IN GESÙ, MA NON SOLO, IL DIVINO SI È FATTO COME NOI PER FARCI COME LUI
La recensione al libro Gesù e Cristo (Garzanti) di Marco Feruglio mio collaboratore
Recensione MF Gesù e Cristo [PDF]
Gesù e Cristo (Garzanti editore) é il nuovo libro del prof. Vito Mancuso appena uscito nelle librerie. Questo imponente lavoro, durato anni di ricerca e studio preliminare, è rivolto soprattutto ai perplessi, a chi vuole approfondire, fare luce su molte contraddizioni e incongruenze che i Vangeli canonici contengono, e che da oltre due secoli sono oggetto e approfondimento della ricerca storica-critica. Il libro invece è sconsigliato a chi non è in ricerca ed è sicuro della fede consegnata dalla tradizione, o del proprio ateismo …
Partendo dall’annuncio della resurrezione dell’apostolo Pietro, i Vangeli sono testi finalizzati alla trasmissione della fede elaborata da Paolo, l’apostolo che non conobbe Gesù, e che su di lui creò una formula teologica vincente, poi rielaborata nel corso della Storia successiva dalla Chiesa nascente, che si impose in tutto il Mediterraneo e al Mondo intero. È probabile che senza la teologia dell’apostolo Paolo il gesuanesimo sarebbe rimasto un movimento importante all’interno del mondo ebraico, ma non destinato a diventare una delle più grandi religioni dell’umanità.
Oggi però, come argomentato nel libro, la base su cui venne costruita questa teologia è entrata in crisi a causa di una mutata visione del mondo, e di fatto nell’Occidente cristiano la gran parte delle coscienze ormai non vi aderisce più, o lo fa in modo superficiale per restare fedeli alla tradizione consegnata da duemila anni di Storia. Da qui la necessità del lavoro teologico per riformulare e correggere alcuni aspetti che ne hanno consumato e minato in parte la sostenibilità, e adeguarlo e aggiornarlo in una rinnovata proposta di fede, in un neo-cristianesimo.
Alla domanda se a più di duemila anni di distanza, oggi sia possibile separare esattamente il Gesù della Storia dal Cristo della fede, la risposta, ovviamente, è un deciso no. A noi è stata trasmessa l’idea del Cristo già condizionata dalla fede di chi lo annunciava. Tuttavia con un’analisi attenta e analitica delle più antiche fonti evangeliche, è possibile distinguere il messaggio originale di Gesù, soprattutto la sua spiritualità, da quello del Cristo. Emerge così in modo evidente che Gesù e Cristo sono due figure distinte.
Gesù fu un profeta interno all’ebraismo che annunciava l’imminente trasformazione del Mondo con l’arrivo del regno di Dio, dove la Giustizia avrebbe finalmente trionfato nella Storia. Il prof. Mancuso lo definisce come profeta escatologico-apocalittico e un guaritore. Per lui la salvezza, qualsiasi cosa si intende con questo termine, dipendeva dalla vita buona e dalla giustizia (ortoprassi). La sua profezia era un grido di dolore contro l’ingiustizia in cui consisteva il Mondo di allora, (e oggi le cose non sono cambiate), contro una religiosità superficiale e rituale lontana dall’etica. Chi si richiama a Gesù e alla sua umanità, pone nella speranza del Regno, immanente o trascendete che sia, la sua Utopia e vede in lui e nella sua proposta spirituale ed esistenziale, un innovatore e un riformatore.
Per l’apostolo Paolo Cristo divenne l’oggetto del culto religioso, l’agnello immolato che vince con la morte-resurrezione il peccato; il protagonista predestinato di un sacrificio di espiazione voluto da Dio che necessariamente doveva compiersi. In questa prospettiva la salvezza non dipende più da un uso etico della libertà spirituale-individuale del singolo, ma dall’adesione della fede verso l’evento salvifico, e il protagonista pensato come Dio stesso. Nel nostro tempo chi si richiama a questa idea di Cristo è tendenzialmente un conservatore, custode della fede tradizionale che pone nel rispetto dell’ortodossia, declinata nei dogmi e nei riti dall’importante valenza socio-religiosa, il fattore decisivo.
Di conseguenza prendono forma due profili distinti in cui, a mio parere, emerge che Gesù è più amato a sinistra, Cristo a destra, e nell’equilibrio tra l’unione delle due dimensioni (Gesù storia che rimanda all’immanenza, Cristo idea che rimanda alla trascendenza) ognuno può identificarsi secondo la propria sensibilità individuale e costruirsi il suo Own personal Jesus (il suo personale Gesù) come cantavano i Depeche Mode negli anni ‘80. A questo, e visivamente anche al segno della Croce, che da supplizio con cui i romani uccidevano i condannati alla pena capitale divenne il simbolo tra l’unione delle due dimensioni (orizzontale e verticale), si deve la fortuna che l’unione Gesù-Cristo ha avuto nei duemila anni di storia cristiana, ma che ora in Occidente sta venendo meno.
Analizzare e sciogliere queste contraddizioni per rilanciare la proposta etico spirituale di Gesù e la dimensione trascendente a cui rimanda (il Cristo), in coerenza con l’attuale e rinnovata visione del Mondo e del Cosmo, e l’obiettivo che si pone questo lavoro di quasi ottocento pagine. Un lavoro rivolto a chi è spiritualmente in cammino. In Gesù, ma non solo, l’utopia del divino che guida le coscienze degli uomini di buona volontà, come ricerca di bene e giustizia, in un Mondo perennemente segnato dal male e dall’ingiustizia, rivela ancora oggi la strada verso la salvezza che può condurre oltre, al Cristo, ovvero nel porto finale dell’ipotetica trascendenza.
Marco Feruglio, Udine 16 novembre 2025
