Prossimi appuntamenti con Vito

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Verona domenica 1 maggio Chiesa di San Nicolò all’Arena ore 18.00; Incontro con il teologo Vito Mancuso sul tema «CERCATORI DI DIO MA DI QUALE DIO?» L’evoluzione di Dio e la ricerca del sacro. Momenti musicali del Coro Giovani di san Nicolò Cercatori di Dio Verona 1 maggio [PDF]

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Firenze mercoledì 4 maggio Teatro della Pergola in via della Pergola 32, ore 17.30; Presentazione dell'ultimo saggio DIO E IL SUO DESTINO (Garzanti)

Mancuso 4 maggio 2016


Milano venerdì 6 maggio Teatro Litta Corso Magenta 24 ore 18.00;  Presentazione di DIO E IL SUO DESTINO (Garzanti) con Moni Ovadia.


Lucca sabato 7 maggio Classica Music Festival 2016. Chiesa di S. Maria dei Servi ore 21.15 "Una cosa comunque a mio avviso è sicura: il fatto che gli esseri umani facciano musica dimostra che possono giungere a essere liberi dalle necessità biologiche e sociali”. Un incontro con Vito Mancuso. A seguire Quartetto della Scala: Francesco Manara violino, Daniele Pascoletti violino, Simonide Braconi viola, Massimo Polidori violoncello, Simone Soldati pianoforte. L. Boccherini, Quintetto per pianoforte e archi n. 3 in do maggiore Op. 56 G409; G. Puccini, Tre Minuetti SC 61; Crisantemi SC 65; M. Ravel, Quartetto per archi in fa maggiore; Introduzione a cura di Oreste Bossini

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Esercizi di Cultura

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FAI Esercizi di cultura Firenze 16 aprile 2016 Intervento di Vito Mancuso:
"L’albero della conoscenza del bene e del male"

Esercizi di cultura – Trascrizione di Panebianco Francesca [PDF]


Lucca : Riflessioni sul pontificato di papa Francesco

Al cinema Astra di Lucca, ospite del Cineforum Ezechiele 25,17 e della Fondazione Arturo Paoli, prima e dopo la proiezione del film "Chiamatemi Francesco", il prof. Vito Mancuso offre una personale riflessione sui tre anni di pontificato di papa Francesco. Hanno presentato la serata Silvia Pettiti e Marco Vanelli. 

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Riabilitiamo Ernesto Buonaiuti

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Appello di Vittorio Bellavitevittorio.bellavite@fastwebnet.it  di “Noi Siamo Chiesa” a nome di tutti gli altri promotori.

Cara amica, caro amico, mercoledì prossimo 20 aprile ricorrono i settanta anni della salita al Padre di Ernesto Buonaiuti. Lo ricordiamo tutti con grande affetto e con sentimenti di gratitudine per quanto ha fatto e ha scritto. In modo periodico, ma ancora del tutto insufficiente, la sua memoria ritorna tra chi si occupa della storia e della vita culturale ed ecclesiale del nostro paese. Ci sono ancora troppi silenzi e troppi opportunismi nel riconsiderare la sua figura; eppure il clima nella Chiesa non è più quello di prima. E’ quindi il momento giusto per iniziative dal basso che possano servire sia a fare conoscere meglio e in modo più diffuso il suo pensiero anticipatore sia ad ottenere una vera e propria riabilitazione. E’ inaccettabile che ciò debba avvenire solo dopo qualche decennio, come è avvenuto per Antonio Rosmini. Alcune riviste stanno pubblicando dei testi, altro circola online. Attiviamoci tutti, teniamoci in contatto. Scrivimi quanto fai o scrivi o proponi, lo socializzerò subito con tutti i firmatari mediante la mailing list  che ho preparato. Un abbraccio fraterno.

