METTI UNA SERA A PARLAR DI DIO IN UNA SALA PIENA
di Michele Brambilla
Gesù e Cristo – Il Secolo XIX [PDF] [PDF1] [PDF2]
La Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova ieri sera era strapiena: centinaia di persone. Venute non per ascoltare un calciatore, o qualche cantante, o qualche influencer, ma un signore di 62 anni che fa il teologo (laico) e il filosofo e che per un'ora e mezza ha parlato di Gesù e di Cristo, di Dio e di immortalità dell'anima, di sant'Agostino e di san Paolo e di san Pietro, di Wittgenstein e di Hannah Arendt e di Kant e di Heidegger, poi di ontologia divina, di prevalenza dell'ortoprassi sull'ortodossia, di escatologia e soteriologia. Eppure, tutti inchiodati ad ascoltare in un silenzio che in questo caso non è retorico definire religioso …
Sarà perché il signore che parlava, Vito Mancuso, e che presentava il suo libro “Gesù e Cristo” (Garzanti, 776 pagine, 25 euro), ha il carisma del comunicare e la capacità di rapire chi lo ascolta. Sarà perché lui sa rendere comprensibili a tutti anche argomenti come questi. Sarà. Ma nulla mi toglie la convinzione che era anche il tema a mantenere desta l'attenzione. Dio esiste? C'è qualcosa dopo la morte? Che cos'è la fede? E la ragione? E la libertà? E qual è il senso della vita, ammesso che ve ne sia uno? Sono domande che abbiamo cercato di rimuovere da almeno un paio di secoli. Ci siamo riempiti di cose da fare per non pensare a ciò che non riusciamo a capire. «Meglio oprando obliar, senza indagarlo, quest'enorme mister de l’universo» scriveva il Carducci.
Nell'età contemporanea quei versi sono diventati carne e sangue per tutti noi, almeno in Occidente. La gente comune, nella grandissima parte, al mistero della vita non dedica più quasi nulla del suo tempo; e perfino tanti filosofi ci han detto che son pensieri infantili, inutili fatiche. La politica ha rappresentato, per un certo tempo, una speranza di salvezza, seppur solo terrena. Ora è la tecnologia il dio cui tutti ci affidiamo. Il pensare è stato sostituito dal consumare, la solitaria riflessione dalla droga dell'apparire a tanti più connessi possibili.
Quel che ha detto Mancuso lo trovate nel resoconto della nostra bravissima Emanuela Schenone. Qui intanto una cosa va colta: tutta quella sala piena e silenziosa ci conferma che, invece, certe domande sul mistero sono inestirpabili, e lo saranno sempre.
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Vito Mancuso: «Gesù, insieme Dio e uomo. Era suo figlio ma non l’unico»
ll nuovo libro del teologo, ieri a Genova: «Cristo non è arrivato per risorgere, è venuto per morire»
di Emanuela Schenone.
La gente chi dice che io sia? "chiedeva Gesù ai suoi discepoli, un paio di millenni fa. Oggi come allora quella domanda riecheggia nelle nostre coscienze disorientate, stordite dal frastuono di un’epoca che non ci permette di trovare risposte, eppure ancora in cerca del divino. E successo anche ieri in una gremita sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale dove il teologo Vito Mancuso ha fatto risuonare ancora una volta quell'interrogativo che ha attraversato la Storia: «Chi è Gesù?» arrivando – e qui sta la vera sfida – , addirittura a sdoppiarlo: «e chi è Cristo?». Non una provocazione ma un invito a ripensare alle fondamenta stesse della fede in un mondo che ha perso la religione ma non il bisogno del sacro.
«Gesù e Cristo sono due personaggi diversi», la tesi di partenza di Mancuso, contenuta nelle pagine del suo ultimo libro "Gesù e Cristo", sorprende, spiazza, disorienta e inevitabilmente coinvolge il pubblico non più solo spettatore ma stimolato ad essere parte di una riflessione collettiva sulla condizione spirituale dell'Occidente contemporaneo. Anche perché, nonostante quest'era digitale abbia sostituito la profondità con la velocità, «il mistero che ci avvolge è parte di noi e non lo possiamo rimuovere», come ha sottolineato il direttore del Secolo XIX Michele Brambilla che ha dialogato con il teologo in un dibattito che ha unito filosofia, spiritualità e attualità.
L'incontro, organizzato dal centro studi Don Balletto e introdotto dagli interventi della Presidente di Palazzo Ducale Sara Armella e dal linguista Vittorio Coletti, è entrato nel vivo quando il teologo si è confrontato con la questione cruciale, che sottende ogni pagina del libro, relativa alla natura di Gesù: era soltanto un uomo o era Dio fatto uomo? O, addirittura, non è mai esistito? Ipotesi, quest'ultima, che Mancuso respinge nettamente: «secondo lo storico Bermejo-Rubio il principio del rasoio di Occam avalla l'esistenza del personaggio storico e non permette di cancellare il dato dell'esistenza di Gesù. E allora chi era davvero: il Messia, un profeta, il figlio del Padre?
