L’arte di vivere da esseri umani

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L'arte di vivere da esseri umani [PDF]

Di ritorno da una settimana di esercizi spirituali in un convento trentino, l’impatto con il mondo reale non poteva essere più aspro. In quel convento, guidati da un padre cappuccino svizzero e dalle mie meditazioni filosofico-teologiche, erano convenute una quarantina di persone dalla Svizzera e da tutta Italia, da Catania a Bolzano, da Torino a Trieste. Immaginate persone che non si conoscono tra loro e che però, avendo una finalità comune, iniziano a guardarsi con fiducia e giorno dopo giorno, nel raccoglimento e negli scambi di esperienze, sentono di condividere qualcosa, di essere sulla medesima strada, di soffrire per le stesse paure, di coltivare le stesse speranze, e vedono sorgere sentimenti di reciproca simpatia e persino di unione. Si pranza e si cena in silenzio, sempre in silenzio si cammina attorno al chiostro e nei corridoi e nel giardino del convento, si sta seduti nella sala di meditazione, alcuni sulla sedia, i più sui cuscini nella classica forma orientale detta “posizione del loto”, si pregano i salmi, si cantano le antifone mariane della tradizione come Salve Regina e Regina coeli, si riceve la benedizione serale di padre Andrea. Soprattutto si coltiva l’arte del respiro e il controllo della mente. Ci si rilassa. Ma mano che si impara a respirare consapevolmente, si impara a riconoscere i trucchi della mente, le sue ansie e le sue menzogne (perché la mente “mente”) e si comprende che vivere è un’arte che va appresa, che bisogna imparare a vivere, che non è per nulla scontato saper vivere da esseri umani …

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La sua fede era l’illuminismo

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Scalfari-Martini

La sua fede era l'illuminismo [PDF]

Eugenio Scalfari ha sempre rimarcato non solo l’assenza in lui della fede, ma anche del desiderio di cercarla: “Io non ho la fede nell’oltremondo e non la cerco”. Intitolò l’autobiografia del 2008 L’uomo che non credeva in Dio volendo consegnarsi alla storia proprio alla luce della non-fede. Tuttavia è impossibile parlare di lui e dei suoi ultimi anni senza analizzare il suo rapporto con papa Francesco. Non è facile comprendere cosa abbia portato il figlio spirituale dell’Illuminismo francese, colui che fu tra i fondatori del Partito radicale, sostenitore delle leggi su divorzio e aborto, a cercare un dialogo costante con un Papa e a parlarne in continuazione nei suoi editoriali. Fu la curiosità del giornalista? La sfida al pensiero dell’intellettuale? Il bisogno di spiritualità che più o meno intensamente si affaccia in ogni vita al tramonto? Scalfari da giovane avrebbe avuto lo stesso atteggiamento verso il gesuita Jorge Mario Bergoglio? Di certo non l’ebbe verso tutti gli altri Papi …

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Il vescovo, il professore e la Chiesa intollerante

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Il Vescovo, il Professore e la Chiesa intollerante [PDF]

