Ritrovare senso nel tempo presente

di Laura Mosca su La Provincia di Como nell’inserto settimanale Diogene 5.5.2026

Ritrovare Senso nel Tempo Presente [PDF]

 

Mancuso_bw"Chi vogliamo essere?” è la domanda che conduce ogni ricerca spirituale in ogni tempo, il punto di partenza e il posto di arrivo, secondo il filosofo e teologo laico Vito Mancuso. 

Questo interrogativo si accorda con i tre fondanti quesiti di Kant: "Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa mi è lecito sperare?" per vivere una vita autentica e piena; tre stelle guida in un'epoca di disorientamento in cui tutto sembra possibile tranne trovare un senso a quello che avviene. Ma per Mancuso trovare un senso è una scelta che viene dal sapere armonizzare il dentro di noi con il fuori di noi, dopo aver fatto silenzio, dopo essersi ascoltati, pacificati; è la capacità di costruire la gioia in casa nostra, come sosteneva Seneca. Non è semplice. Oggi pare ancor più un orizzonte che si allontana, in un contesto geo-politico dove conflitti e reati contro i diritti fondamentali della persona sono quotidiani e accadono in varie zone del mondo contemporaneamente …

Non ci sono tempi più difficili di altri, Mancuso lo sottolinea. "Penso alla luce delle testimonianze che gli esseri umani ci hanno lasciato; non c'è mai stato un momento della storia percepito come facile. I contemporanei di solito guardano al passato o al futuro, il presente è colto come fase di crisi, di sofferenza. E questo è una costante. Naturalmente la difficoltà legata al presente cambia di epoca in epoca. Non c'è una sensibilità unica, un unico cammino. Ma ha sempre a che fare con la libertà. In passato si soffriva per una libertà negata, intendo in Occidente, per costrizioni, imposizioni, controlli. Oggi per il senso opposto: la libertà c'è, ma non sa cosa fare di se stessa. Esiste ma vive nel disorientamento, nella mancanza di un senso. C'è una molteplicità di sensi che creano confusione e non direzione, confliggono all'interno della libertà." 

L'incontro con l'altro, la solidarietà, il bene comune, il prendersi cura possono dare un senso? «Certo, si può trovare un significato alla propria esistenza nell'incontro con l'altro.

Secondo me ciò avviene in due modi: fisicamente, con relazioni concrete, tramite l'amicizia, la solidarietà, l'amore, ma anche spiritualmente. Ritengo che mentre si ascolta una musica, si legge un libro, ad esempio di un filosofo, possa scattare una risonanza dello spirito che è un incontro con l'altro molto fertile. Da questo punto di vista credo che la cultura sia una sorgente di senso e di significato, che da sapore alla vita."

Il volontariato è un'altra direzione che possiamo dare alla nostra libertà? 

"Una dimensione relazionale. La solidarietà, come si capisce dall'etimologia della parola, conferisce solidità a una società, è la struttura del tessuto perché tiene insieme i suoi elementi, le sue trame. Non è solo fare per l'altro, è anche cambiare la prospettiva verso l'altro, sia un nostro vicino di casa, un amico, un compagno di classe, una persona che incontriamo per la prima volta.”

Per Mancuso la ricerca spirituale, la ricerca e la costruzione della gioia, non può però prescindere dalla laboro interiore che accorda il sè con il sè prima di accordarsi con il resto. "Credo tantissimo nel trovare durante la giornata dei momenti di raccoglimento, di preghiera, di ascolto. Si tratta di un momento di intercessione non necessariamente con Dio, non solo per i credenti in senso religioso, ma per chiunque creda nell'armonia, che aspiri a vivere in pace, a essere pacificato, a pacificarsi con l'altro. Il cardinale Martini la chiamava la dimensione contemplativa della vita. Di fronte a questo nichilismo, alla sfiducia generalizzata, è importante che ognuno coltivi il desiderio di costruire un proprio altare, un luogo di pace dentro di sé per pensare, ripensarsi. È fondamentale."

In un mondo dove chi ne gestisce le sorti, sostiene Mancuso, ha perso la pietas, è un'urgenza volgere lo sguardo verso il dentro, per ritrovare gli ideali di giustizia, bellezza, umanità. 

"Trump, Putin non sono diversi da tanti altri capi politici della storia che non hanno unito il potere alla dimensione spirituale. È accaduto in pochi casi illuminati, come con Marco Aurelio, che al comando ci fosse lo spirito nella sua pienezza e non l'orgoglio, l'invidia, la volontà di sottomettere l'altro. Si torna anche qui al punto di partenza alla domanda fondante, che guida le nostre scelte personali e che vale per tutti anche per i potenti della terra: chi vogliamo essere?" 

