, Vito Mancuso. Programma curato da Armando Buonaiuto.

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La Ferita del Mondo

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Repubblica e cultura

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Ha affermato Hannah Arendt che “il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più”. Parole bellissime che nell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana portano d’istinto a chiedersi: qual è allora il suddito ideale di una repubblica democratica? La risposta è in questa frase di Alcide De Gasperi (recentemente citata da Andrea Malaguti): “Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 inizia l’era della responsabilità dei cittadini. Se non la volessero assumere, farebbero meglio a rimanere sudditi” …

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Homo Viator

IL TAPIS ROULANT DELLA VITA

Homo Viator

«Mentre intorno a noi tutto scorre imperterrito, ci chiediamo quale sia il nostro posto. La fiducia nel futuro è un sintomo primordiale dell’essere umano, il vero cammino è interiore».

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Per ognuno di noi la vita ha una direzione orizzontale e una direzione verticale. La direzione orizzontale riguarda la natura e la storia dentro cui ci ritroviamo inseriti e che ci trasportano in avanti come un interminabile tapis roulant. La direzione verticale riguarda noi stessi nella nostra singolarità, da quando siamo nati fino a quando moriremo scomparendo dal tapis roulant che continuerà a scorrere imperterrito. Le domande, a questo punto, sono due. La prima: che senso ha il continuo scorrere in avanti del tapis roulant della natura e della storia? La seconda: io, che vi sono comparso senza chiedere nulla, dove finirò? Qui mi soffermo sulla seconda, che riguarda il senso e lo stile di una singola esistenza. Le questioni sono quelle di sempre: da dove vengo, dove vado? Vengo dal nulla e vi tornerò, oppure vengo dall’essere e sarà lì che tornerò? Ma in che modo vi tornerò, se vi torno? E nel frattempo, cosa ci faccio qui? Come mi devo comportare? Qual è la maniera migliore per raggiungere quella felicità che tutti inseguono e pochi raggiungono? C’è un detto rinascimentale che accompagna la mia vita da tanti anni ormai e che spesso recito dentro di me in silenzio, con gli occhi socchiusi, ricavandone un senso di pace: “Vengo, non so da dove; sono, non so chi; muoio, non so quando; vado, non so dove: mi stupisco di essere lieto”. L’ignoranza che avvolge la nostra condizione (se pensata e accettata con serenità e persino con una punta di gratitudine verso l’ignoto mistero che ci ha portato all’esistenza) può generare la letizia interiore, nonché lo stupore nel ritrovarla dentro di noi: “Mi stupisco di essere lieto” …

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Ritrovare senso nel tempo presente

di Laura Mosca su La Provincia di Como nell’inserto settimanale Diogene 5.5.2026

Ritrovare Senso nel Tempo Presente [PDF]

 

Mancuso_bw"Chi vogliamo essere?” è la domanda che conduce ogni ricerca spirituale in ogni tempo, il punto di partenza e il posto di arrivo, secondo il filosofo e teologo laico Vito Mancuso. 

Questo interrogativo si accorda con i tre fondanti quesiti di Kant: "Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa mi è lecito sperare?" per vivere una vita autentica e piena; tre stelle guida in un'epoca di disorientamento in cui tutto sembra possibile tranne trovare un senso a quello che avviene. Ma per Mancuso trovare un senso è una scelta che viene dal sapere armonizzare il dentro di noi con il fuori di noi, dopo aver fatto silenzio, dopo essersi ascoltati, pacificati; è la capacità di costruire la gioia in casa nostra, come sosteneva Seneca. Non è semplice. Oggi pare ancor più un orizzonte che si allontana, in un contesto geo-politico dove conflitti e reati contro i diritti fondamentali della persona sono quotidiani e accadono in varie zone del mondo contemporaneamente …

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L’invenzione di Dio

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«C’è chi ha scoperto la fede e chi invece no. Per alcuni è un’esperienza, per altri è fantasia. Ma tutti possiamo essere consapevoli di trovarci di fronte a un mistero».

