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	<title>Vito Mancuso</title>
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		<title>Appuntamenti con Vito nel mese di Febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano le conferenze di presentazione del nuovo saggio &#34;Io e Dio Una guida dei perpelssi&#34; con il seguente calendario : &#160; Gioved&#236; 09 Febbraio 2012 Milano ore 18.00 &#160;ISPI Palazzo Clerici&#160;via Clerici, 5 -&#160;Presentazione del libro &#34;La Chiesa contro&#34;.Dalla sessualit&#224; all&#8217;eutanasia tutti i no all&#8217;Europa moderna, con gli autori Sergio e Beda Romano. Ne parleranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; "><span style="color:#008000;">Continuano le conferenze di presentazione del nuovo saggio</span><span style="color:#800000;"> </span><span style="color:#006400;"><strong>&quot;Io e Dio Una guida dei perpelssi&quot;</strong><span style="color:#800000;"> </span>con il seguente calendario :</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#006400;"><strong><span style="background-color:#e6e6fa;">Gioved&igrave; 09 Febbraio 2012 Milano </span></strong><span style="background-color:#e6e6fa;">ore 18.00 &nbsp;ISPI Palazzo Clerici&nbsp;via Clerici, 5 -&nbsp;Presentazione del libro &quot;La Chiesa contro&quot;.Dalla sessualit&agrave; all&rsquo;eutanasia tutti i no all&rsquo;Europa moderna, con gli autori Sergio e Beda Romano. Ne parleranno Emma Bonino e Vito Mancuso,&nbsp;introduce Franco Bruni modera&nbsp;Monsignor Franco Buzzi (Prefetto dell&rsquo;Ambrosiana).</span></span><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/InvitoRomano.pdf">[PDF]</a></p>
<p><span style="color:#006400;">-</span></p>
<p><span style="color:#006400;"><strong><span style="background-color:#e6e6fa;">Gioved&igrave; 09 Febbraio 2012 Milano</span></strong><span style="background-color:#e6e6fa;"> </span>ore 21.00&nbsp;Chiesa di San Giovanni in Laterano, via Pinturicchio 35. Conferenza: Il dolore innocente.</span></p>
<p><span style="color:#006400;">-</span></p>
<p><span style="color:#006400;"><strong><span style="background-color:#e6e6fa;">Domenica 12 Febbraio 2012 Reggio Emilia </span></strong>ore 11.00, Sala degli Specchi del Teatro Municipale Valli. &quot;Aperitivo con Vito Mancuso&quot;, lo incontra Gabriella Caramore.</span></p>
<p><span style="color:#006400;">-</span></p>
<p><span style="color:#006400;"><strong><span style="background-color:#e6e6fa;">Luned&igrave; 13 Febbraio 2012 Ancona</span></strong> ore 21.00,&nbsp;Teatro Sperimentale.&nbsp;Questioni di frontiera &#8211; Fede.Vito interviene alla XVI edizione della rassegna &quot;Le parole della filosofia&quot;, promossa dal Comune di Ancona in collaborazione con la Societ&agrave; Filosofica Italiana.</span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Libri e libertà&#8221; Venezia, Isola di San Giorgio, 27 Gennaio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 14:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Testo completo dell&#39;intervento di Vito alla fondazione Giorgio Cini di Venezia, nell&#39;ambito del XXIX Seminario di perfezionamento della scuola per librati&#160;Umberto ed Elisabetta Mauri&#160;Sala di San Giorgio Maggiore. &#34;Libri e Liber&#224;&#34; Venezia 27 Gennaio 2012 PDF L&#8217;assonanza libri-libert&#224; che l&#8217;italiano deriva dal latino dove &#232; ancora pi&#249; intensa (liber-libertas) &#232; il tema che la &#8220;Scuola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; "><strong>Testo completo dell&#39;intervento di Vito alla fondazione Giorgio Cini di Venezia, nell&#39;ambito del XXIX Seminario di perfezionamento della scuola per librati&nbsp;Umberto ed Elisabetta Mauri&nbsp;Sala di San Giorgio Maggiore.</strong></p>
<p style="text-align: center; "><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/Venezia-27-gen-12.pdf">&quot;Libri e Liber&agrave;&quot; Venezia 27 Gennaio 2012 PDF</a></p>
<p><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/fondazione-cini-venezia.jpg"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-2999" height="225" src="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/fondazione-cini-venezia-300x225.jpg" title="fondazione cini venezia" width="300" /></a></p>
<div style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">L&rsquo;assonanza libri-libert&agrave; che l&rsquo;italiano deriva dal latino dove &egrave; ancora pi&ugrave; intensa (liber-libertas) &egrave; il tema che la &ldquo;Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri&rdquo; mi ha dato l&rsquo;onore e l&rsquo;onere di sviluppare a conclusione di questo XXIX Seminario di Perfezionamento. Dico l&rsquo;onore in riferimento al prestigio di questa iniziativa, al luogo in cui si celebra e ai nomi illustri che qui mi hanno preceduto. E dico l&rsquo;onere in considerazione dell&rsquo;ampiezza e della profondit&agrave; del tema e del pubblico esigente di fronte a cui devo parlare.</span></div>
<div style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">Pensando a libri e libert&agrave; si presentano alla mia mente una serie ricca e confusa di suggestioni. La prima &egrave; legata al luogo in cui ci troviamo, l&rsquo;isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, che a me, in quanto teologo e scrittore chiamato a riflettere su libri e libert&agrave;, richiama l&rsquo;enciclica di Pio VII <em>Diu satis videmur</em> (letteralmente: &ldquo;A lungo abbastanza ci sembra&rdquo;), scritta e pubblicata proprio in questo luogo il 15 maggio 1800. Il papa si trovava qui a San Giorgio perch&eacute; qui si era tenuto il conclave che due mesi prima l&rsquo;aveva eletto, dato che Roma era occupata dalle truppe napoleoniche. In questa sua prima enciclica Pio VII prende posizione a proposito di libri e libert&agrave; con queste precise parole: &ldquo;La salute stessa della Chiesa, dello Stato, dei Principi e di tutti i mortali, salute che dobbiamo considerare molto pi&ugrave; cara e pi&ugrave; importante della nostra vita, esige che questo potere sia tutto da Noi esplicato nel distruggere quel mortale flagello dei libri (peste librorum) &#8230; E non parliamo soltanto di strappare dalle mani degli uomini, di distruggere completamente bruciandoli quei libri nei quali si avversa la dottrina di Cristo apertamente; ma anche e soprattutto bisogna impedire che arrivino alle menti e agli occhi di tutti quei libri che operano pi&ugrave; nascostamente e pi&ugrave; insidiosamente (&#8230;) Su questo punto, venerabili fratelli, non possiamo chiudere gli occhi, n&eacute; tacere, n&eacute; essere troppo indulgenti.&rdquo; (<em>Enchiridion delle Encicliche, vol. 1, n&deg; 782-783</em>).&nbsp;</span></div>
<div style="text-align: justify; ">&nbsp;</div>
<p><span style="color:#2f4f4f;"><span id="more-2993"></span></span></p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">Sono parole che rimandano alla lunga e complessa storia del rapporto tra potere ecclesiastico e libri, che trova il suo culmine nei numerosi roghi di libri lungo i secoli e in quell&rsquo;immenso rogo metaforico che &egrave; stato l&rsquo;<em>Index Librorum Prohibitorum</em>, istituito da Paolo IV nel 1558 e abolito da Paolo VI nel 1966, dopo 408 anni di attivit&agrave; e 32 edizioni, l&rsquo;ultima della quale sotto Pio XII nel 1948. Ma visto che ci troviamo a Venezia, &egrave; doveroso ricordare che in Italia la prima edizione dell&rsquo;Indice dei libri proibiti non si ebbe a Roma, ma proprio qui a Venezia, nove anni prima, nel 1549, e solo in seguito la Roma pontificia acquist&ograve; il copyright di questo poco esaltante genere editoriale.&nbsp;</span>Ha quasi dell&rsquo;incredibile infatti vedere quanti e quali libri siano stati proibiti alla lettura dei cattolici, pena la scomunica latae sententiae, in ogni ambito del sapere: letteratura, filosofia, scienza, diritto, economia, ma soprattutto teologia, esegesi biblica, storia della Chiesa, spiritualit&agrave;. La principale vittima dell&rsquo;Indice infatti &egrave; stata la cultura cristiana, prova ne sia la messa all&rsquo;Indice di decine di edizioni della Bibbia, manuali di esegesi, grammatiche ebraiche e greche, persino le concordanze greche del Nuovo Testamento. Il vertice di questo meccanismo autoritario ed ignorante furono le condanne di Antonio Rosmini (beatificato nel 2007), di Savonarola (causa di beatificazione in corso), di Pascal e F&eacute;nelon (autori spirituali tra i pi&ugrave; letti), di suor Faustina Kowalska (canonizzata nel 2000), della prima monografia su Padre Pio (canonizzato nel 2002).