Pensiero

 

6) Antropologia spirituale. Quando un singolo uomo giunge a concepire se stesso come opera della creazione continua di Dio, si scopre qui e ora “figlio” di Dio. Quando un singolo uomo giunge a concepire se stesso così intimamente unito al Dio personale da chiamarlo “Padre”, si ha l’identificazione di quest’uomo con la vita di Dio. In quest’uomo allora il Logos diviene carne, e quest’uomo diviene relazione divina tra Dio e il mondo. Diviene mediatore. Non mediatore tra Dio e gli uomini, come se Dio avesse bisogno di qualcuno per muoverlo alla comunione con gli uomini; ma piuttosto mediatore presso gli uomini, tra la loro esistenza concreta e la loro essenza divina, tra la temporalità fenomenica e l’eternità che portano in sé. Quando un uomo prende coscienza della sua origine divina è abitato dallo Spirito, e in questo suo essere abitato dallo Spirito l’uomo è condotto sempre più a volere solo il bene e la giustizia. Si ha così il suo ingresso nella dimensione dello Spirito santo, il suo spirito diviene uguale allo Spirito santo. E l’uomo, un semplice uomo, appare diverso agli altri uomini che, per questo, lo chiamano santo.

7) Liturgia e sacramenti. Se il primato della vita cristiana spetta alla spiritualità, la forma più consapevole di esercizio della spiritualità è la liturgia. Condurre gli uomini della postmodernità a celebrare la liturgia è uno dei compiti essenziali della teologia, che a sua volta si nutre della celebrazione della lode divina. A questo riguardo il mondo va pensato come il primo e fondamentale sacramento. La categoria di sacramento è eminentemente relazionale: tutto è sacramento, tutto è mediazione di Dio perché tutto viene da Dio. I sette sacramenti sono per i cattolici i luoghi dove emerge tale fondamentale sacramentalità dell’essere, le occasioni nelle quali essi divengono consapevoli della dimensione ontologica fondamentale della realtà quale linguaggio di Dio. Ma non solo i sette sacramenti, tutte le cose sono mediatrici della grazia divina, una volta che si sia compreso che vengono e tornano a Dio, origine e fine dell’essere-energia. Tutta la vita deve diventare liturgia, e la liturgia deve essere celebrazione e lode della vita.

8 ) Ecclesiologia. La costruzione della Chiesa in quanto comunione e comunità è il naturale sbocco della fede vissuta. Non c’è vera fede vissuta senza comunità. E alla comunità cristiana compete essenzialmente anche la struttura gerarchica, perché al mondo non esiste organizzazione che non sia gerarchicamente strutturata, già a partire dai fenomeni naturali. La gerarchia della Chiesa sarà tanto più fedele al suo compito quanto più sarà al servizio dell’esperienza spirituale dei fedeli.

9) Etica nella situazione. La vita spirituale si esprime come attenzione (ciò che il Vangelo chiama vigilanza), e quindi l’etica si traduce a sua volta come attenzione-vigilanza, un’attenzione-vigilanza alla rivelazione continua che ogni momento dell’essere e ogni situazione della vita portano con sé. Il compito dell’etica cristiana è condurre gli uomini a vivere la vita nella consapevolezza che Dio è amore e lo è qui e ora, contro ogni dottrinalismo che, imponendo dall’alto l’applicazione di regole pensate astrattamente, toglie alla vita la capacità di essere rivelazione, e quindi sopprime il senso stesso della vita spirituale. Le norme sono necessarie, è essenziale che vi siano. Ma l’etica propriamente detta inizia quando esse si espongono alla situazione concreta e vengono vagliate dal tempio della coscienza. È il senso delle parole di Gesù sul primato dell’uomo rispetto al sabato.

10) Il criterio decisivo. Il criterio decisivo per valutare gli asserti teologici ed etici è l’aumento della qualità della relazione, cioè l’aumento dell’unità con gli altri (comunione), con se stessi (unificazione interiore) e con Dio (santità). Tutto ciò che aumenta l’unità e la comunione è gradito a Dio perché riproduce la sua logica, e lo si può dire sim-bolico nel senso etimologico del greco sym-ballo (“mettere insieme, unire”). Tutto ciò che diminuisce l’unità e la comunione e aumenta la dispersione è sgradito a Dio perché contrasta la sua logica, e lo si può dire dia-bolico nel senso etimologico del greco dia-ballo (“dividere, disunire”). L’amore è la forma più alta di unione, unione come com-unione, e per questo è la forma più alta dell’essere. La teologia si deve porre al suo servizio in fedeltà assoluta.

 

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