Milano, 15 aprile 2016

Appello per la riabilitazione di Ernesto Buonaiuti [PDF]


Schermata 2016-04-15 alle 23.01.27Don Ernesto Buonaiuti (Roma 1881–1946) è stato presbitero, storico, antifascista, teologo, accademico italiano, studioso di storia del cristianesimo e di filosofia religiosa, fra i principali esponenti del modernismo italiano. Scomunicato e dimesso dallo stato clericale dalla Chiesa cattolica per aver preso le difese del movimento modernista, fu prima esonerato dalle attività didattiche, in base ai Patti Lateranensi tra Chiesa e Regno d'Italia, e poi privato della cattedra universitaria per essersi rifiutato, con pochi altri docenti, di giurare fedeltà al regime.         

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Vito Mancuso al Centro di Accoglienza Balducci

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La presentazione di Dio e il suo destino con l'introduzione di Pierluigi Di Piazza

Centro Balducci presentazione del libro Dio e il suo destino. Trascrizione di Panebianco Francesca (PDF)

Nelle pagine ambiziose di questo libro, Vito Mancuso conduce il lettore in un viaggio tra le problematiche raffigurazioni della divinità che nei secoli hanno accompagnato la nostra storia. E con coraggio ci sfida a liberarci dall'immagine tradizionale del Padre onnipotente assiso nell'alto dei cieli che ci viene ancora offerta da una Chiesa cattolica che sembra aver modificato il suo linguaggio ma non la sua rigida dottrina.

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L’evoluzione di Dio. L’uomo e la ricerca del sacro

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Vito Mancuso alla Fondazione Giancarlo Ligabue 

L'evoluzione di Dio – Trascrizione di Panebianco Francesca [PDF]

Diffondere liberamente il piacere della conoscenza è questo l’obiettivo che si propone "I Dialoghi” della Fondazione Giancarlo Ligabue. Una conoscenza dell’umanità vista nei suoi differenti aspetti e culture, con spirito di apertura al confronto delle idee, come nella tradizione più profonda di Venezia, città per la quale la Fondazione ha deciso di operare con particolare impegno. Il primo appuntamento de “I Dialoghi” è stato con una personalità di altissimo livello e ormai nota anche al vasto pubblico, il teologo Vito Mancuso, su “L’Evoluzione di Dio. L’uomo e la ricerca del sacro”. In particolare – è la riflessione fondamentale di Mancuso – se è vero che l’homo sapiens da sempre è anche homo religiosus, a partire dalla modernità si è aperta una frattura tra le due dimensioni che oggi, in Occidente ha condotto a una sempre più netta separazione tra conoscenza e religione. Il risultato? Una conoscenza spesso priva di calore spirituale e un discorso religioso spesso privo di rigore teoretico.

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La Bibbia, il libro della vita

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"La Bibbia è un libro che non vuole “divertire”, ma “convertire”, nel senso fisico: unificare pensiero e sentimento, intelletto e anima. In questo senso la Bibbia, come gli altri libri sacri, è un libro veritiero, portatore di verità."

"La Bibbia, così come tutti gli altri grandiosi libri sacri delle tradizioni spirituali, ti vuole consegnare al cuore che è dentro il tuo cuore" (Vito Mancuso)

E' possibile riascoltare la conferenza del prof. Vito Mancuso a Scandicci al seguente Link :

 IL LIBRO DELLA VITA, incontro con Vito Mancuso [Link]

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Sette anime

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Di F.P. a nome del Laboratorio di lettura e scrittura creativa della Casa di reclusione di Milano-Opera

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(Catalogna, 21 marzo 2016)

All’imbrunire di questo primo giorno di primavera osservo il cielo dalla griglia del mio spazio metallizzato.

Penso al tepore dei giardini di marzo, ai campi appena sbocciati e a un’altra stagione da vivere dietro le quinte.

Poi uno schiaffo ferisce il mio cuore.

Gli occhi fissano alla televisione sette fiori prematuramente strappati a una terra impoverita.

