Il divino è un mistero tradito dalle religioni

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Il filosofo-teologo cita il cardinale Martini e Lucio Dalla per spiegare che “l’invenzione di Dio” è in realtà la scoperta di una realtà dentro di noi

Articolo di Piero Erle su Il Giornale di Vicenza dell'11.06. 2026

Olimpico [PDF]

«Non puoi rendere Dio cattolico». Cita per due volte un famoso cardinale cattolico, Carlo Maria Martini che gli è stato amico, il filosofo teologo Vito Mancuso. È di fronte a un teatro Olimpico gremito che non si perde una parola della sua lezione-recitazione: si prende il palco da maestro, arrivando in scena con un impermeabile che si toglie davanti a tutti e iniziando a camminare avanti e indietro, quasi sempre senza ricorrere ai suoi fogli, incarnando di fronte alla scena di Tebe i famosi filosofi paripatetici dell’Antica Grecia. «Dio è al di là dei limiti, delle definizioni che stabiliamo e di cui nella vita abbiamo bisogno, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più vasto. Egli non si lascia addomesticare»…

Non c’era un modo più provocatorio che affidare a Mancuso e al suo distinguere tra le parole “Dio” e “divinità” la prima lezione di un festival di storia dedicato alle “invenzioni”. Perché per il famoso scrittore e pensatore, lo spiega subito, quando si parla del divino la parola “invenzione” non ha certo lo stesso significato che usiamo pensando agli occhiali o all’intelligenza artificiale. No, se parli di divino devi capire che “invenzione” deriva dal verbo latino che significa “scoprire, imbattersi”.

E allora in un mondo dove molti ritengono che al di fuori della materia e dell’energia (anche quella oscura) non ci sia nulla, e altri come Norberto Bobbio si professano non credenti ma anche “non atei” e “non agnostici”, l’invenzione di Dio è quella che altri ancora come Gandhi testimoniano come una esperienza, un incontro, un sentire dentro di te che al di là della materia e dell’energia c’è qualcos’altro. «È un’anima, uno spirito» che senti prima di tutto dentro di te e con il quale entri in una relazione affettiva, vissuta dentro il cuore che è quella parte dell’essere umano – spiega Mancuso – che sa unire gli estremi delle passioni viscerali e dei pensieri razionali. Ecco perché usiamo la parola mistero, che nella sua origine greca non ha nulla a che fare con un enigma da risolvere con la razionalità ma invece è ciò che ti spinge «a chiudere gli occhi e la bocca, a sentire che qualcosa succede dentro di te».

Il “divino” – e nel suo discorso Mancuso cita più volte anche Meister Eckhart per sottolineare che secondo lui è questa la parola giusta, e va distinta da “dio” – è «inconcepibile, tuttavia sperimentabile».

Proprio questo, però, porta Mancuso a criticare con decisione le religioni, e in particolare quelle monoteiste. Perché la religione tende a voler dare “concretezza” al mistero, con i dogmi, le regole, i riti che finiscono nel rischio di strumentalizzare il mistero. Ecco allora un altro significato, il più infido, delle “invenzioni di Dio” che può fare la religione: inventare significa “escogitare” il divino, fino a farne una “pura invenzione”, e cioè una fandonia.

Per Mancuso quindi – e dal palco dell’Olimpico se la prende in particolare con il vangelo di Giovanni che mette in bocca a Gesù non più parabole, ma affermazioni nette come “io sono la via, la verità, la vita” – il grande errore che compie la Chiesa cattolica è affermare che esista «una sola via per giungere al divino, la nostra». Non è così: per Mancuso ogni uomo può trovare la sua propria via al mistero della divinità. A iniziare però da quella che il filosofo Kant chiama «la legge morale dentro me» che «mi rivela una vita diversa» e che ognuno può sperimentare in sé nel momento in cui si indigna di fronte al male, le ingiustizie, le prepotenze, le furbizie disoneste, i mercanteggiamenti e sente invece di ammirare e commuoversi di fronte al bene, l’onestà e la rettitudine.

E ai tempi nostri, conclude, lo dicono poeti come Lucio Dalla in “Balla balla ballerino”: «Sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce a amare lo stesso e ama davvero senza nessuna certezza. Che commozione, che tenerezza». Mancuso sorride, prima di prendersi una valanga di applausi: «È l'amore il grande mistero dell'essere. Il divino è l'orizzonte più sublime nel cuore degli umani per venerare, proteggere e praticare il grande mistero della vita».