</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">L&rsquo;Isola di San Giorgio Maggiore per&ograve;, per quanto attiene al rapporto libri e libert&agrave;, non &egrave; certo riducibile alla <em>Diu satis videmur</em>. Basta ricordare che ci troviamo nella sede della Fondazione Cini e che a poca distanza da noi si trova la Nuova Manica Lunga, l&rsquo;antico dormitorio dei monaci benedettini progettato dall&rsquo;architetto Giovanni Buora all&rsquo;inizio del Cinquecento, e ora cuore del complesso bibliotecario della Fondazione Cini a seguito della riqualificazione curata da Michele De Lucchi, con centinaia di migliaia di volumi sulla storia dell&rsquo;arte, la storia di Venezia, la letteratura, la musica, il teatro. Meno che mai Venezia, per quanto attiene alla sua immensa storia a proposito di libri e libert&agrave;, &egrave; riducibile alla prima edizione dell&rsquo;Indice, basti pensare che qualche decennio prima grazie ad Aldo Manuzio qui a Venezia era nata l&rsquo;editoria moderna. Impossibile al riguardo non menzionare Erasmo da Rotterdam che con Manuzio qui a Venezia collabor&ograve; tra il 1507 e il 1508, simbolo di quel cristianesimo umanistico e amante della libert&agrave;, che si differenzia sia dall&rsquo;autoritarismo delle bolle papali sia dal letteralismo di tendenza protestante che fa della Bibbia un &ldquo;papa di carta&rdquo;. L&rsquo;amore per la libert&agrave; si tradusse in Erasmo nella cura per i libri, in primo luogo nell&rsquo;edizione critica del testo greco del Nuovo Testamento pubblicata a Basilea nel 1516 presso l&rsquo;editore Johann Froben.</span></p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">Chi ama la libert&agrave; ama i libri e la loro esattezza; viceversa chi non ama la libert&agrave; non ama i libri e tanto meno ne cura l&rsquo;esattezza. Tra filologia e libert&agrave; la parentela &egrave; stretta, come ha messo acutamente in rilievo Luciano Canfora (Filologia e libert&agrave;, Mondadori 2008). Questo legame tra libri e libert&agrave; fa s&igrave; che ogni forma di potere totalitario dedichi sempre molta attenzione al controllo della cultura, perch&eacute; avverte che &egrave; anzitutto l&igrave; la principale insidia, il luogo dove pu&ograve; generarsi la scintilla della rivolta. Io mi sono limitato al potere ecclesiastico per motivi legati alla mia preparazione e al fatto che qui a San Giorgio papa Pio VII scrisse quelle parole poco benevoli verso i libri che vi ho letto (peste librorum), ma so bene che ogni totalitarismo ha avversato la libert&agrave; di stampa e di lettura, a prescindere dall&rsquo;impalcatura ideologica del suo potere, sia essa cattolica, o protestante (Michele Serveto venne fatto bruciare vivo da Calvino a Ginevra il 27 ottobre 1553 con il suo libro <em>De Trinitatis erroribus</em> legato alla coscia), oppure sia essa atea comunista o atea nazifascista o fondamentalista islamica o qualunque altra tipologia di totalitarismo.</span></p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">In questa prospettiva ricordo il poeta inglese John Milton, che nel 1644 scrisse l&rsquo;Areopagitica, uno degli scritti pi&ugrave; vibranti in favore della libert&agrave; di stampa, dove si leggono queste parole rivolte al Parlamento d&rsquo;Inghilterra che stava per introdurre una legge sulla censura e la distruzione dei libri: &ldquo;&Egrave; quasi uguale uccidere un uomo che uccidere un buon libro. Chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa, uccide l&rsquo;immagine di Dio nella sua stessa essenza&rdquo; (ed. it. p. 11).</span></p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">A proposito di parlamenti e di leggi mi sorge spontaneo a questo punto porre un interrogativo che prende spunto dalla data odierna, 27 gennaio, scelta dai Parlamenti di molti paesi, tra cui quello italiano, per celebrare la Giornata della Memoria in ricordo dello sterminio del popolo ebraico da parte dell&rsquo;odio nazista. Ho parlato di libri e libert&agrave; e ho criticato senza mezzi termini la censura da parte del potere. Ma come comportarsi con gli scritti dei negazionisti? &Egrave; noto che vi sono libri, articoli, siti web che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite e che la Sho&agrave; &egrave; solo un&rsquo;invenzione degli ebrei a scopo politico, una sorta di mito fondatore dello stato di Israele. Mi chiedo se nel nome della libert&agrave; di opinione si debbano tollerare questi mentitori che sanno di mentire. Noam Chomsky, ebreo americano, icona della sinistra progressista, ritiene che ognuno debba essere libero di pubblicare sempre e comunque le sue idee, al punto che alcune sue pagine al riguardo fanno da prefazione al libro di uno pi&ugrave; noti negazionisti, il francese Robert Faurisson, dal titolo <em>M&eacute;moire en D&eacute;fence. La question des chambres &agrave; gaz</em> (La vieille taupe, 1980). Io rimango nell&rsquo;incertezza, vedo argomenti a favore della censura e altri di segno opposto.</span></p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">Erano pi&ugrave; o meno questi temi (l&rsquo;isola di San Giorgio Maggiore, Pio VII, l&rsquo;Indice dei libri proibiti, Venezia, Manuzio ed Erasmo, il 27 gennaio giornata della memoria, e altri di cui non ho parlato per motivi di tempo, tra cui desidero almeno menzionare Paolo Sarpi) che mi si agitavano nella mente la mattina in cui avevo iniziato a riflettere su queste cose nella mia nuova casa di Bologna, la citt&agrave;, a proposito di libri e libert&agrave;, del <em>Liber Paradisus</em>, il libro della legge del 1256 con cui il comune di Bologna, primo in Italia, proclamava l&rsquo;abolizione della schiavit&ugrave; e la liberazione dei servi della gleba. A partire dal fatto che la mia casa odierna &egrave; piena di libri e che stavo riflettendo sui libri per parlarne a librai, mi venne di considerare la casa di quand&rsquo;ero&nbsp;</span>bambino. L&igrave; di libri non ce n&rsquo;erano molti, i primi di cui ho ricordo sono i due di testo delle elementari (libro di letture e sussidiario) e prima ancora il libricino di preghiere di mia madre. La mia famiglia per&ograve; fu sempre consapevole dell&rsquo;importanza della cultura e vi invest&igrave; con determinazione facendo entrare in casa non poche enciclopedie. La prima in assoluto fu un cofanetto di tre volumi intitolati Dizionario del sapere. <em>Enciclopedia moderna</em>, a cura di M. G. Bacci, Aristea, Milano 1965: il primo volume era verde e andava dalla A alla L, il secondo, rosso, dalla M alla Z, il terzo, blu, era un dizionario della lingua italiana. Poi fu la volta dell<em>&rsquo;enciclopedia illustrata Conoscere dei Fratelli Fabbri,</em> 16 volumi rilegati di tela rossa con la sovraccoperta nera su cui campeggiavano in primo piano una Madonna e un astronauta. Arrivava a casa un volume al mese e io, allora ai primi anni delle elementari, quando tornavo da scuola e lo trovavo neppure pi&ugrave; volevo mangiare tanto ne ero rapito, cos&igrave; che mia madre prese l&rsquo;abitudine di consegnarmi il nuovo arrivato solo a pranzo ultimato. Poi arriv&ograve; <em>l&rsquo;Enciclopedia delle Scienze</em> per i Giovani di Federico Motta in 20 volumi, con in omaggio un microscopio; poi <em>I Quindici</em> (che per&ograve; non ho mai amato) e ancora altre enciclopedie, dizionari, romanzi. L&rsquo;apoteosi la toccai quando, a seguito degli esami di terza media, mio padre mi regal&ograve; i 12 volumi della <em>Storia del Mondo moderno della Cambridge University Press</em>, pubblicata in Italia da Garzanti. Avendola pagata in contanti, ricevemmo in omaggio una trentina di &ldquo;Grandi Libri Garzanti&rdquo;, tra cui Omero, Shakespeare, Pu&scaron;kin, Gogol, Gončarov, Stendhal, Flaubert, Maupassant, Henry James, Melville e anche la Storia delle mie disgrazie e le lettere d&rsquo;amore ad Eloisa del teologo medievale Pietro Abelardo. Ricordo tutto questo per dire che posso testimoniare sulla mia pelle, a partire dalla storia della mia famiglia, il legame tra libri e libert&agrave;: libert&agrave; della mente, capacit&agrave; di riflessione e di giudizio autonomo, tutto questo &egrave; ci&ograve; che consegna la lettura a chi vi si dedica.