Un vescovo licenzia un professore di religione per le critiche ricevute in seguito alle sue indicazioni elettorali. Il fatto è avvenuto a Verona e solleva due domande: 1) può un vescovo dare indicazioni elettorali? 2) può un vescovo licenziare un professore di un liceo statale? Io sono convinto che alle domande sollevate si debba rispondere con due espliciti no, e ora argomento il mio pensiero.
I due protagonisti sono mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, dimissionario per raggiunti limiti di età ma ancora in carica perché il successore non è stato ancora nominato dal Vaticano, e Marco Campedelli, da 22 anni professore di religione presso il Liceo Maffei di Verona, già parroco nel centro di Verona, teologo e anche uomo di spettacolo in quanto esperto burattinaio. Mons. Zenti è noto per le posizioni conservatrici, ma su questo a mio avviso non esiste problema: in quanto libero cittadino italiano anche un vescovo può del tutto lecitamente avere le sue opinioni politiche ed è libero di manifestarle. Il punto non sono le personali idee politiche, sono piuttosto le “indicazioni elettorali” date dal vescovo in quanto supremo pastore ai fedeli della diocesi e in particolare al clero (a cui si chiede poi di raggiungere capillarmente i fedeli). Una cosa, infatti, sono le idee politiche, un’altra cosa, del tutto diversa, le indicazioni elettorali: nel primo caso si offrono elementi per pensare, nel secondo, esattamente all’opposto, si richiede l’obbedienza. Per questo un vescovo non può invitare apertamente il clero e i fedeli a votare per questa o quella precisa formazione politica, sia essa di destra o di sinistra. Però è proprio quanto ha fatto mons. Zenti qualche giorno prima del secondo turno per l'elezione del sindaco di Verona.
Immediatamente dopo le sue esternazioni a favore del centrodestra, Campedelli si è opposto, sia nel consiglio dei teologi sia pubblicamente tramite uno scritto pubblicato da una rivista specializzata che faceva rapidamente il giro della città. Le elezioni, come tutti sanno, sono finite con la vittoria del candidato non gradito a Zenti, cioè Damiano Tommasi, di cui si potrebbe parlare come di un "cattolico adulto", per riprendere la definizione che Prodi diede di sé al tempo del referendum bioetico urtando non poco il cardinal Ruini. Infine mons. Zenti si è preso la rivincita, o forse meglio, la vendetta, licenziando Campedelli …

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L’utopia di restare umani

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Hannah-Arendt

L'utopia di restare umani [PDF]

Dico subito, per favorire la chiarezza, che la mia tesi consisterà nel sostenere che il luogo di realizzazione dell’utopia non deve essere ricercato più fuori di noi, come avveniva con le vecchie utopie, bensì dentro di noi, nella nostra interiorità, l’unico luogo dove talora si può intravedere l’isola che non c’è e che nell’immenso mare dell’essere non ci sarà mai. Voi direte: vedere qualcosa che non c’è? Non è follia? Forse, ma di quella follia di cui Erasmo da Rotterdam fece l’elogio e che costituisce precisamente la disposizione della mente chiamata utopia.   
Utopia letteralmente significa “non luogo”. Per capirne il concetto occorre distinguere idea da ideale, differenza che consiste nel fatto che l’ideale è un’idea + energia, e quindi motiva l’azione. Voi potete incontrare chi ha molte idee e nessun ideale: l’ascoltate, l’ammirate, ma rimanete freddi. Viceversa potete incontrare chi ha idee con valenza ideale e quando l’ascoltate sentite affluire calore vitale e dentro qualcosa si muove. Ebbene, l’utopia è un ideale, un’idea dotata di energia. Io la definisco “idea emotiva”, nel senso letterale del termine emozione, dal latino emoveo, “mettere in moto”. Più precisamente, l’utopia è l’ideale coltivato da chi non si fa bloccare dallo status quo. È chiaro: bisogna guardare in faccia la realtà, tuttavia chi coltiva l’utopia non si rassegna a spegnere la sua luce interiore scambiando per illusione la tensione verso il bene e la giustizia. Anzi, a partire da alcuni giusti in cui ha visto realizzarsi questa tensione, l’utopista sente che la vita vera è quella rispecchiata da queste poche persone luminose, e non quella dell’esistenza grigia dei più. Come dichiarò un giorno Eraclito: “Uno solo vale per me diecimila, se è il migliore” (DK 22 B 49) …

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Il valore etico-politico dei libri e delle biblioteche

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Un piccolo saggio sul progetto per la sede unica della Biblioteca Consorziale di Viterbo

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Vito Mancuso – "Il valore etico-politico dei libri e delle biblioteche [PDF]

La tesi di questo mio piccolo saggio consiste nel sostenere che oggi la lettura consapevole di buoni libri è una specie di presidio della civiltà democratica, cioè di quella visione della vita e della società che ripone il valore più alto nella libertà dell’individuo e nella sua capacità di riflettere e di decidere consapevolmente; e prosegue nel sostenere che di conseguenza le biblioteche oggi ricoprono, oltre al consueto ruolo culturale, anche una sempre più preziosa opera di custodia e di sostegno della coscienza civile.
Formulata la tesi, passo ora alla sua argomentazione che svilupperò in quattro punti …

