A Reggio Calabria la cerimonia dell'edizione n. 57: riconoscimenti a Mancuso, Palminteri, Gabbanelli-Ravizza e Pontiggia. Tutti i vincitori, come d'abitudine, sono coinvolti sul territorio, incontrano gli studenti, lasciano traccia del loro passaggio.
di Ugo Cundari, il Mattino 9.11.2025
Il teologo Vito Mancuso, tra i più seguiti filosofi contemporanei, considerato da molti una guida spirituale, autore di studi innovativi in campi che vanno dall’hegelismo, alla fede, al destino dell'anima, è il vincitore del Premio Rhegium Julii. La cerimonia si è tenuta l'altra sera, 7 novembre 2025, al teatro Cilea di Reggio Calabria in presenza della giuria del premio della quale è presidente il direttore de «Il Mattino» Roberto Napoletano, con Corrado Calabrò presidente onorario.
Nella motivazione del riconoscimento si legge: «In un'epoca segnata da conflitti ideologici e da una diffusa crisi di senso, Mancuso ha offerto una teologia che non divide ma unisce, che non si chiude nel dogma ma si apre al dialogo costruttivo tra fedi, culture e visioni del mondo. Per la chiarezza del suo linguaggio, la coerenza della sua ricerca e l'umanesimo spirituale che permea la sua opera, il suo pensiero si configura come punto di riferimento imprescindibile per chiunque cerchi una sintesi tra ragione e fede, tra sapere e vita». Infine, viene riconosciuta a Mancuso una straordinaria capacità di elevare il discorso teologico a servizio dell'uomo e della comunità globale, rafforzando i legami tra cultura, spiritualità e responsabilità civile …
L’altro ieri sono stati conferiti anche i riconoscimenti per la narrativa, la saggistica, la poesia, gli studi meridionalistici intitolati rispetti vamente a Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Lorenzo Calogero e Gaetano Cingari. A salire sul palco personaggi di rilievo del panorama culturale italiano. Nella sezione della narrativa ha vinto la palermitana Milena Palminteri con il suo romanzo bestseller Come l'arancio amaro (Bompiani). Milena Gabanelli e Simona Ravizza le vincitrici sul fronte saggistico con Codice Rosso (Fuoriscena). A Giancarlo Pontiggia è stato assegnato il premio per la poesia con La materia del contendere (Garzanti). Mentre a Fabrizio Mollo, autore di Gli altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica IX-III secolo a.C. (Rubbettino), è stato conferito il premio per gli studi meridionalistici.
Il Premio Rhegium Julii è uno dei più antichi e prestigiosi d'Italia. Nel corso dei suoi cinquantasette anni di attività è stato assegnato a cinque premi Nobel: Josif Brodskij, Derek Walcott, Toni Morrison, Seamus Heaney, Rita Levi Montalcini. Tra le personalità più famose insignite nell'ambito delle altre sezioni del premio, Nicholas Evans, Tim Parks, Ildefonso Falcones, Yves Bonnefoy, Denis Mac Smith Paul Ginsborg, Adonis, Tahar Ben Jelloun, Andrea Riccardi, Luis Alberto De Cuenca. Ma, ed è forse quello che più conta, i premiati non vengono a Reggio Calabria per una toccata e fuga, per pavoneggiarsi con un alloro. L'abitudine degli organizzatori, infatti, è di coinvolgerli attivamente sul territorio, di far incontrare loro gli studenti, di usare la loro presenza per lanciare semi destinati a dare frutti. A fare cultura viva, non sterile.
Per Giuseppe Bova, presidente della Fondazione Rhegium Julii, creatività, pensiero filosofico, capacità rigenerativa della parola sono strumenti di crescita culturale ai quali non si può rinunciare, soprattutto in un mondo difficile come quello di oggi». In uno dei diversi incontri con il pubblico tenuti da Mancuso, ad esempio, il filosofo ha approfondito il concetto di vita intesa come arte della relazione armoniosa: «La felicità consiste nel compiersi della relazione. Non c'è nulla in questo mondo che non sia il risultato di una relazione, nulla che non sia un'aggregazione, nulla che non sia un sistema. Tutto è frutto di relazione e quando la relazione si compie stabilmente dando origine a un sistema il risultato è l'armonia, e quindi, per i viventi, la gioia».
Nella foto a sinistra il Presidente del Premio Rhegium Julii Giuseppe Bova, e il Presidente della giuria del premio Roberto Napoletano, direttore de Il Mattino; l’intervistatrice Ilda Tripodi.

