Ma cosa c’entra tutto questo con l’amicizia? In realtà il legame tra la capacità di sopportare i mali inevitabili della vita, la conoscenza di sé e l’amicizia è molto stretto, e Aristotele spiega alla perfezione perché. Il grande filosofo (a cui ancora si devono le pagine più belle sull’amicizia, insuperate quanto a vastità di analisi, profondità di contenuto, chiarezza espositiva) dapprima sottolinea l’importanza e il piacere della conoscenza di sé, dicendo che “il conoscere se stessi è la cosa più difficile, ma anche la più piacevole, infatti è piacevole conoscere se stessi”. Poi dichiara l’impossibilità di conoscere sé stessi tramite un lavoro solitario: “Noi non siamo capaci di conoscerci a partire da noi stessi, e che non lo siamo risulta evidente dal fatto che rimproveriamo gli altri senza accorgerci che facciamo le stesse cose”. Infine afferma la necessità dell’amicizia per riuscire a conoscere se stessi: “Come quando vogliamo vedere la nostra faccia la vediamo guardandoci allo specchio, allo stesso modo quando vogliamo conoscere noi stessi potremmo conoscerci guardandoci nell’amico”. L’amico infatti, prosegue il filosofo, è un alter ego, per cui “non è possibile conoscerci senza un altro che ci sia amico”.
Quindi riassumo. Per resistere ai mali occorre conoscere se stessi, in particolare i nostri punti deboli da cui i mali possono penetrare nella nostra interiorità; per conoscere sé stessi però occorre trovare uno specchio da cui vederci interiormente, e questo specchio interiore, non fisico ma psichico o forse meglio spirituale, è l’interiorità di un’altra persona. E non di una persona qualunque, ma di qualcuno che, non essendo noi, ci è tuttavia così vicino da poter essere qualificato come “alter ego”. Si tratta di qualcuno diverso da noi, quindi capace di oggettività, ma al contempo di molto simile a noi, quindi capace di empatia, cioè di quella gratuita e generosa profondità di sguardo che sa vedere con il cuore e quindi sa scendere laddove la vista ordinaria non arriva. Tutto questo sa fare la vera amicizia.
Ho tratto le citazioni aristoteliche dal libro II della “Grande etica”. Nella più famosa delle opere etiche intitolata Etica Nicomachea (chiamata così perché scritta per il figlio Nicomaco) Aristotele ricorda che ci sono tre tipi di amicizie: quelle fondate sui piaceri (si è amici perché si va insieme a divertirsi), quelle basate sull’utile (si è amici perché si fanno insieme gli affari), quelle fondate sulla virtù (si è amici perché si condividono i valori). All’inizio la mia amicizia con Andrea Malaguti, che oggi firma il suo ultimo numero da direttore di questo giornale, era del secondo tipo. Poi, frequentandolo e leggendolo, è diventata del terzo, e così resterà anche a partire da domani quando non sarà più il direttore di questo giornale, perché, come insegna ancora Aristotele, “noi esistiamo per la nostra attività”, ma “l’opera umana è compiuta fino in fondo se è conforme alla saggezza e alla virtù etica”.
Vito Mancuso, La Stampa 1 luglio 2026