</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">Non vorrei per&ograve; mitizzare il libro, n&eacute; la lettura e meno che mai gli autori. Sono anzi consapevole che il libro pu&ograve; diventare persino una grande prigione per l&rsquo;ego di chi lo scrive perch&eacute; lo potenzia in grado notevole. Ogni pubblicazione contiene una certa dose di narcisismo, e per la libert&agrave; non c&rsquo;&egrave; pericolo pi&ugrave; grande del narcisismo, perch&eacute; la libert&agrave; pi&ugrave; difficile da ottenere &egrave; quella da se stessi.&nbsp;</span>Spesso, per capire il grado di narcisismo di un autore, &egrave; sufficiente un&rsquo;occhiata alla scrittura. Da essa &egrave; possibile vedere quanto l&rsquo;autore intenda sedurre, cio&egrave; portare il lettore verso di s&eacute; facendolo stupire, se non stordire, ed esclamare &ldquo;com&rsquo;&egrave; bravo costui, quante cose che sa&rdquo;; e quanto invece intenda condurre, cio&egrave; accompagnare il lettore verso qualcosa di pi&ugrave; grande di s&eacute;, verso l&rsquo;onest&agrave; del reale. Quello che voglio dire &egrave; che anche i libri sottostanno all&rsquo;inquietante ambiguit&agrave; che connota ogni azione e ogni pensiero dell&rsquo;uomo. Ci&ograve; che salva, permettendo almeno qualche volta di uscire da questa ambiguit&agrave;, non sono i libri, &egrave; la verit&agrave; della vita. I libri sono buoni e salvifici nella misura in cui sono al servizio della vita, mentre sono nocivi se l&rsquo;occultano o la distorcono. Molto meglio un uomo schietto e onesto anche se analfabeta, che non un erudito che ha letto migliaia di libri in decine di lingue per finire prigioniero della sua alterigia e supponenza.&nbsp;All&rsquo;inizio del genere umano i libri non c&rsquo;erano, la libert&agrave; e la schiavit&ugrave; del cuore per&ograve; esistevano gi&agrave;. Poi arrivarono i libri scritti a mano su papiro a forma di rotolo, poi quelli su pergamena a forma di codice, e la libert&agrave; e la schiavit&ugrave; del cuore aumentarono in proporzione al loro diffondersi. Quando comparvero i libri stampati su carta con una diffusione enormemente superiore, la libert&agrave; e la schiavit&ugrave; aumentarono ancora, sia la schiavit&ugrave; sia la libert&agrave;, dando infine origine a quella miscela esplosiva che &egrave; stato il &lsquo;900. Che cosa sar&agrave; domani con la rapida diffusione del libro elettronico nessuno lo sa, se la libert&agrave; e la schiavit&ugrave; del cuore saranno ancora in equilibrio nella loro lotta millenaria, oppure se una delle due alla fine prevarr&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="color:#2f4f4f;">Quello che &egrave; certo, a mio avviso, &egrave; che in questo mondo che passa, e passando consuma ogni cosa; in questo mondo che ora fa gioire per il semplice fatto di esserci, ora gemere di rabbia e di dolore come schiavi alla catena; in questo mondo teatro dell&rsquo;essere e del nulla, libera scelta e cieco destino, allegria della mente e disperazione dell&rsquo;anima; in questo mondo di fantasmi e di&nbsp;</span>poesia, non c&rsquo;&egrave; nulla di pi&ugrave; grande del bene e della libert&agrave; che vi si dedica. Se c&rsquo;&egrave; una dimensione nella quale &egrave; possibile non dico superare, dico per lo meno sopportare, il fluire inesorabile di esseri viventi che nascono e muoiono, tutti necessariamente incatenati dalla brama di cibo e di orgasmo e di un posto sul palcoscenico per poter essere qualcuno e ricevere cos&igrave; la propria dose di applausi e di denaro, questa dimensione, sola possibile salvezza dai morsi della triplice catena, &egrave; il bene. Chi fa il bene si libera, almeno per un po&rsquo;, dalla catena alimentare, sessuale e sociale; chi no, no. Rimane servo. Volendo sintetizzare in una formula l&rsquo;unica possibile liberazione, parlo di bont&agrave; dell&rsquo;intelligenza. Raramente le due cose si ritrovano insieme, spesso si hanno uomini buoni ma poco intelligenti, per cui non sai se la loro bont&agrave; non sia altro che debolezza; oppure uomini dotati di intelligenza ma senza il minimo scrupolo di farne uso per asservire e umiliare. Di contro io ritengo che la bont&agrave; che desidera la luce dell&rsquo;intelligenza e l&rsquo;intelligenza che desidera il calore del bene, l&rsquo;unione di queste due dimensioni in ci&ograve; che chiamo bont&agrave; dell&rsquo;intelligenza, sia il vertice sommo a cui la vita di un essere umano possa arrivare. Del bene e del suo primato i libri possono essere esaltazione o repressione. <strong>Oggi, 27 gennaio 2012, &ldquo;giornata della memoria&rdquo; in ricordo del 27 gennaio 1945 quando vennero aperti i cancelli di Auschwitz</strong>, non &egrave; difficile fare esempi del primo e del secondo caso, basta pensare al <em>Diario</em> di Anna Frank, al <em>Diario e alle Lettere</em> di Etty Hillesum, a <em>Se questo &egrave; un uomo</em> di Primo Levi, oppure, sul versante opposto, a <em>Mein Kampf </em>di Adolf Hitler e a tutte le pubblicazioni negazioniste. Nelle giornate ordinarie per&ograve; &egrave; molto pi&ugrave; difficile distinguere, e per questo, in conclusione, auguro a ciascuno di riuscire a scrivere (in quanto autore), a pubblicare (in quanto editore), a diffondere (in quanto libraio) e soprattutto a leggere in quanto lettore quei libri da cui si intravede qualche raggio della bont&agrave; dell&rsquo;intelligenza.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>«Il mio Dio si chiama libertà»</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 14:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#34;I suoi libri vendono decine di migliaia di copie. Qui ragiona sulla sua visione della spiritualit&#224;.&#160;Facendo un netto distinguo tra fede e Chiesa&#34;. Intervista di Vito al &#34;Mattino&#34; di Padova&#160; di Silvia Ferrari. &#200; un teologo filosofo che sa come dialogare con i lettori, siano essi credenti o atei. Uno scrittore dalla prosa schietta, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; "><span style="font-size:14px;"><em><strong>&quot;I suoi libri vendono decine di migliaia di copie. Qui ragiona sulla sua visione della spiritualit&agrave;.&nbsp;Facendo un netto distinguo tra fede e Chiesa&quot;. Intervista di Vito al &quot;Mattino&quot; di Padova&nbsp;</strong></em></span></p>
<p style="text-align: center; "><span style="font-size:14px;"><em><strong>di Silvia Ferrari.</strong></em></span></p>
<p><span style="color:#006400;"><em>&Egrave; un teologo filosofo che sa come dialogare con i lettori, siano essi credenti o atei. Uno scrittore dalla prosa schietta, un pensatore dalla dialettica immediata. I suoi libri raggiungono ogni volta un successo editoriale sconcertante: l&rsquo;ultimo,&nbsp;Io e Dio. Una guida dei perplessi, edito da Garzanti, ha raggiunto in meno di sei mesi otto edizioni e pi&ugrave; di centomila copie vendute. Vito Mancuso &egrave; stato definito &laquo;il teologo che vuole rifondare la fede&raquo; per le sue posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, ma sa rassicurare e guidare anche chi nella fede non trova consolazione.&nbsp;&Egrave; in questi giorni in Veneto per presentare il suo ultimo libro: dopo Vicenza e Bassano del Grappa, &egrave; passato a Venezia alla Fondazione Giorgio Cini per un seminario della &laquo;Scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri&raquo;; poi a San Don&agrave; di Piave alla libreria Moderna; e sar&agrave; a Belluno nell&rsquo;aula magna dell&rsquo;Istituto Catullo mercoled&igrave; 1 febbraio alle 18.&nbsp;</em></span></p>
<p><span id="more-2982"></span></p>