Mi chiedo: “Perché piango?”. Non vi conoscevo, non sapevo nulla delle vostre vite. Eppure sono qui a scrivere di voi.

Penso a chi non si rassegnerà mai a non sentirsi più chiamare “Papà”, “Mamma”; sentirsi sussurrare “Ti voglio bene”; incrociare il vostro sorriso; gradire il tatto delle vostre mani; inabissarsi nel colore dei vostri occhi; apprezzare il peso di un corpo che riempiva le case al ritorno da una breve vacanza.

Come affrontare adesso la quotidianità?

Stanze, armadi pieni d’indumenti, pareti imbastite di foto invocheranno le vostre presenze mentre il tempo si fermerà per la memoria.

Si cercherà dai vostri radiosi profili di coronare un inutile sogno: ascoltare due parole… “Sono qui”… per capire che era solo un incubo. Quando invece proprio l’incubo era all’inizio. E dopo questa Santa Pasqua non vi saranno resurrezioni.

Sette anime: eravate lì solo per iniziare a costruire il vostro credo, realizzare il cielo degli ideali. Ma da oggi troppo presto siete lassù ad accompagnare per l’eternità chi vi ha dato la vita, stimate, amate.

Appunto, l’eternità: un mare nel quale un detenuto, ma pur sempre un uomo, un padre, ha versato una lacrima d’inchiostro intriso di dispiacere per voi.

Elisa V., Lucrezia, Elena, Francesca, Serena, Elisa S. Valentina… Sette angeli, Sette anime che saranno lì a ricordarmi di voi quando alzando gli occhi al cielo ammirerò i sette colori dell’arcobaleno.

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Cristiani o no siate giusti e sarete salvi

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Il senso vero della Pasqua è che la redenzione riguarda tutti gli esseri umani ed è legata al bene e all’amore 

Schermata 2016-03-26 alle 20.46.40«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni», dichiarò il cardinal Martini nell’ultima intervista, ma io penso che tale ritardo ecclesiastico sia l’espressione di un più preoccupante ritardo del cristianesimo in quanto tale, sempre più incapace di sostenere il suo annuncio fondamentale. Fa problema il centro stesso della fede cristiana, cioè la salvezza. Come pensarla? Qual è la sua specificità? Roger Haight, gesuita americano, descrive così la situazione: «Il significato della salvezza rimane elusivo; ogni cristiano impegnato sa che cos’è la salvezza finché non gli si chiede di spiegarla». Non c’è religione senza salvezza, ci sono religioni senza Dio, nessuna senza salvezza. Per il cristianesimo la salvezza scaturisce dalla Pasqua di Cristo, al cui riguardo si legge nel Catechismo cattolico: «Vi è un duplice aspetto nel Mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua Risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita» (art. 654). Questo è il centro del messaggio: la salvezza come redenzione operata da Cristo. Il concetto di redenzione è sconosciuto alle altre religioni: Mosè, Buddha, Confucio, Maometto sono legislatori, maestri, profeti, saggi, non redentori, non sono cioè essi a dare la salvezza, che è invece ottenuta dai fedeli seguendo i loro insegnamenti. Il cristianesimo si distingue perché ritiene l’umanità corrotta dal peccato originale e incapace di meriti spirituali, e quindi annuncia la salvezza come operata gratuitamente da Dio mediante la redenzione ottenuta da Cristo …

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Vangelo e Zen Lettera di Pasqua

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Schermata 2016-03-22 alle 14.38.47Testo di Padre Luciano Mazzocchi

