Disputa su Dio e dintorni

(Mondadori, 2009)

Un incontro-scontro su temi che percorrono il mondo di oggi e che pongono interrogativi sulla vita umana e il suo senso, su Dio, rivisitando in forma divulgativa le argomentazioni trattate dagli autori in precedenti saggi. È questo il faccia a faccia tra Corrado  Augias e Vito Mancuso, che, da sponde opposte, raccontano “le ragioni della fede in Dio e della sua negazione” con la prosa sciolta ed accattivante del dialogo amicale ed insieme severo sul terreno comune della laicità.

Il saggio, partendo da una dichiarazione degli autori sulla propria visione della vita, tratta il problema centrale dell’esistenza di Dio e della sua presenza nella vita dell’uomo, coinvolgendo l’anima, la libertà e il rapporto con la morte; affronta il tema dell’amore e del male, il rapporto tra fede e scienza, la grande questione dell’evoluzione; approfondisce argomenti più prettamente religiosi, il Gesù storico, la Trinità, la Madonna e i suoi dogmi; affronta il problema dell’influenza della Chiesa nella politica, argomenti che riescono a coinvolgere il lettore mostrando la possibilità di instaurare rapporti di convivenza e condivisione. 

Affermazioni che individuano una netta differenza tra gli autori:

Augias: Non credo che siamo stati creati per volontà di un qualche dio; tanto meno fatti ‘a sua immagine e somiglianza’. Non credo che ci sia un’altra vita dopo la morte, sono convinto che con l’ultimo respiro ciò che era polvere torni ad essere polvere, torni cioè nel grande flusso dell’essere”.

Mancuso: Credo che oltre alla polvere noi consistiamo di un’altra dimensione, l’anima spirituale. Per questo sostengo che la verità definitiva della nostra personalità è l’essere eterno e personale, quel Dio interpretato dalle diverse religioni in vario modo, e dal cristianesimo come amore”. 

(dalla quarta di copertina)

Affermazioni in cui le visioni sono vicine:

Augias: "Sul piano umano c’è tutto da guadagnare se la sacralità della vita, il senso dell’unità del mondo, si fermano prima che questo sentimento si trasformi, si cristallizzi, spesso si corrompa, in una vera e propria istituzione religiosa e dogmatica con tutte le inevitabili tentazioni del potere."

Mancuso: "Esiste un’antichissima modalità di intendere e vivere il cristianesimo più come metodo che come contenuto: una via, un percorso, non un patrimonio di verità stabilite una volta per sempre. La meta è il mistero sommo dell’assoluto, il cristianesimo è la via dei cristiani verso di esso."

Hanno detto

Franco Volpi (Repubblica, 4 aprile 2009)
Un serrato e appassionante confronto con interrogativi a cascata

Il più grande filosofo laico del ‘900 italiano, Norberto Bobbio, con una frase che il cardinale Carlo Maria Martini ama ripetere facendola propria, diceva che “la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”. Questo libro si rivolge a tutti coloro che vogliono pensare. Pensare, o forse meglio ripensare al senso complessivo del trovarsi al mondo: se cioè esista un senso (un Dio), oppure no, ma solo una variopinta e mutevole sfilata di sensi, ognuno diverso dall’altro.

Scrive Augias: «Sul piano umano c’è tutto da guadagnare se la sacralità della vita, il senso dell’unità del mondo, si fermano prima che questo sentimento si trasformi, si cristallizzi, spesso si corrompa, in una vera e propria istituzione religiosa e dogmatica con tutte le inevitabili tentazioni del potere». Ribatte Mancuso: «Esiste un’antichissima modalità di intendere e vivere il cristianesimo più come metodo che come contenuto: una via, un percorso, non un patrimonio di verità stabilite una volta per sempre. La meta è il mistero sommo dell’assoluto, il cristianesimo è la via dei cristiani verso di esso».
C’è chi parteggerà per l’uno, chi per l’altro, e chi probabilmente per nessuno dei due ma cercherà di fare proprio ogni volta il punto di vista di chi parla, ora il credente, ora il non credente, sapendo che esistono entrambe le voci in ogni uomo pensante. Perché la vera differenza è tra chi in buona fede cerca di rispondere al significato della sua vita e chi  evita per ragioni sue, o senza alcuna ragione, la domanda.
In queste pagine il non credente Corrado Augias e il credente Vito Mancuso si sono sfidati in una specie di disputa d’altri tempi. C’è la teologia naturalmente, come dichiara il titolo del libro, soprattutto negli interventi di Vito Mancuso. Ma c’è anche la vita; più precisamente la vita di ogni giorno con gli interrogativi etici ed esistenziali ai quali tutti siamo chiamati a rispondere perché in quelli tutti siamo coinvolti. Il sottotitolo del volume cerca di indicare tre di questi possibili riferimenti: Il Potere, vale a dire le varie forme di potere connesse all’attività spirituale che dovrebbe invece per definizione esserne scevra. L’Amore, cioè quanto nel cristianesimo sia rimasto di  un amore inteso come relazione armoniosa nella sua assolutezza, succo del messaggio di Gesù. Infine la morte: gli esseri umani hanno il diritto di sentirsi padroni della propria morte?  Di decidere, se afflitti da un intollerabile dolore senza rimedio, di porre fine alla propria esistenza?
Augias e Mancuso, che hanno posizioni di partenza così diverse, finiscono su alcune conclusioni per trovarsi stranamente d’accordo pur giungendovi per vie e attraverso un metodo diverso.
Nel loro ricco dialogo toccano i problemi più disparati partendo dal problema di tutti i problemi: Dio, la sua esistenza, la sua importanza per la vita, passando poi attraverso l’evoluzione, il rapporto fede-scienza, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, lo scandalo del male, l’illuminismo, il Gesù storico, la Madonna e i suoi dogmi, la Trinità, le ingerenze politiche della Chiesa… (dalla scheda editoriale Mondadori)

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