<p style="text-align: justify; "><em><strong>Prof. Mancuso, si parla spesso di un allontanamento della societ&agrave; attuale dalla fede e dalla spiritualit&agrave;, ma i suoi libri raggiungono numeri impressionanti. Secondo lei, qual &egrave; la ragione del suo successo?&nbsp;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify; "><em><span style="color:#006400;">&laquo;Innanzitutto non &egrave; un fenomeno che riguarda solo me perch&eacute; i libri di spiritualit&agrave; in genere, rispetto a qualche anno fa, hanno pi&ugrave; attenzione. Io mi inserisco all&rsquo;interno di un fenomeno pi&ugrave; generale di attenzione, di richiesta di spiritualit&agrave; e di criticit&agrave; nei confronti della religione. C&rsquo;&egrave; una domanda di spiritualit&agrave; molto forte nel nostro paese alla quale l&rsquo;offerta della religione tradizionale per molti aspetti non riesce ad andare incontro. I miei libri, probabilmente, riescono ad incrociare questa domanda diffusa: sia per il linguaggio che curo molto e per la chiarezza espositiva; sia per il fatto che io, nel pensare il messaggio teologico, ho sempre molta attenzione nel trovare collegamenti con la dimensione filosofica e, dove &egrave; possibile, anche con quella scientifica. La dimensione veritativa del messaggio cristiano non viene annunciata in modo categorico, ma si confronta con prospettive opposte o diverse&raquo;.&nbsp;</span></em></p>
<p style="text-align: justify; "><em><strong>Questa nuova attenzione alla spiritualit&agrave; che lei rileva nella societ&agrave; di oggi da dove deriva?&nbsp;</strong></em><br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; "><em><span style="color:#006400;">&laquo;Deriva dal disagio, ovviamente. Le cose che sorgono molto spesso sorgono dal negativo. Anche la stessa religione sorge dal negativo e dal timore. Quello che scriveva Petronio, &ldquo;primus timor fecit deos&rdquo; (Fu la paura che cre&ograve; gli dei), &egrave; vero. Il negativo &egrave; non solo ci&ograve; che toglie, ma anche ci&ograve; che genera. C&rsquo;&egrave; quindi innanzitutto un disagio dell&rsquo;anima contemporanea che si trova orfana delle speranze politiche, delle speranze di cambiamenti strutturali per una societ&agrave; pi&ugrave; giusta, che si trova disorientata dalla globalizzazione e al cospetto di una situazione economico-finanziara critica. Da tutto ci&ograve; nasce un disagio che porta l&rsquo;essere umano a scendere pi&ugrave; in profondit&agrave; verso se stesso. Non in tutti, ma nelle persone pi&ugrave; sensibili questo disagio di fondo, invece di scaturire nella disperazione, nel carpe diem o nello scetticismo, scaturisce in un bisogno di profondit&agrave; e di raccoglimento&raquo;.</span></em></p>
<p style="text-align: justify; "><em><strong>La sua &egrave; una teologia della libert&agrave;, la proposta di pensare Dio come libert&agrave; e amore. Ma non &egrave; praticabile solo da pochi illuminati? La fede non &egrave; spesso paura o obbligo?&nbsp;</strong></em><br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; "><em><span style="color:#006400;">&laquo;S&igrave;, probabilmente in molti nasce da questa dimensione: paura di fronte al futuro e al destino di morte che riguarda tutti; l&rsquo;obbligo forse resta in qualcuno, ma va sempre pi&ugrave; diminuendo. Non c&rsquo;&egrave; mai un inizio puro delle cose. Se devo dire qual &egrave; il senso ultimo dell&rsquo;essere umano, guardando me stesso e il fenomeno umano, se devo dire qual &egrave; lo specifico dell&rsquo;uomo rispetto a qualunque altro essere vivente, questo &egrave; proprio quello che io chiamo libert&agrave;. Sono un fervente sostenitore del libero arbitrio, del primato dell&rsquo;etica e dell&rsquo;etica come &ldquo;principio responsabilit&agrave;&rdquo;, per citare Hans Jonas. Lei dice questa &egrave; una cosa per pochi&hellip; s&igrave;, per molti aspetti &egrave; vero, ma cosa bisogna fare? Anche la grande arte e la grande musica sono per pochi. Rimane l&rsquo;appello a una religiosit&agrave; che sia autentica e veramente degna di un uomo, che non pu&ograve; non partire dalla libert&agrave;. Non intendo una libert&agrave; fine a se stessa, ma la libert&agrave; di consegnarsi ad una dimensione pi&ugrave; grande. Per citare le parole di Ges&ugrave;: &ldquo;Padre, nelle tue mani affido il mio spirito&rdquo;&raquo;.&nbsp;</span></em></p>
<p style="text-align: justify; "><em><strong>In Italia uno dei maggiori ostacoli alla religione &egrave; dato dall&rsquo;identificazione tra Dio e Chiesa. Si pu&ograve; cambiare questo assioma?&nbsp;</strong></em><br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; "><em><span style="color:#006400;">&laquo;&Egrave; verissimo: quando si parla di Dio nella coscienza media degli italiani, l&rsquo;immagine che immediatamente arriva &egrave; non solo la Chiesa, ma ancora di pi&ugrave; il Papa. Su questo la chiesa cattolica ha una grossa responsabilit&agrave;: l&rsquo;ossequio al pontefice &egrave; diventato il discrimine in base al quale essere o non essere cattolici. Penso che sia necessario distinguere la dimensione ecclesiastica dalla dimensione di fede che &egrave; nettamente superiore. Credo che questa coscienza possa cambiare e lo credo a partire dai segnali che ricevo in base alla mia opera&raquo;.</span></em></p>
<p style="text-align: justify; "><em><strong>Che cosa pensa dell&rsquo;intervento del Vaticano sull&rsquo;opera teatrale di Romeo Castellucci &ldquo;Sul concetto di volto nel figlio di Dio&rdquo;, bollata come &laquo;pi&egrave;ce blasfema e offensiva nei confronti dei cristiani&raquo;?&nbsp;</strong></em><br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; "><em><span style="color:#006400;">&laquo;Non penso granch&eacute; bene. Oggi bisogna motivare le cose e il Vaticano non pu&ograve; permettersi di aggiungere benzina sul fuoco in questo momento senza dare motivazioni. Se effettivamente lo spettacolo &egrave; blasfemo bisogna motivare il perch&eacute;. Questa superficialit&agrave; nel trattare questioni cos&igrave; importanti come la libert&agrave; di espressione a livello artistico, tocca, per cos&igrave; dire, un dogma delle societ&agrave; laiche. Lo si pu&ograve; fare, ma occorre motivare&raquo;.&nbsp;</span></em></p>
<div style="text-align: center; "><em>Il Mattino, Marted&igrave; 31 gennaio 2012 &nbsp;<a href="http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/01/31/news/il-mio-dio-si-chiama-liberta-l-etica-spiegata-da-mancuso-1.3127665">&laquo;Il mio Dio si chiama libert&agrave;&raquo; link</a></em></div>
<div>
<hr /></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quell’addio disperato al volto di Gesù</title>
		<link>http://www.vitomancuso.it/2012/01/31/quelladdio-disperato-al-volto-di-gesu/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono&#160;stato al teatro Parenti di Milano a vedere l&#8217;opera Il concetto di Volto nel Figlio di Dio del regista Castellucci. Quello che mi ha colpito arrivando &#232; stata anzitutto la polizia, tantissima, quale nessuno si aspetta davanti a un teatro. La minaccia da cui doveva difendere direttrice, regista, attori e forse anche noi spettatori era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/qUIjAD8B9AI" width="500"></iframe></p>
<p style="text-align: justify; ">Sono&nbsp;stato al teatro Parenti di Milano a vedere l&rsquo;opera<span style="background-color:#f0ffff;"> </span><strong><em><span style="background-color:#f0ffff;">Il concetto di Volto nel Figlio di Dio</span></em></strong> del regista Castellucci. Quello che mi ha colpito arrivando &egrave; stata anzitutto la polizia, tantissima, quale nessuno si aspetta davanti a un teatro. La minaccia da cui doveva difendere direttrice, regista, attori e forse anche noi spettatori era una miscela di fanatismo religioso e di violenza fascista. &#8230;..</p>
<p><span id="more-2960"></span></p>