Papa Francesco ha indetto l'anno giubilare della misericordia. Questi giorni dedicati alla passione, morte e risurrezione di Gesù sono l'occasione più propizia per addentrarci nel senso profondo che la parola MISERICORDIA evoca. Le prime immagini che si affacciano alla nostra mente e al nostro cuore, ascoltando questa parola, sono le 7 opere di misericordia corporale e le sette opere di misericordia spirituale. Ne riporto l'elenco alla fine della lettera. Forse è per il mio partcolare legame con la città di Parma, ma ritengo che il ciclo scolpito da Benedetto Antelami sugli stipiti del portale centrale del Battistero di Parma ne sia la raffigurazione più espressiva, più immediata e più calda, benché in marmo. L'usura del tempo ha reso queste sculture ancora più palpitanti, come il logorio della vita rende più tenero lo sguardo delle persone che a quel logorio si offrono. L'immagine che ha aperto questa lettera è un dettaglio di questo ciclo. A tutti l'invito a pellegrinare al capolavoro spirituale e artistco che è il Battistero di Parma.Il Battistero di Parma offre un'ulteriore testmonianza sul senso profondo della MISERICORDIA. Oltre al portale centrale dedicato alle 7 + 7 opere di misericordia, il Battistero ha altri due portali, sormontati ciascuno da una lunetta madida di misericordia. Un cenno …

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Francesco, tre anni di pontificato

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"Un grande profeta ma ha poco coraggio nel governo della Chiesa. Il problema è che i gesti sono radicali ma non lo è altrettanto l'azione di riforma. Le perle del pontificato? L'impegno per i poveri, per la giustizia sociale, per l'ecologia. Ma ora temo l'effetto boomerang". 

La semplice tunica bianca con cui si affaccia alla loggia di San Pietro. Quel saluto – "buonasera" – rivolto alla folla in piazza. La scelta del nome. La rinuncia all'appartamento nel Palazzo apostolico. In poche ore, tre anni fa, Francesco "travolge" il mondo con gesti che appaiono rivoluzionari. In tanti salutano il nuovo corso come un felice incontro tra la Chiesa e la modernità, nella scia del Concilio. Ma cosa è stato di quelle aspettative, tre anni dopo? Vito Mancuso – teologo vicino alle posizioni espresse nel cattolicesimo dal cardinale Carlo Maria Martini – fa un pausa prima di rispondere a questa domanda. "Non credo sia la modernità la chiave per interpretare il pontificato", dice scuotendo la testa. "Forse era più moderno Paolo VI, con la sua propensione a sentire l'inquietudine, la capacità di distinzione, i dubbi tipici della modernità. Francesco invece è molto più attento alla dimensione cristiana, nel senso profetico e radicale del termine" …

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Il Dio della Bibbia e il Dio del Corano: analogie e differenze

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intervento del prof. Vito Mancuso al convegno
“LE RADICI ISLAMICHE DELL’OCCIDENTE, LE RADICI OCCIDENTALI DELL’ISLAM”
organizzato da Marco Mazzeo, ricercatore in fisica al dipartimento di matematica e fisica "E. De Giorgi", Fabio Ciracì, ricercatore in storia della filosofia presso il dipartimento di studi umanistici, Andrea Ventura, ricercatore in fisica al dipartimento di matematica e fisica "E. De Giorgi" Lecce, 23 settembre 2015. Moderano: Marco Mazzeo e Fabio Ciracì Riprese e montaggio video di Marco Conoci. Vito Mancuso conferenza Il Dio della Bibbia, il Dio del Corano [PDF]

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Una vecchia immagine del divino troppo antropomorfa

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Maschile e femminile sono caratteri psichici contenuti in ogni mente