Pubblichiamo una parte dell’intervento tenuto dal prof. Vito Mancuso al teatro Olimpico di Vicenza per l’inaugurazione del Vicenza Storia Festival 2026, a cura di Laterza, dedicato al tema “invenzioni”.

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L' invenzione di Dio: Dio quindi è un'invenzione umana? Sì, certo, lo è. Non però alla maniera di questo microfono, o di questo teatro. Lo è nel senso latino del termine inventio, dal verbo invenire, che significa "scoprire", "incontrare"; per cui inventio significa "incontro", "scoperta". L'invenzione di Dio: ovvero, la scoperta di Dio. Anche qui e ora tra noi vi sono alcuni che hanno scoperto, e altri invece no: per i primi Dio è un'esperienza; per altri una fantasia, sigla dell'ignoranza e della paura, ignoranza della natura, paura della morte. Per quanto attiene invece all'esperienza ecco queste parole di Gandhi: «Sono più sicuro della Sua esistenza che del fatto che voi e io siamo in questa stanza. Posso testimoniare che potrei magari vivere senz'aria e senz'acqua, ma non senza di Lui. Potreste cavarmi gli occhi, ma questo non potrebbe uccidermi. Potreste tagliarmi il naso, nemmeno questo mi ucciderebbe. Distruggete invece la mia fede in Dio, e io sarò morto». Sto riproponendo la classica distinzione tra credenti e non credenti? Non proprio. Vedete, credere nell'accezione comune significa accettare per vere delle dottrine, per lo più per noi le dottrine della Chiesa cattolica, ma questa accettazione non è detto che corrisponda alla scoperta di Dio: vi sono credenti che non hanno nulla a che fare con Dio, viceversa vi è chi si dichiara non credente che invece ha molto a che fare con Dio perché l'ha scoperto, anche se non lo sa e persino lo nega. Vi sto con fondendo le idee? Ora spero di chiarirvele …

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Quando Dio si trasforma in Io

LA RELIGIONE ESIBISCE UN’INASPETTATA FORZA GEOPOLITICA: SEMBRA DI ESSERE RITORNATI AL PREMODERNO

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La situazione è incredibile, al limite del paradosso, forse persino del ridicolo: in piena secolarizzazione, mentre i singoli nella loro vita privata non si curano minimamente dei dettami della religione e ognuno si comporta secondo l’unico vangelo che riconosce, vale a dire il proprio egoistico desiderio, i riferimenti alla religione nella politica mondiale si moltiplicano e diventano punti fondamentali della comunicazione. Dico della “comunicazione” intendendo con essa l’officina del consenso, ovvero il motore vero e proprio della politica contemporanea, la quale è sempre più simile a un’azienda governata dalla logica del marketing, di quanto cioè desiderano gli acquirenti, e non dalla logica del prodotto, di quanto cioè è deontologicamente giusto produrre. Proprio lì, nella comunicazione, la religione esibisce in questi giorni un’inaspettata forza geopolitica. A tratti sembra quasi di essere tornati al premoderno, quando la laicità non esisteva e tutto era religiosamente determinato. È per questo che la polemica tra il Presidente degli Stati Uniti e il Romano Pontefice assume un rilievo che va al di là della semplice cronaca …

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La logica della Pasqua

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L’altra sera mi trovavo a teatro per un concerto di Giovanni Allevi. Il celebre musicista esordì dicendo che, dopo la sua lunga e complicata malattia, adesso con la sua musica intendeva celebrare la vita e tutti subito l’applaudimmo d’istinto, per quell’affetto che viene spontaneo verso chi non nasconde la sua sofferenza ma neppure intende esibirla, ma al contrario la mette fraternamente al servizio della vita e della gioia degli altri. E in effetti l’altra sera Allevi la vita l’ha celebrata in maniera trascinante e commovente per tutti noi che ascoltavamo. Io penso sia molto importante per un essere umano avere qualcosa da celebrare, e che cosa è più degno di essere celebrato se non appunto la vita? …

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