<p style="text-align: justify; ">Una&nbsp;miscela spesso manifestatasi nella nostra storia e nella cui trappola la gerarchia vaticana ancora una volta &egrave; caduta avendo preso sul serio, con una lettera della Segreteria di Stato del 16 gennaio, l&rsquo;appello alla guerra santa lanciato da alcuni di questi fanatici. Quanto si legge nella lettera del Vaticano (&ldquo;Sua Santit&agrave; auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunit&agrave; cristiana&rdquo;) ha condotto alcune decine di parlamentari e cittadini ad adoperarsi per impedire la messa in scena dello spettacolo.Di fronte a tutto ci&ograve; il compito del pensiero &egrave; distinguere i diversi livelli della questione, sedando le passioni e favorendo la riflessione, e a questo riguardo ritengo che l&rsquo;opera di Castellucci sollevi tre ordini di problemi: giuridici, artistici e religiosi.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="background-color:#f0f8ff;">Il livello giuridico</span> &egrave; il pi&ugrave; semplice perch&eacute;, nel nome della libert&agrave; di espressione, occorre tutelare la libert&agrave; dell&rsquo;artista cos&igrave; come quella degli spettatori. Penso debba essere fuori discussione la messa in scena dell&rsquo;opera e la sua permanenza fino a quando il pubblico la vorr&agrave;, e trovo quindi inammissibile che la Curia si sia permessa di criticare le scelte della direzione del Teatro Parenti senza aver visto lo spettacolo. Per&ograve; non posso fare a meno di chiedermi come si reagirebbe se qualcuno mettesse in scena uno spettacolo con tesi negazioniste sulle camere a gas oppure con tesi filomafiose di esaltazione degli assassini di Falcone e Borsellino : varrebbe anche allora l&rsquo;assoluto della libert&agrave; di espressione? Davvero non ci sono limiti alla dissacrazione?</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="background-color:#f0f8ff;">Per quanto concerne il profilo artistico</span>, si tratta a mio avviso di un&rsquo;opera mediocre, con un testo ripetitivo e molto povero, senza movimento n&eacute; dinamismo. Mi ha impressionato per la sua carica di realismo, ma non mi &egrave; piaciuta per l&rsquo;assenza di una delle caratteristiche essenziali dell&rsquo;arte, cio&egrave; la dimensione trasfigurante, quella capacit&agrave; di riprodurre la realt&agrave; senza caderne prigionieri, di servire il vero mantenendo la poesia, come nella grande pittura di Michelangelo o Van Gogh, o nel teatro di Eduardo De Filippo. Quanta immensa e torrenziale poesia c&rsquo;&egrave; in Giobbe, quanti colori e quante malinconie, del tutto assenti nel piatto grigiore di Castellucci.</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="background-color:#f0f8ff;">Infine il profilo religioso</span>. A mio avviso non si tratta di un&rsquo;opera blasfema, perch&eacute; manca il beffardo tono dissacratorio che caratterizza l&rsquo;atto blasfemo. Tuttavia c&rsquo;&egrave; un momento in cui vedendola ho provato disagio, quando l&rsquo;attore pi&ugrave; giovane bacia a lungo sulla bocca il Ges&ugrave; di Antonello da Messina con un bacio che fa pensare solo all&rsquo;erotismo, per nulla alla devozione. Prima un bacio, poi una serie di pugnalate. Di una cosa sono certo, che non si tratta di un&rsquo;opera religiosa, come vorrebbe il regista. Perch&eacute; un&rsquo;opera si possa definire religiosa, infatti, non &egrave; sufficiente che contenga elementi biblici o religiosi, perch&eacute; altrimenti nessuna lo sarebbe di pi&ugrave; dell&rsquo;<em>Anticristo</em> di Nietzsche. La presenza di riferimenti alla religione ne fa piuttosto un&rsquo;opera antireligiosa, dove cio&egrave; viene negato il movimento in cui consiste essenzialmente la religione, ovvero la relazione di se stessi con tutti i propri problemi (compresa la decadenza fisica e l&rsquo;incontinenza) a un senso pi&ugrave; ampio e pi&ugrave; avvolgente, sentito come salvezza e rifugio rispetto alla disperazione. C&rsquo;&egrave; pietas e tensione etica, ma non c&rsquo;&egrave; religio, n&eacute; c&rsquo;&egrave; affidamento, e il risultato &egrave; solo rabbia e disperazione.</p>
<p style="text-align: justify; ">Occorre poi prestare attenzione al titolo, Il concetto di <em>Volto nel Figlio di Dio</em>. Se c&rsquo;&egrave; un valore che l&rsquo;Occidente ha espresso nella sua storia millenaria, esso &egrave; proprio il volto. Se si considera l&rsquo;arte non occidentale (araba, cinese, giapponese&#8230;) emerge all&rsquo;istante quanto sia secondaria la presenza del volto umano. Al contrario, se si togliessero dai nostri musei i dipinti e le sculture raffiguranti volti umani, non rimarrebbe quasi nulla. La tradizione occidentale scaturita da Atene+Gerusalemme ha fatto del concetto di volto il cardine della propria concezione etica del mondo, ed &egrave; da qui che politicamente sono scaturiti i diritti dell&rsquo;uomo. Vedere qui che di fronte al dolore e alla malattia si squarcia il volto del figlio di Dio e del figlio dell&rsquo;uomo, il volto di quel Ges&ugrave; cos&igrave; umano, &egrave; assistere al ripudio del valore centrale della nostra tradizione. Ha scritto Simone Weil: &ldquo;<em>Contemplare la sventura altrui senza distoglierne lo sguardo; non solo lo sguardo degli occhi; ma senza distoglierne lo sguardo per mezzo della rivolta, o del sadismo, o di qualsiasi consolazione interiore</em>&rdquo;. Continuare a far vivere dentro di noi &ldquo;il concetto di volto&rdquo; &egrave;, a mio avviso, di importanza vitale per la nostra umanit&agrave;, mentre l&rsquo;opera di Castellucci ne &egrave; un addio amaro e disperato.Non credo che per questo un cattolico debba sentirsi offeso o addirittura vilipeso. Seduto in seconda fila, non mi sono sentito nulla di tutto ci&ograve;. Mi sono sentito semplicemente diverso dalla sua percezione del mondo e della vita. Ancora di pi&ugrave; per&ograve; mi sento diverso rispetto a quei cattolici che sono giunti a minacce violente verso la direzione del teatro e verso il regista, gente che cova dentro di s&eacute; un odio verso la modernit&agrave; e un immenso complesso di inferiorit&agrave; verso l&rsquo;Islam per la sua capacit&agrave; di presa sulle masse. Il Vaticano dando loro ascolto ha commesso il medesimo errore, seppure molto meno grave, di quando tre anni fa riammise quel vescovo lefebvriano negazionista e antisemita, egli s&igrave; esplicita negazione del concetto del volto del figlio di Dio.</p>
<p style="text-align: center; "><em>La Repubblica</em>, Gioved&igrave; 26 Gennaio 2012&nbsp;<a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/mancuso3.pdf">[PDF1]</a>,<a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/mancuso4.pdf">[PDF2]</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La fede non sia segno di forza</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 20:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il teologo Vito Mancuso sulle forme tradizionali di evangelizzazione. Il pellegrinaggio, ad esempio. &#160; di Aldo Bertagni &#160; Torner&#224; tra i fedeli dopo ben 63 anni. Sei tappe e la prima &#232; in agenda il prossimo 5 febbraio. La Madonna del Sasso torner&#224; dunque pellegrina come nel 1949, a guerra finita e ben oltre la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; color: rgb(26, 26, 24); text-align: center; ">Il teologo Vito Mancuso sulle forme tradizionali di evangelizzazione.</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; color: rgb(26, 26, 24); text-align: center; ">Il pellegrinaggio, ad esempio.</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; color: rgb(26, 26, 24); text-align: center; ">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; color: rgb(26, 26, 24); text-align: center; "><span style="font-size:12px;">di Aldo Bertagni</span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; color: rgb(26, 26, 24); text-align: center; ">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; color: #1a1a18"><span style="color:#008000;"><span style="font-size:12px;">Torner&agrave; tra i fedeli dopo ben 63 anni. Sei tappe e la prima &egrave; in agenda il prossimo 5 febbraio. La Madonna del Sasso torner&agrave; dunque pellegrina come nel 1949, a guerra finita e ben oltre la semplice &ldquo;discesa&rdquo; a Locarno come capit&ograve; nel 2009.Gi&agrave; tre anni fa si comprese quanto &egrave; forte il legame mariano, quanto ancora sa trasmettere entusiasmo e valori. Per contro c&rsquo;&egrave; chi sussurra (perch&eacute; a dirlo anche solo a voce moderata si passa per &ldquo;eretici&rdquo;) che forse non &egrave; proprio questa la strada per ringiovanire il messaggio cristiano, l&rsquo;evangelizzazione. Si sussurra nelle parrocchie e anche in alcuni ambienti clericali. La secolarizzazione &egrave; l&igrave; da vedere e sono tempi difficili per ogni diocesi europea. Lugano non fa eccezione. Se poi si considera la fase di transizione con il vescovo Pier Giacomo Grampa in attesa di un segnale dal Vaticano (se continuare o meno, dati i limiti d&rsquo;et&agrave;), non sono pochi gli elementi che indurrebbero a una riflessione pacata, non &ldquo;esibita&rdquo;. Cosa significa oggi portare tra la gente l&rsquo;effigie mariana? </span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; color: #1a1a18"><span style="color:#008000;"><span style="font-size:12px;">L&rsquo;abbiamo chiesto a <strong>Vito Mancuso</strong>&#8230;</span></span></p>