Lasciamoci ispirare dai grandi esempi. Nel cercare una direzione al nostro spaesamento, Mancuso parla di modelli di vita. "Una volta che depongo tutte le mie maschere sociali mi chiedo quali sono i grandi ideali che guidano la mia esistenza, si torna sempre ad interrogarsi. È una ricerca continua che dura per sempre. Come modelli ho i belli, ho i ricchi? Chi sono le persone veramente felici che ho visto? Sono le persone rette, prive di invidia? Percepisco la trappola di chi racconta che la felicità è fuori di noi?" 

Ma chi sono le persone felici che Mancuso ha incontrato nella sua di vita?  "Coloro che hanno trovato un equilibrio tra sè e sè. Mi viene da ricordare il Cardinal Carlo Maria Martini; Raimon Panikkar, che è stato una guida spirituale del XX secolo e innovatore del pensiero, teorizzatore e testimone del dialogo interculturale e dell'incontro tra le religioni; Andrea Schnöller, classe 1940, svizzero, un frate cappuccino sacerdote che dal 1967 risiede presso il santuario della Madonna del Sasso a Orselina, sopra Locarno; e ancora Thich Nhat Hanh, che è stato un influente monaco buddhista vietnamita, poeta, attivista per la pace e maestro Zen. E poi c'è il mio insegnante di religione delle scuole superiori con cui ancora dialogo oggi. C'è mia mamma, una persona semplice, con la quinta elementare, che ha lottato anche nelle difficoltà per dare un futuro migliore ai suoi figli, che è gioiosamente felice di quella semplicità onesta che non ricerca cose grandi. 

Chi più dei giovani è alla ricerca di modelli? "Iniziamo col dire che i giovani non sono una categoria, rifuggo da questa generalizzazione. Anche ieri in università a Bologna ne ho incontrati tanti, sono tutti diversi. Ci sono i disillusi, quelli arrabbiati, violenti, i disinteressati, quelli pieni di idealità, di serenità. Credo nell'educazione, ma credo soprattutto nei colloqui personali, negli incontri profondi fisici o spirituali che innescano un'esistenza. Un giorno una ragazza alla fine di una mia conferenza mi si presentò di fronte con un mio libro in mano, "La vita autentica", mi disse solo "Volevo farle sapere che questo libro mi ha cambia to la vita." Non volle una firma, non aggiunse altro, se ne andò." 

"All You Need is Orientation" scriveva Mancuso in un articolo del 2025. "L'assenza di orientamento si palesa nel modo più clamoroso laddove la società esprime la sua natura più sincera, cioè nei giovani. I giovani, infatti, sono la cartina tornasole di quell'esperimento chimico che si svolge in continuazione nella storia e che chiamiamo società, in in quanto manifestano nel modo più chiaro gli effettivi valori della società che li circonda".


La Lectio Magistralis a Cantù 

"Perché scrivo e per chi scrivo? Scrivo perché è una passione, un'esigenza, scrivevo pensieri e trovavo parole anche quando nessuno mi pubblicava. Scrivo per favorire la ricerca spirituale. Scrivo per i perplessi, nel senso buono del termine, per coloro che continuano a farsi domande. Non puoi chiederti qual è il senso della vita se tu non sentissi che un senso esiste." 

Nel suo ultimo libro "Gesù e Cristo" Vito Mancuso, che a marzo è stato al Teatro San Teodoro di Cantù per una lectio magistralis, offre i risultati di una complessa ricerca che distingue la figura storica da quella spirituale per poi alla fine ricongiungerle. Se nessuno di noi ha incontrato Gesù, tutti noi abbiamo però incontrato Cristo. Chi fu dunque Gesù, e chi Cristo, di chi parliamo quando ci riferiamo a Gesù-Cristo? Se già in precedenza Vito Mancuso aveva indagato il ruolo di Gesù come maestro di vita spirituale, accanto ad altri tre grandi maestri dell'umanità (Socrate, Buddha e Confucio), ora in quest'opera raccoglie le ricerche e le riflessioni di una vita, dimostrando come la fede cristiana sia il frutto di una tradizione che, a partire da fatti documentati, si è a poco a poco arricchita di nuovi significati e di nuovi simboli. Mancuso non si limita tuttavia a districare la Storia (Gesù) dall'idea (Cristo) ma arriva a riconoscere come, lungi dell'essere incompatibili tra loro, esse rappresentino due dimensioni costitutive di ognuno. Se la dottrina di cui il cristianesimo istituzionale è portavoce appare ormai insostenibile, è vero però che dell'unione di queste due dimensioni noi abbiamo bisogno, oggi più che mai.