L’anima e il suo destino

(Raffello Cortina, 2007)

È un saggio sull’anima, “la cosa più eterea, più imprendibile che ci sia”, secondo la definizione del Cardinale Carlo Maria Martini, ed ha come obbiettivo di “sostenere l’esistenza di un futuro di vita personale oltre la morte”, problema che tocca cruciali questioni dottrinarie. Si pone nella linea di “contribuire al necessario rinnovamento della dottrina ufficiale della Chiesa” che “non riesce più a parlare in modo convincente a causa della superata immagine del mondo che contiene”.  Il teologo indaga con coraggio il delicato argomento alla luce della coscienza laica presente in ogni uomo e che “cerca la verità per se stessa” e vuole aderirvi senza alcuna “forzatura ideologica” e senza nulla derogare alla ragione intesa come “intelletto e coscienza morale”. In tal modo dà un’impostazione nuova alla sua teologia che chiama universale.

"Con teologia universale intendo un discorso su Dio e la nostra reale relazione con lui, quindi vera e propria teologia, ma tale da essere condotta a partire dai dati della ragione."

Il suo argomentare “si basa sulla filosofia e sulla scienza oltre che sulle fonti tradizionali della teologia” nella coscienza che nessuna opposizione e incompatibilità può esserci tra le affermazioni della teologia e quelle della scienza.  Il nucleo del saggio si svolge nella delineazione dell’interessante teoria dell’anima a partire dalla natura-physis, dal basso, dove, attraverso il lavoro dell’energia, avviene la trasformazione di forme di vita sempre più ampie ed ordinate fino al livello superiore dell’essere che diviene consapevole e giunge ad un superiore grado di ordine, lo spirito, “la punta dell’anima”, capace di attuare tutte le sue potenzialità, di ordinarsi liberamente e creativamente e disciplinarsi “verso il bene”, che genera una mutazione più alta verso la pienezza dell’essere. A questo punto è plausibile pensare che questo livello possa produrre uno stadio superiore dell’essere a noi ignoto che dopo la morte continui nella stessa direzione. Su questa base si ripensa l’intera soteriologia. Il destino di vita immortale della persona viene strappato alla religione e consegnato all’etica, di cui la religione deve essere al servizio. L’etica a sua volta però non si fonda su se stessa, ma rimanda all’ordine naturale, all’essere del mondo, e si spiega come traduzione, al livello cosciente delle relazioni umane, della medesima logica simmetrica e ordinata che è alla base del cammino dell’essere, dagli informi gas primordiali fino alla ricca informazione dell’intelligenza. L’opera contiene pagine di intensa passione argomentativa e stringata logica che sono le caratteristiche costanti negli scritti del teologo.


Dice la Bibbia: "Lotta sino alla morte per la verità e il Signore combatterà per te".

In questo volume il teologo Vito Mancuso non esita a polemizzare con papi e cardinali della sua Chiesa.

Come scrisse il Cardinale Carlo Maria Martini, è dunque un libro che "incontrerà opposizioni e critiche", eppure "sarà difficile parlare dei suoi argomenti" – l'esistenza dell'anima, il peccato e il giudizio, la salvezza e la perdizione, negli scenari dell'inferno, del purgatorio e del paradiso – senza tenere conto di quanto ne dice l'autore "con penetrazione coraggiosa", in un discorso rivolto soprattutto alla coscienza laica nutrita di scienza e di filosofia.

Valeva la pena di rischiare? In gioco è l'interrogativo capitale che da sempre inquieta gli esseri umani: se esista e come possa essere la vita dopo la morte. (Dalla quarta di copertina)

Hanno detto

Umberto Galimberti (Repubblica, 26 Settembre 2007)
Un libro bellissimo, argomentato con logica e rigore”.

Roberto Mordacci (“Europa”, 7 febbraio 2008)
Chi legge il lavoro di Mancuso viene subito avvertito di aver fra le mani un libro pericoloso. Lo fa fin dalle prime righe l’autore… Questo è lo spirito del tentativo di Mancuso, che dura ormai da anni, di pensare laicamente in teologia. Ma che significa, appunto, una «teologia laica»? Significa una teologia adulta, che accetta il rischio di errare (e di farlo consapevolmente) pur di restituire alla fede la capacità di parlare «alla vita spirituale degli uomini»… Mancuso è lo specchio delle anime perplesse del nostro tempo”.

Giuliano Ferrara (durante la puntata di “Otto e mezzo” dedicata al libro, 1° ottobre 2007)“Un libro sfacciato, che intende rifondare la fede”.

Carlo Maria Martini (dalla lettera scritta a Gerusalemme il 5 novembre 2006 e posta come prefazione) “Il tuo libro incontrerà  opposizioni e critiche. Ma sarà difficile parlare di questi argomenti senza tenere conto di quanto tu ne hai detto con penetrazione coraggiosa”.

Recensioni

  • Carlo Molari, Rocca 6/2008 e 7/2008 [DOC]
  • Umberto Galimberti, La Repubblica, 26 Settembre 2007 [PDF]
  • Antonio Carioti, Corriere della Sera, 23 Agosto 2008 [PDF]
  • Giorgio Montefoschi, Corriere della Sera, 10 Gennaio 2008 [PDF]
  • Edoardo Boncinelli, Corriere della Sera, 4 Gennaio 2008 [PDF]
  • Ferdinando Camon, La Stampa Tuttolibri, 26 Gennaio 2008 [PDF]