<p><span id="more-2931"></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; color: #1a1a18"><span style="color:#008000;"><span style="font-size:12px;">&#8230;teologo e docente universitario, nonch&eacute; scrittore di successo non proprio osannato dalla gerarchia ecclesiastica per le sue tesi certo coraggiose e al contempo ricche di &ldquo;sostanza&rdquo; religiosa. &laquo;Portare in giro la Madonna? Non ci vedo niente di male. A patto che non sia l&rsquo;unica proposta di fede&raquo; ci dice Mancuso.</span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; color: #1a1a18"><span style="color:#008000;"><span style="font-size:12px;">Lo &ldquo;prendiamo&rdquo; al telefono in mattinata, mentre si trova in aeroporto e attende il volo per Genova dove terr&agrave; una conferenza alcune ore pi&ugrave; tardi. Il giorno dopo gi&agrave; l&rsquo;aspettano a Belluno, e poi in un&rsquo;altra citt&agrave; italiana. Da quando ha iniziato a pubblicare libri dove si rivisita il cristianesimo e il bisogno di mistero, di sacro, Vito Mancuso non ha pi&ugrave; una vita tranquilla. Dibattiti, interviste, polemiche con le gerarchie ecclesiastiche. Il suo ultimo tomo (&ldquo;Io e Dio&rdquo;) pubblicato lo scorso autunno &egrave; balzato subito in vetta alle classifiche italiane.</span></span></p>
<p><span style="font-size:12px;">Professore, glielo chiediamo senza fronzoli e giri di parole. Che senso ha oggi portare in giro la statua della Madonna?</span>Pur ammettendo il forte bisogno di sacro oggi presente nella societ&agrave; europea, quanto c&rsquo;&egrave; di moderno nel pellegrinaggio mariano?</p>
<p><em><span style="color:#008000;">&laquo;Guardi, il bisogno di sacro &egrave; avvertito da diverse tipologie di persone e avendo la nostra anima e la nostra mente un rapporto con la cultura molto diversa, che cambia da individuo a individuo, questo bisogno di sacro si esplicita simbolicamente parlando in forme diverse; a seconda della formazione culturale di ciascuno&raquo;.</span></em></p>
<p>Ci&ograve; detto?</p>
<p><em><span style="color:#008000;">&laquo;Queste forme devozionali, come i pellegrinaggi, possono essere importanti e per qualcuno magari molto importanti. Io in s&eacute; non ci vedo nulla di strano e nulla di male. Francamente vedo ogni custodia, ogni forma, di frammenti della tradizione del passato in s&eacute; positiva. A patto per&ograve; che questa devozione non venga scambiata per la fede stessa; resti una modalit&agrave;, diciamo cos&igrave;, di celebrazione della fede. E ancora, non deve essere imposta a tutti. Per intenderci: la diocesi non pu&ograve; dire che per essere cattolici oggi in Canton Ticino occorre aderire, partecipare a questo evento. Fatti salvi questi due aspetti non ci vedo nulla di strano&raquo;.</span></em></p>
<p>Non siamo lontani dalla modernit&agrave;?</p>
<p><em><span style="color:#008000;">&laquo;Faccio un&rsquo;analogia con la&nbsp;Messa tridentina. Cosa non mi convince della volont&agrave; di riprendere la Messa in latino e via discorrendo? Non &egrave; tanto restaurare una forma di rito che per secoli e secoli il cattolicesimo ha celebrato come la pi&ugrave; alta forma di liturgia. Quello che non mi convince &egrave; la contrapposizione alla forma liturgica del Concilio Vaticano II o se vuole, la riproposizione di un cattolicesimo oscurantista che traspare sotto quella proposta. Si tratta dunque di capire qual &egrave; il contorno, quali le sottolineature. Cosa intende fare la diocesi di Lugano riproponendo questa antica forma&raquo;.</span></em></p>
<p>Beh, in verit&agrave; la diocesi luganese la propone come una delle strade possibili&nbsp;per avvicinarsi o riavvicinarsi alla fede. Per&ograve;&#8230; in un periodo cos&igrave; complesso, dove il cattolico europeo &egrave; confrontato quasi quotidianamente con diverse culture e identit&agrave; religiose, non c&rsquo;&egrave; il rischio che questa forma passi come un&rsquo;esibizione di forza, peraltro non moderna?</p>
<p><em><span style="color:#008000;">&laquo;Lei solleva due aspetti. Che non sia legata al moderno, ovvero alla devozione odierna del sacro, direi che &egrave; evidente. Poi c&rsquo;&egrave; la questione che lei cita, la prova di forza. Mah, io non escluderei che dietro la volont&agrave; di riproporre il pellegrinaggio ci sia il desiderio di contarsi, fare massa, dire noi ci siamo,&nbsp;siamo ancora quelli che hanno la maggioranza. Non mi sento di escluderlo perch&eacute; oggi vedo nella coscienza cattolica pi&ugrave; tradizionale un po&rsquo; di paura, di timore. Del resto altre modalit&agrave; di vivere la fede, e penso soprattuto all&rsquo;Islam, sono pi&ugrave; presenti e pi&ugrave; attive e questo inquieta la coscienza cattolica tradizionale che rispolvera cos&igrave; alcune forme del passato per poter dire: un tempo anche noi eravamo tanti e forti, pregavamo nelle strade e torniamo a farlo. Per&ograve; lo ripeto: il pellegrinaggio, se non animato dal revanscismo, non &egrave; in s&eacute; una cosa sbagliata. Tutto dipende dalla sapienza pastorale della diocesi nel saperlo indirizzare&raquo;.</span></em></p>
<p>Intervista di Vito a &quot;la Regione Ticino&quot; del 25. Gennaio 2012; &nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 8.5px/normal Helvetica; color: rgb(26, 26, 24); text-align: center; "><span style="font-size:12px;"><span style="color:#006400;"><span style="background-color:#e6e6fa;">&nbsp;&quot;</span></span><em><span style="background-color:#e6e6fa;"><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/250112_04_laRegione-Ticino.pdf"><span style="color:#006400;">la Regione Ticino Pdf</span></a><span style="color:#006400;">&nbsp;&quot;</span></span></em></span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vita e Morte di Michele Serveto di Roland Bainton</title>
		<link>http://www.vitomancuso.it/2012/01/19/vita-e-morte-di-michele-serveto-di-roland-bainton/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Home]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 13 Gennaio in libreria per la Collana &#34;Campo dei Fiori&#34; Introduzione di Adriano Prosperi play Studioso e medico spagnolo, testimone delle persecuzioni contro ebrei e musulmani, autore di un libro esplosivo dal titolo &#34;Gli errori della Trinit&#224;&#34;, Michele Serveto fu a lungo costretto a vivere sotto falso nome (Michel de Villeneuve) per sfuggire all&#8217;Inquisizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 13 Gennaio in libreria per la Collana &quot;Campo dei Fiori&quot;</p>
<p><strong>Introduzione di Adriano Prosperi</strong></p>
<p style="text-align: center; "><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/serveto_def1.png"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-2900" height="217" src="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2012/01/serveto_def1.png" title="serveto_def" width="142" /></a></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><font class="Apple-style-span" color="#1c1c1c"><b><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/04/Vito5.mp3">play</a></b></font></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><em><span style="color:#0000ff;">Studioso e medico spagnolo, testimone delle persecuzioni contro ebrei e musulmani, autore di un libro esplosivo dal titolo &quot;Gli errori della Trinit&agrave;&quot;, Michele Serveto fu a lungo costretto a vivere sotto falso nome (Michel de Villeneuve) per sfuggire all&rsquo;Inquisizione cattolica.</span></em></p>