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Vaticano e rapporti prematrimoniali

Pubblicato con il titolo: Chiesa lontana dalla modernità

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Vaticano e rapporti prematrimoniali [PDF]

L’aveva già intuito la Bibbia ebraica usando il verbo “conoscere” come sinonimo di “unirsi sessualmente”. Si legge infatti in Genesi 4,1: “Adamo conobbe Eva sua moglie che concepì e partorì”. Vale a dire: si giunge a conoscere veramente una persona, al punto da scegliere responsabilmente di volerla compagna di vita per tutta l’esistenza, solo se prima la si conosce nell’integralità del suo corpo e nella completezza del carattere e della personalità quali si rivelano anche nel rapporto sessuale. Niente completezza dei rapporti sessuali, niente completezza della conoscenza. Adamo infatti conobbe Eva non prima del rapporto sessuale, ma “nel” rapporto sessuale. Ed è un vero peccato che questa antica sapienza biblica, trasmessa non solo nel testo citato della Genesi ma anche dal libro del “Cantico dei cantici”, dopo duemilacinquecento anni non sia stata ancora recepita dal Magistero della Chiesa cattolica, come appare nel modo più esplicito e più deludente dal documento vaticano pubblicato ieri, opera del “Dicastero per i laici, la famiglia e la vita”, intitolato “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale” e che rispecchia alla perfezione il pensiero di Papa Francesco …

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Abbiamo ancora bisogno della religione?

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Reggio Emilia, 10 giugno 2022, XIII edizione delle Giornate della Laicità

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Laicità e religione [PDF]

Prendendo la parola come teologo e filosofo credente in queste “Giornate della laicità” dovrei sentirmi come una squadra che gioca fuori casa in un campo particolarmente ostile, per esempio come la Juve a Firenze. In realtà non è così, perché da anni mi definisco “teologo laico” e ho sempre considerato positivamente il concetto di laicità. Né sono il solo tra i credenti a farlo, si pensi a padre Balducci, padre Turoldo, don Gallo e molti altri, tra cui lo stesso papa Francesco che vede la minaccia principale non nella laicità ma nel clericalismo. Com’è possibile? Lo è perché i concetti di laicità e di religione si sono sviluppati nel tempo assumendo significati diversi e talora contrapposti. Spetta al pensiero individuare tali significati e dirimere i concetti, operazione quanto mai necessaria soprattutto in tempi confusi come i nostri …

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Francesco e il fantasma delle dimissioni

Papa

Francesco e il fantasma delle dimissioni [PDF]

Riflettere sulle eventuali dimissioni di Papa Francesco di cui non pochi nel mondo vociferano significa riflettere sull’essenza del papato. Cos’è il papato? Uno status sacrale o un ministero? Con le sue dimissioni del 10 febbraio 2013 Benedetto XVI ha definitivamente indicato alla coscienza cattolica contemporanea che l’identità del papato consiste nell’essere un ministero, cioè una funzione, un servizio, un compito che si deve svolgere e che, cessando le forze fisiche e psichiche per il suo svolgimento, si deve lasciare.
Prima delle dimissioni di Benedetto XVI “essere papa” e “fare il papa” era la medesima cosa, la persona e il ruolo si identificavano senza soluzione di continuità, e anzi, se tra le due dimensioni doveva prevalerne una, questa era certamente quella di “essere papa”, mentre passava in secondo piano il fatto di avere o no le piene possibilità di poterlo fare. Giovanni Paolo II ebbe una lunga e conclamata malattia, non poteva più “fare” il papa, ma lo era, e ciò bastava. Prevaleva la dimensione sacrale legata allo status, al carisma, all’essere. Non a caso Giovanni Paolo II, quando qualcuno gli prospettava l’ipotesi delle dimissioni, era solito ripetere: “Dalla croce non si scende”. Benedetto XVI volle forse scendere dalla croce? No, piuttosto considerò il papato un ministero, un servizio da prestare, e quindi giunse a riconoscere pubblicamente che il calo progressivo delle sue forze fisiche e psichiche non gli permetteva più di “fare il papa”. La funzione ebbe la meglio sull’essenza …