«Era sia uomo che Dio chiarisce Mancuso «ma bisogna capire cosa si intende con questa espressione, tra umanità e divinità non c'è un fossato invalicabile, come dicono le grandi religioni noi dobbiamo arrivare a sentire questa identità che sta tra il mistero divino e il mistero umano, quindi sì, Gesù era il figlio di Dio ma non era l'unico, sono convinto che anche qui in questa sala ce ne sono, perché il divino non è "altro" rispetto all'umano, ma piuttosto la perfezione dell'umano. Gesù ha portato a compimento la missione di essere a immagine e somiglianza di Dio».
Lo scambio è serrato, fitto, i temi sul tavolo sono tanti e ruotano attorno alla necessità di guardare al mistero cristiano non come a un dogma, ma come a una chiave per leggere la nostra stessa umanità che non può prescindere dall'interrogarsi sulla verità della Risurrezione. «Gesù non è venuto per risorgere, è venuto per morire» ha spiegato il teologo «secondo il Nuovo Testamento il senso profondo della sua missione nel mondo consiste nella croce non nella Risurrezione, la salvezza viene dalla croce, la Risurrezione è la prova che quella missione si è compiuta». E nell'illustrare la sua visione lo studioso si è soffermato sulle incongruenze che, al riguardo, si riscontrano nella narrazione dei Vangeli, «non siamo in presenza di un resoconto affidabile ma, sia chiaro, neppure di una teoria artificiosa costruita a tavolino». L'unica certezza, secondo Mancuso, è che «non possiamo attribuire alla Risurrezione di Gesù un valore soteriologico, cioè salvifico, la salvezza dipende dal Bene che si compie».
Mi rendo conto che su questo punto mi gioco la reputazione – ha ribadito il teologo sorridendo – ma non credo che la nostra salvezza dipenda dalla morte e risurrezione di Gesù. Poi rincara la dose: «è stato Pietro che ha trasformato la morte del suo Maestro da sconfitta a successo, interpretandola come l'adempimento delle Scritture e quindi contribuendo alla nascita del Cristianesimo, che, per Mancuso, non ha un solo fondatore ma ben tre: «Gesù, Pietro e poi Paolo di Tarso». «Un vero influencer ante-litteram, secondo Brambilla, «dotato di una straordinaria capacità di comunicazione e divulgazione del messaggio cristiano. Insomma, una rilettura profonda del ruolo di Gesù nella Storia che fa vacillare qualche certezza e, secondo Mancuso, porta l'uomo di fronte un'unica verità «ciò che conta è seguire la propria coscienza». Da intendersi secondo la sua etimologia latina, ricordata da Brambilla, nel senso di «sapere con» e che quindi rimanda inevitabilmente all'idea di Dio. «La coscienza non è un'opinione personale – ha concordato Mancuso – anzi è ciò che giudica la nostra opinione personale, è la verità più vera che è dentro di noi e non è al servizio dell’ego».
L'intricata matassa che, dalle 700 pagine del libro si srotola davanti all'uditorio del Ducale, è da maneggiare con cura, i due interlocutori lo sanno bene, un tempo queste teorie le sarebbero costate care scherza il direttore del Secolo, «un giorno qualcuno me l'ha anche detto» ha replicato Mancuso «per strada a Bologna mi sentii apostrofare così da una macchina «qualche secolo fa lei sarebbe finito sul rogo». Fortunatamente sono altri tempi e il dibattito non si arresta. «Gesù è la Storia, Cristo è l'Idea e l'idea è diventata più grande di Gesù». E ancora: «I miracoli? Credo alle guarigioni compiute da Gesù, così come credo che esista una potenza in alcuni esseri umani dotata di valore terapeutico – ha spiegato Mancuso – ma faccio fatica ad accettare la veridicità di altri eventi miracolosi, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci o Gesù che cammina sulle acque. E dalla speranza nel miracolo il confronto si sposta sul senso del dolore, sulla sofferenza, sul contrasto tra onnipotenza e impotenza di Dio di fronte ai mali del mondo. Il pubblico, rapito, non perde una sola battuta, diventando spunto per un ulteriore approfondimento: «Questa attenzione dimostra che sentiamo l'esigenza di camminare coltivando il mistero ha concluso il teologo «anche se oggi, esposti come siamo a questa tempesta di voci e immagini che ci ha portato il progresso tecnologico, il lavoro di scavo dentro di noi è più faticoso e per questo abbiamo bisogno di maestri spirituali».