<p><span id="more-2898"></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><em><span style="color:#0000ff;">Quando per&ograve; giunger&agrave; nella protestante Ginevra, verr&agrave; arrestato e bruciato in una pubblica piazza per ordine di Giovanni Calvino. Era il 27 ottobre 1553 e Serveto aveva 42 anni.</span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><em><span style="color:#0000ff;">Il suo caso riecheggi&ograve; in tutta Europa, segnando l&rsquo;inizio dell&rsquo;idea moderna di tolleranza religiosa. Commentandone la morte a distanza di pochi mesi, l&rsquo;umanista francese Sebastiano Castellione scrisse le celebri parole: &laquo;Uccidere un uomo non signiﬁca difendere una dottrina, ma solo uccidere un uomo&raquo;.</span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><em><span style="color:#0000ff;">Oggi Michele Serveto rappresenta uno dei simboli pi&ugrave; vividi e drammatici della lotta per la libert&agrave; di pensiero, accanto a Giordano Bruno e Galileo Galilei. Le sue idee sull&rsquo;uomo nato libero e innocente, sul mistero della divinit&agrave; che &egrave; rigorosamente unitario, sono sopravvissute alla distruzione del suo corpo e dei suoi libri.</span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><em><span style="color:#0000ff;">Questa biograﬁa, opera di uno dei pi&ugrave; autorevoli e brillanti storici contemporanei e tradotta per la prima volta in Italia, far&agrave; sperimentare al lettore l&rsquo;emozione dell&rsquo;incontro con la vita e la morte di Michele Serveto, e sar&agrave; come un monito a essere sempre in prima linea nella difesa della libert&agrave; di coscienza.</span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><em><span style="color:#0000ff;">&laquo;Uccidere un uomo non signiﬁca difendere una dottrina, ma solo uccidere un uomo&raquo;.<br />
	Sebastiano Castellione, 1554 commentando la morte di Serveto</span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><span style="color:#0000ff;"><em>&laquo;La polemica che nell&rsquo;Europa riformata si accese subito dopo la sentenza capitale non si &egrave; mai placata. Bainton non polemizza: invita a capire gli uomini di quel tempo. Secondo lui, la morte di Serveto ebbe l&rsquo;e&lt;etto di porre la questione della libert&agrave; religiosa&raquo;.</em></span><br />
	&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; "><strong style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; font-weight: bold; color: rgb(28, 28, 28); background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; ">Roland Bainton</strong></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; ">Per oltre quarant&rsquo;anni professore di Storia della Chiesa presso l&rsquo;universit&agrave; americana di Yale, &egrave; internazionalmente annoverato<br />
	tra i pi&ugrave; prestigiosi storici dell&rsquo;et&agrave; moderna.</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 13px; vertical-align: baseline; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; line-height: 18px; text-align: center; ">Votato allo studio degli &ldquo;spiriti liberi&rdquo; nonch&eacute; scrittore incisivo e vivace, tra i suoi libri pi&ugrave; importanti vi &egrave; l&rsquo;ormai classica biograﬁa di Lutero, pubblicata a pi&ugrave; riprese da Einaudi e che in America ha venduto pi&ugrave; di un milione di copie, oltre a La riforma protestante (Einaudi) e La lotta per la libert&agrave; religiosa (il Mulino).</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;La fede è credere come Gesù&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 21:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le tre dimensioni di Ges&#249;, il Vangelo di Marco e quello di Giovanni, la fede come libert&#224; e amore e non come obbedienza. Intervista di Cooperazione a Vito Mancuso PDF Per Papa Ratzinger il Ges&#249; storico si trova solo nei Vangeli sinottici e negli altri testi canonizzati. Ci sono per lei scritti apocrifi che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 20px/normal Times; text-align: center; "><span style="color:#3366cc;"><strong><em><span style="font-size:14px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Le tre dimensioni di Ges&ugrave;, il Vangelo di Marco e quello di Giovanni, la fede come libert&agrave; e amore </span></span></em></strong></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 20px/normal Times; text-align: center; "><span style="color:#3366cc;"><strong><em><span style="font-size:14px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">e non come obbedienza.</span></span></em></strong></span></p>
<p style="text-align: center; "><span style="font-size:12px;"><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/12/IntervistaMancuso.pdf"><span style="background-color:#e6e6fa;">Intervista di Cooperazione a Vito Mancuso PDF</span></a></span></p>
<hr />
<p><em><strong><span style="font-size:12px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Per Papa Ratzinger il Ges&ugrave; storico si trova solo nei Vangeli sinottici e ne</span></span>gli altri testi canonizzati. Ci sono per lei scritti apocrifi che hanno un contenuto storico accettabile?</strong></em></p>
<p><span style="color:#0033cc;">Oggi &egrave; opinione diffusa tra la gran parte dei teologi, degli esegeti e degli storici che, all&rsquo;interno di quella trentina di testi che chiamiamo Vangeli apocrifi,&nbsp;almeno uno vada considerato storicamente attendibile.&nbsp;&Egrave; il Vangelo cosiddetto di Tommaso.</span></p>
<p><em><strong>Qual &egrave; il Vangelo canonico che ospita l&rsquo;essenza del messaggio di Ges&ugrave;?</strong></em></p>
<p><span style="color:#0033cc;">&Egrave; difficile dirlo, perch&eacute; un conto &egrave; dire Ges&ugrave; e un conto &egrave; dire Cristo, come ho sottolineato nella prima risposta. Posso dire che il Vangelo che parla di pi&ugrave; di Ges&ugrave; storico &egrave; il primo, quello di Marco, dove si ha un Ges&ugrave; che parla poco e agisce tanto; che quando parla fa riferimento alla vita dei campi, agli esempi della vita dei pescatori, all&rsquo;ambiente rurale della Galilea di quel tempo. Invece, il Vangelo che parla di pi&ugrave; del Cristo &egrave; il quarto, quello di Giovanni, dove si ha un Ges&ugrave; che parla tanto e agisce poco. Insomma, mentre nel Vangelo di Marco c&rsquo;&egrave; il primato della prassi, in Giovanni c&rsquo;&egrave; il primato della teoria. La grande scommessa del Cristianesimo &egrave; poter unire queste due dimensioni.</span></p>
<p><span id="more-2841"></span></p>
<p><em><strong>Nel suo recente saggio &laquo;Io e Dio&raquo; lei afferma che la fede cristiana non &egrave; &laquo;credere Ges&ugrave;&raquo;, come&nbsp;vuole la dottrina cattolica ufficiale, ma &laquo;credere come Ges&ugrave;&raquo;&#8230;.</strong></em></p>
<p><span style="color:#0000cd;">Ci sono modalit&agrave; di visione del mondo e impostazioni etiche di Ges&ugrave; che non sono oggi accettabili, ospitabili in una mente adeguatamente responsabile. Un esempio: il Ges&ugrave; che si rapportava ai non ebrei e che non volle guarire la bambina della donna cananea, cio&egrave; sirofenicia. Accett&ograve; solo dopo le suppliche della donna. Possiamo noi comportarci cos&igrave; nei confronti degli stranieri, dei non ebrei? Ovviamente no. Quindi, credere Ges&ugrave; non significa seguire tutto quello che Ges&ugrave; ha fatto, tutto ci&ograve; che ha detto. La cosa decisiva &egrave; invece &laquo;credere come Ges&ugrave;&raquo; ovvero ospitare nel nostro cuore, nella nostra mente la sua opzione fondamentale nei confronti della vita che &egrave; all&rsquo;insegna dell&rsquo;amore, che l&rsquo;ha portato a superare suoi pregiudizi di ebreo maschio e a guarire la figlia della donna pagana. Ed &egrave; giunto a riformulare la legge del duplice comandamento &laquo;Amare Dio, amare il prossimo&raquo;.</span></p>
<p><em><strong>Sul fondamento del Cristianesimo, mentre la Chiesa a volte richiama l&rsquo;Incarnazione, altre la Croce e la Resurrezione,&nbsp;lei invece mette al centro l&rsquo;amore di Ges&ugrave;. Perch&eacute;?</strong></em></p>
<p><span style="color:#0000cd;">&Egrave; un dato di fatto. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica il centro della&nbsp;fede &egrave; a volte l&rsquo;Incarnazione, a volte la morte e la Resurrezione. A mio avviso va innanzi tutto presa sul serio la contraddizione della vita, essere uomini onesti che guardano il mondo per quello che &egrave;, dove si vedono ragioni di bene e di male, motivi per dire che la vita &egrave; ingiusta e per dire che &egrave; giusta, motivi per dire &laquo;sarebbe meglio non essere nati&raquo; e motivi per dire che &egrave; giusto e bello essere nati. Se si &laquo;sente&raquo; tutta questa contraddizione &ndash; non &egrave; una dimensione della ragione &ndash; l&rsquo;opzione fondamentale della nostra vita va posta sul lato positivo piuttosto che sul negativo; dire di s&igrave; alla ragionevolezza della vita, dire di s&igrave; al bene nonostante il male, dire di s&igrave; alla giustizia nonostante le ingiustizie. Questa &egrave;, esistenzialmente parlando, il centro della fede e il punto di appoggio archimedeo per sollevare questo piccolo pezzo di mondo che siamo noi &egrave; l&rsquo;opzione per il bene, l&rsquo;amore.</span></p>