Schermata 2016-02-25 alle 21.22.32La modalità in cui solitamente si pensa il divino corrisponde, in fondo, ad una immagine antropologica e antropocentrica in quanto un tempo si credeva e tuttora molti credono, anche a causa della tradizione ereditata dai testi sacri, che il fine ultimo della creazione fosse solo ed esclusivamente l’essere umano. La Natura impersonale madre della vita, rimanda al femminile e alla Materia. Dio, invece, prende forma come un concetto personale e maschile che rimanda alla paternità e allo Spirito. Oggi però sappiamo che il pianeta in cui viviamo e la vita contenuta in esso sono solo un piccolo frammento in una enormità che dal punto di vista quantitativo non riusciamo più neanche ad immaginare. Con il crollo dell’idea antropocentrica del cosmo cade di conseguenza anche l’idea maschile e femminile legata al divino, ovvero, maschile e femminile restano legati alla sola immanenza della vita in un rapporto di dialettica e dualità, ma l’idea di trascendenza principio e fine dell’Essere il concetto proprio di “Dio", si libera completamente da caratteri antropomorfi diviene sovra/personale, imperscrutabile, non riducibile al solo archetipo maschile/femminile e rimanda quindi all’indeterminatezza e al mistero. Il pensiero cade sempre nell’antinomia e nella libertà che ne consegue.

Marco Feruglio

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Un solo Dio di tutti i popoli

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Il contributo del prof. Vito Mancuso a SETTE Corriere della Sera del 22 gennaio 2016 [PDF] Sette

Vito MancusoIl dialogo interreligioso di cui parlano gli uomini di Chiesa, le persone comuni lo fanno dal basso, intrecciando le loro esistenze e quindi anche le loro visioni del mondo e i loro riti. Per questo, a mio avviso l’unica immagine di Dio che appare sostenibile nel futuro (e per qualcuno già al presente) è la relazione radicale che viene prefigurata dall’idea di TRINITAS. Non più un Dio che sta assiso nei cieli e che domina e controlla, e a cui occorre solo obbedire, ma un Dio che spinge i viventi all’armonia e alla giustizia delle relazioni.

Non più un Dio di un popolo o di un libro solo, ma un Dio di tutti i popoli, di cui tutti i libri sacri manifestano un aspetto che va integrato con altri. Sincretismo? Questo termine deriva dall’usanza degli antichi cretesi di unirsi tra loro, a fronte di un’invasione esterna superando le loro usuali divisioni. Penso che questa sia la situazione dell’umanità: Unirsi superando le divisioni di fedi e dottrine, per sostenere la minaccia del nichilismo, e scoprire il primato della relazione quale prima categoria dell’essere. (Vito Mancuso)

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I confini della misericordia

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Ma davvero la famiglia della dottrina ecclesiastica corrisponde al disegno di Dio? 

Schermata 2016-01-23 alle 18.38.24Contrariamente a molte altre volte, il Papa non ha sorpreso nessuno con il discorso di ieri al Tribunale della Rota Romana, un testo del tutto secondo copione, il medesimo che non solo Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ma anche tutti gli altri 263 Papi avrebbero potuto tenere. Francesco ha detto che «non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione», perché la famiglia tradizionale (cioè quella «fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo») appartiene «al sogno di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell'umanità». Vi è quindi un modello canonico di famiglia, rispetto al quale tutte le altre forme di unione affettiva e permanente sono livelli più o meno intensi di quanto il Papa ha definito «uno stato oggettivo di errore». È per questo che solo la famiglia della dottrina ecclesiastica merita il nome di famiglia, mentre a tutte le altre spetta il termine meno intenso di «unione» …

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Misericordia un appello rivolto a tutti

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Il Papa e l’Occidente ferito “avere cura dei poveri” non è esclusiva cristiana 

Schermata 2015-12-03 alle 15.05.08Le parole chiave sono due: giubileo e misericordia. La domanda invece è una sola: ci sono sensati motivi oggi perché una mente razionale faccia sua la prospettiva di vivere all’insegna del giubilo e della misericordia? Dicendo “oggi” non mi riferisco solo al clima di paura dentro cui siamo immersi ogni giorno di più; mi riferisco anche e soprattutto alla filosofia di vita che pervade la mente occidentale da qualche secolo a questa parte rendendola incapace di generare pace perché concepisce l’esistenza come “guerra di tutti contro tutti” (Hobbes), “lotta per la sopravvivenza” (Darwin), “volontà di potenza” (Nietzsche). Oggi si è perlopiù convinti che pensare in modo rigoroso conduca necessariamente al conflitto perché già la natura nella sua intima essenza è considerata come conflitto, mentre ogni prospettiva che invita all’armonia viene sentita come evasione e incapacità di cogliere la realtà. Dalla destra liberista alla sinistra neodarwinista il pensiero occidentale oggi si muove all’insegna del detto di Eraclito “il conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è re” (fr. 14). Si dimentica però quanto il grande filosofo aggiungeva, cioè che “da elementi che discordano si ha la più bella armonia” (fr. 24) e che “armonia invisibile è migliore della visibile” (fr. 27) …