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Niente sconti alla giustizia la via di una Chiesa credibile

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Zuppi e Pedofilia [PDF]

Doveva per forza iniziare da lì il difficile lavoro del nuovo Presidente della Conferenza episcopale italiana e da lì giustamente è iniziato. È lì infatti che ogni altra azione della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo trova oggi il suo criterio di verifica: nel coraggio e nella determinazione con cui viene affrontata la questione degli abusi sessuali del clero cattolico, in particolare sui minori. Nella sua prima dichiarazione dopo la nomina papale il cardinale Zuppi ha affermato di sognare una Chiesa che “sta per strada nella Babele del mondo”, bellissimo proposito la cui condizione essenziale è data dalla più trasparente operazione di pulizia in casa propria. La cosa si spiega da sé perché “se la Chiesa non rispetta i diritti umani non può predicare il Vangelo”, come afferma con logica cristallina la lettera pubblica inviata ai vertici della Chiesa italiana (qualche giorno prima della nomina di Zuppi) dal “Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia”, tra cui in primo luogo il “Comitato Vittime e Famiglie”. Tale coordinamento ha scelto di chiamarsi all’inglese (ormai sembra inevitabile) #ItalyChurchToo, ovvero “Anche la Chiesa italiana”, laddove la congiunzione “anche” rimanda all’azione intrapresa ormai da tempo dalle Chiese cattoliche di non pochi altri paesi, tra cui in primo luogo Francia e Germania, e invece finora assente in Italia …

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Il Cardinale Zuppi presidente della CEI

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Zuppi presidente CEI [PDF]

Credo che la maniera migliore di commentare la nomina del cardinale Matteo Zuppi a presidente della Conferenza episcopale italiana sia di istituire un confronto tra lui e coloro che l'hanno preceduto in quella carica. Assumendo il governo del cardinal Bassetti come un periodo che definirei di transizione, penso che il vero confronto vada istituito con il duo Ruini-Bagnasco che per ben 26 anni, precisamente dal 1991 al 2017, hanno guidato la Cei in stretta continuità tra loro. Ebbene, se mettiamo in parallelo le personalità Ruini-Bagnasco e quella del neopresidente Zuppi il risultato che emerge, a mio avviso, è il seguente: da un lato l'istituzione, dall'altro il movimento; da un lato la politica, spesso declinata anche come “partitica”, dall'altro la società; da un lato la forma e talora la formalità, dall'altro la spontaneità e la fantasia; da un lato la tradizione, dall'altro l'innovazione; da un lato la sicurezza, dall'altro la volontà di infondere coraggio (il che è un'altra cosa dal dare sicurezza, perché chi dà sicurezza toglie la libertà, mentre chi infonde coraggio toglie la paura mantenendo la libertà). Insomma, da un lato il potere della Chiesa gerarchica, dall’altro il servizio della Chiesa comunità. Da un lato la Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, dall’altra quella di Francesco. So bene che in ambito ecclesiale non si amano queste contrapposizioni e si tende a sottolineare ovunque lo svilupparsi lineare e concorde dell’unica tradizione e dell’unico carisma, ma ci sono duemila anni di storia ecclesiastica a mostrare nel modo più evidente che le differenze esistono e che spesso si esplicitano proprio nelle contrapposizioni sopra evidenziate. E come l’elezione di Bergoglio ha determinato la leadership dell’ala profetica e progressista nella Chiesa cattolica, così la nomina di Zuppi fortemente voluta da Bergoglio è destinata a introdurre anche nella Chiesa italiana il primato della profezia e di quelle evoluzioni che genericamente chiamiamo progresso …

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