Vito Mancuso



Critiche

Apprezzamenti

Non sono mancati però esponenti del mondo cattolico che hanno manifestato apprezzamenti per l’opera di Mancuso. Il cardinale Carlo Maria Martini, dopo aver affermato rivolgendosi all’autore di “sentire parecchie discordanze su quanto tu concludi su diversi punti”, continua dicendo che “non  posso negare che tu cerchi sempre di ragionare con rigore, con onestà e con lucidità”, concludendo che “sarà difficile parlare di questi argomenti senza tenere conto di quanto tu ne hai detto con penetrazione coraggiosa” (dalla lettera che figura come prefazione a L’anima e il suo destino, datata Gerusalemme, 5 novembre 2006). E non manca un’annotazione esistenziale: “Vedo che in tutto questo sta portando frutto tutta la tua storia, la tua passione per la ricerca, il tuo cammino di onestà e di verità, tutto il tuo amore per lo studio e il tuo amore per la vita.”

Il teologo Carlo Molari ha concluso una lunga recensione in due articoli per la rivista cattolica “Rocca” con questo giudizio complessivo: “Un modo chiaro ed efficace di annunciare la speranza cristiana” (“Rocca” 7/2008).

Ma è dalla Francia, a seguito dell’edizione francese de L’anima e il suo destino (De l’âme et de son destin, Albin Michel, Paris 2009), che arrivano le parole più sorprendenti. L’autorevole rivista dei domenicani francesi La Vie Spirituelle ha scritto:

“Vito Mancuso ha il coraggio di parlare di ciò che la teologia perlopiù tace a causa del carattere incomprensibile, per noi contemporanei, di certe formule dottrinarie su quelle questioni che sono tuttavia decisive se si vuole salvaguardare il cuore della nostra fede cristiana, cioè la morte e la risurrezione di Cristo e, di conseguenza, la morte e la risurrezione di ciascuno di noi. Il principio di autorità non basta… La sua riflessione è molto ben documentata e, malgrado la profondità delle analisi, resta accessibile a un lettore non specialista… Il teologo italiano pone la dottrina cattolica di fronte alle sue contraddizioni interne (per esempio riguardo al peccato originale e a qualche perno della teologia agostiniana)… Bisognerebbe potergli rispondere, ma per farlo bisognerebbe avere la medesima esigenza di verità intellettuale” (Laurent Lemoine, O.P., in “La Vie Spirituelle”, novembre 2009, p. 571).

Per quanto riguarda il fronte filosofico, ha scritto la filosofa Franca D’Agostini recensendo La vita autentica:

“Abbiamo così un’introduzione perfettamente laica, e più precisamente filosofica, alla vita spirituale, e al suo primato. L’uomo autentico che Mancuso propone è l’uomo filosofico: l’uomo che pensa, discute, rivede continuamente le proprie credenze, in funzione della verità, del bene, della giustizia (e non di ciò che la communis opinio chiama vero, buono, giusto). È un’ipotesi di buona vita che era già presente nei greci, e che la filosofia di ogni epoca ha ricostruito e riproposto, infinitamente, con linguaggi diversi, da Socrate a Hannah Arendt. La ricezione di questa immagine è stata contrastata, prima dalla religione, poi dalla scienza, e oggi è messa a tacere dal clamore confuso di scienza e fede, alle prese con nuovi, irrilevanti conflitti. Il fatto che Mancuso, teologo intelligente e aperto, sia giunto a proporci oggi proprio questa immagine, ci dice che i tempi sono maturi. Nella disgraziata inautenticità dell’Italia, terra di raccomandazioni e corruzione, forse sta preparandosi un ritorno alla buona filosofia, finalmente libera dal minuetto irrilevante delle guerre culturali” (“La Stampa Tuttolibri”, 19 dicembre 2009).

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