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In quale Dio poter credere ancora oggi?

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Dalla fine di Deus al primato relazionale di Trinitas.

Presentazione del nuovo libro Dio e il suo destino a cura del prof. Vittorio Coletti dell'Università di Genova

Schermata 2015-11-15 alle 14.57.51Come ormai da qualche anno, anche quest’anno, dal 2 al 4 dicembre, Vito Mancuso terrà al Palazzo Ducale di Genova il suo corso intensivo di teologia, per il quale sono già aperte le iscrizioni. Mai come questa volta vi si discuterà un tema entusiasmante e provocatorio, annunciato dal formidabile libro che Mancuso ha appena pubblicato da Garzanti: Dio e il suo destino. Con la generosità e la passione intellettuale che lo contraddistinguono, il teologo si accinge infatti a dichiarare finita l’idea di Dio che ha caratterizzato le religioni del Libro, ebraismo, cristianesimo e islam, basate su un’immagine di Dio come entità onnipotente radicalmente distinta dal mondo che ha creato, misterioso responsabile quindi di tutto, dell’inizio e della fine, del bene e del male. Mancuso propone una nuova immagine di Dio, data dal suo coinvolgimento nella vicenda del mondo che egli ha originato e con il quale, però, non coincide, essendo anche il superiore fine di ordine e armonia (logos) cui l'universo tende dalla sua immensa complessità cosmica (caos). Questa nuova idea di Dio si sviluppa dal riconoscimento delle due logiche che governano l'esistenza, quella del senso e del bene e quella dell’assurdo e del male, e della loro rispettiva imprescindibilità: sono vere entrambe e contemporaneamente …

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“Bioteologia” la scommessa che riavvicina Dio e Natura

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di Maurizio Ferraris

FullSizeRenderHegel ha scritto che il sentimento fondamentale dei tempi moderni è la morte di Dio. A questa diagnosi, ripetuta qualche decennio dopo da Nietzsche, filosofi e teologi hanno dato tre risposte principali. La prima è quella che chiamerei “ermeneutica”: Dio non è morto, ma semplicemente non è stato ancora interpretato per quello che è. La rivelazione è un processo che ha luogo nella storia e che chiede l’intervento attivo dell’uomo, in un processo di miglioramento storico. La seconda è quella eroica: Dio è morto, dobbiamo attendere un oltreuomo che possa essere un nuovo dio. Purtroppo, se sul conto del vecchio Dio si possono mettere azioni discutibili, il nuovo Dio, come insegna la storia degli ultimi due secoli, non è piazzato meglio. La terza, meno sbandierata ma ben più praticata, è quella che direi “secolaristica”, e che è stata enunciata da Joseph de Maistre: la morte di Dio, quando pure avesse avuto luogo non comporterebbe nessuna conseguenza sul piano della fede e della religione, dal momento che Dio ha lasciato in eredità il proprio potere al Papa, che a questo punto è autorizzato a governare la chiesa in piena autonomia.