<p><em><strong>La sua teologia della libert&agrave;, declinata come&nbsp;amore, parte dall&rsquo;Io, dal primato della coscienza contro la tradizione di Chiesa + Bibbia, fondata sull&rsquo;obbedienza. Ci sono affinit&agrave; con le istanze del Protestantesimo?</strong></em></p>
<p><span style="color:#0000cd;">Ci sono delle analogie. C&rsquo;&egrave; senza dubbio una dimensione decisiva della libert&agrave; personale in Lutero che, nella Dieta di Worms, di fronte a Carlo V che gli ingiunge di rinnegare le sue istanze, dice &laquo;Io sto qui perch&eacute; andrei contro la mia coscienza&raquo;. Per&ograve; Lutero, se da un lato sottolinea il valore dell&rsquo;Io, dall&rsquo;altro lo rende totalmente incapace di una libert&agrave; positiva, che sa scegliere il bene. Non a caso &egrave; l&rsquo;autore di &laquo;De servo arbitrio&raquo;. Da quando ho studiato teologia ho sentito che la mia posizione non &egrave; n&eacute; quella della teologia cattolica tradizionale n&eacute; quella di Lutero. Io mi sono sentito sempre molto affine a Erasmo da Rotterdam, alla sua visione che vive all&rsquo;interno del cattolicesimo e all&rsquo;interno del protestantesimo. Con una modalit&agrave; che sostanzialmente rifiuta sia il dogmatismo del Magistero sia di quello biblico. Quindi, dico no al principio autorit&agrave; della Chiesa cattolica e della lettera biblica. Difendo la libert&agrave; di coscienza. Punto.</span></p>
<p><em><strong>Lei esalta la libert&agrave;, ma per molti neuroscienziati, l&rsquo;io-soggetto, il libero arbitrio sono illusioni&#8230; </strong></em></p>
<p><span style="color:#0000cd;">&#8230; ma io non ritengo che la libert&agrave; sia assoluta. Nel momento in cui io agisco sono prima legato al mio istinto e poi decido di legarmi al destino. Tuttavia, una volta che ho agito, anche a distanza di un&rsquo;ora, un giorno, io posso vedere quello che ho fatto, posso giudicarmi e giungere anche a riformarmi. &Egrave; chiaro che se noi andiamo a cercare il principio direttivo, cio&egrave; l&rsquo;anima spirituale, mediante i mezzi della neuroscienza non lo troveremo mai. Non possiamo rintracciarlo analiticamente. &Egrave; quando noi agiamo, che ci giochiamo completamente noi stessi, siamo capaci di libero arbitrio, di creativit&agrave;. Ed &egrave; qui che si esprime il sapore individuale di ciascun uomo, per cui noi siamo uguali dal punto di vista&nbsp;della neurobiologia, ma siamo diversissimi quanto a personalit&agrave;. Negare ci&ograve; significa negare l&rsquo;essenza specifica dell&rsquo;essere umano. Per questo io combatter&ograve; fino alla fine dei miei giorni per la libert&agrave;, contro il dogmatismo ecclesiastico e contro un certo scientismo che ci riduce a delle macchine.</span></p>
<p><em><strong>La sua proposta di pensare Dio come libert&agrave; e amore sembra troppo radicale ed elitaria, pi&ugrave; per santi e &laquo;illuminati&raquo; che per la massa dei credenti, che coltivano la fede per tradizione, paura, obbedienza.</strong></em></p>
<p><span style="color:#0000cd;">Non &egrave; la dimensione intellettuale a distinguere i credenti. Quello che conta veramente nella vita di un uomo non sono le idee che professa ma le azioni; quanto pesa il suo cuore, se pu&ograve; ospitare il bene, la giustizia, se &egrave; un uomo di parola, onesto. Non posso, per esempio, pensare che la fede di mia madre, una persona semplicissima, sia minore della mia. Sulla mia proposta teologica sono gli altri a giudicare se &egrave; troppo radicale, se &egrave; intellettuale&#8230; Se fosse cos&igrave; elitaria non si spiegherebbe per&ograve; il successo di pubblico e di attenzione che i miei libri raggiungono. Di pi&ugrave;, ricevo tante lettere stupende da persone di una certa et&agrave; che hanno preso in mano i miei testi e hanno visto che si pu&ograve; benissimo credere mettendo in dubbio alcune cose della nostra religione.&nbsp;</span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vito Mancuso / Pagina FAN su Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 22:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avendo superato il limite massimo delle amicizie su Facebook, per rispondere alle numerose richieste che ricevo, ho aperto la nuova pagina : Vito Mancuso Pagina FAN su Facebook link Invito vecchi e nuovi amici ad iscriversi ! &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; "><span style="color:#0000ff;"><em>Avendo superato il limite massimo delle amicizie su Facebook,</em></span></p>
<p style="text-align: center; "><span style="color:#0000ff;"><em>per rispondere alle numerose richieste che ricevo, </em></span></p>
<p style="text-align: center; "><span style="color:#0000ff;"><em>ho aperto la nuova <font class="Apple-style-span">pagina :</font></em></span></p>
<p style="text-align: center; "><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/12/facebook1.jpg"><img alt="" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2803" height="150" src="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/12/facebook1-150x150.jpg" title="facebook" width="150" /></a></p>
<p style="text-align: center; "><strong><em><a href="http://www.facebook.com/pages/Vito-Mancuso-Pagina-FAN/160187024082886?sk=wall"><span style="color:#0000cd;"><span style="background-color:#e6e6fa;">Vito Mancuso Pagina FAN su Facebook link</span></span></a></em></strong></p>
<p style="text-align: center; "><span style="color:#0000ff;"><em>Invito vecchi e nuovi amici ad iscriversi !</em></span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vito a Colloquia 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Home]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Festival delle Idee &#160;(Foggia &#8211; marzo 2011) &#160; Confini: la norma e il suo contrario&#160; &#160; &#160; Vito Mancuso &#8211; La norma e il suo contrario PDF &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 16px/normal Times; text-align: center; "><span style="font-size:18px;"><em><span style="color:#008080;"><b>Il Festival delle Idee &nbsp;</b><span style="font: 11.0px Times"><b>(Foggia &ndash; marzo 2011)</b></span></span></em></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 16px/normal Times; text-align: center; ">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 16px/normal Times; text-align: center; "><em><span style="color:#008080;"><b>Confini: la norma e il suo contrario&nbsp;</b></span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 16px/normal Times; text-align: center; ">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 26px/normal Times; text-align: center; "><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/12/Vito361.jpg"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-2826" height="186" src="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/12/Vito361-300x186.jpg" title="Vito36" width="300" /></a></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 26px/normal Times; text-align: center; ">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 26px/normal Times; text-align: center; "><em><span style="font-size:16px;"><font class="Apple-style-span"><b><span style="background-color:#afeeee;"><a href="http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2011/12/Mancuso-la-norma-e-il-suo-contrario.pdf"><span style="color:#008080;">Vito Mancuso &#8211; La norma e il suo contrario PDF</span></a></span></b></font></span></em></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 26px/normal Times; text-align: center; ">&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Io e Dio&#8221; Video</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 18:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mferuglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#34;Per ogni uomo che viene sulla terra la partita della vita &#232; sempre tra Io e Dio.&#34; &#160;]]></description>
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<p style="text-align: center; "><span style="font-family:comic sans ms,cursive;"><strong><em>&quot;Per ogni uomo che viene sulla terra la partita della vita &egrave; sempre tra Io e Dio.&quot;</em></strong></span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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