Resta una quarta risposta, minoritaria ma a mio avviso più promettente, seguita nella modernità da Schelling e in genere a tutti i filosofi che si sono accostati alla teologia con un atteggiamento naturalistico (ad esempio, Emerson) a cui si ricollega in maniera seria, profonda e autonoma Vito Mancuso in Dio e il suo destino, appena uscito da Garzanti (pagg. 464, euro 20). L’idea di fondo è che la rivelazione non ha avuto luogo un giorno, nella storia, ma è un processo continuo e non concluso. L’evoluzione ha dato vita a un mondo materiale che è insieme un mondo spirituale in cui ha luogo la manifestazione è l’azione di Dio, sicché tra evoluzione e rivelazione non c’è contrasto ma complementarità.

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Dio e il suo destino

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In libreria dal 12 novembre Garzanti editore

«Credo in Dio, ma non più nel Dio della dottrina ufficiale della Chiesa cattolica. Non credo più nel Dio del Credo, il Padre “onnipotente”, colui che in questo libro denomino Deus» 

Dio e il suo destinoL’idea di Dio sembra essere scomparsa dall’orizzonte di noi occidentali, sempre più ossessionati da miti effimeri e ormai disposti a vendere al miglior offerente persino la nostra libertà. La sua assenza ci ha lasciati orfani di una guida in grado di orientare l’esistenza verso il bene e la giustizia, e per questo diventa necessario riflettere oggi sulla questione del divino. Ma quale Dio? Come possiamo ancora immaginarlo? E quale destino gli è riservato? Nelle pagine ambiziose di questo libro, Vito Mancuso conduce il lettore in un viaggio tra le problematiche raffigurazioni della divinità che nei secoli hanno accompagnato la nostra storia. E con coraggio ci sfida a liberarci dall’immagine tradizionale del Padre onnipotente assiso nell’alto dei cieli che ci viene ancora offerta da una Chiesa cattolica che sembra aver modificato il suo linguaggio ma non la sua rigida dottrina. Si riscopre così il valore di una divinità completamente partecipe nel processo umano, capace di comprendere i principi dell’impersonale e del femminile. Come ha scritto Agostino: «Sebbene non possa esistere alcunché senza Dio, nulla coincide con lui». Soltanto in questa consapevolezza risiede la possibilità di salvare dall’estinzione la spiritualità e la fede, e di far risorgere quella speranza e quella fiducia nella vita senza le quali non può esserci futuro per nessuna civiltà. 
 
 
 
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Gli avvoltoi

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Schermata 2015-10-22 alle 14.35.37

«Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi» (Luca 17,37). Il detto si ritrova anche in Matteo 24,28, e in entrambi i Vangeli la frase è del tutto fuori contesto, appare come una specie di masso erratico piovuto dall’alto, completamente a prescindere da ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Non è nota l’occasione concreta che spinse Gesù a pronunciare quelle parole, tuttavia esse nella loro forza icastica non fanno che fotografare un’esperienza concreta della vita naturale, a quei tempi sotto gli occhi di tutti. Anche ai nostri giorni però, mutate le forme, non manca la presenza degli avvoltoi. Soprattutto se a essere in gioco è il corpo del Papa. E ancora di più se si tratta del corpo di “questo” Papa …

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Da San Francesco a Francesco

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Schermata 2015-06-16 alle 17.47.53Già l’accoppiata di titolo e sottotitolo della nuova enciclica di Bergoglio è molto significativa: "Laudato sì. Sulla cura della casa comune". Vi compaiono tre concetti decisivi della complessiva interpretazione bergogliana del cristianesimo come servizio e difesa dell’uomo: 1) la lode, ovvero la dimensione contemplativa, assolutamente essenziale per la spiritualità gesuita; 2) la cura, la prassi volta al bene e alla giustizia, tratto peculiare della teologia della liberazione sudamericana; 3) la casa comune, ovvero il bene comune e la dimensione comunitaria della vita umana, che è sempre vita di un singolo all’interno di un popolo. Precisamente per questa terza dimensione il papa scrive che con il suo scritto egli non si rivolge solo agli uomini di Chiesa e ai cattolici, com’è tradizione per il genere letterario dell’enciclica, ma a tutti gli esseri umani: «Mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune».

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