Impossibile prescindere dalla passione

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La città intelligente e il fattore umano

Università di Bologna: Nell'ambito del convegno "Le città intelligenti: il futuro della interazione tra genere umano ed ambiente", conferenza del prof. Vito Mancuso :
"Impossibile prescindere dalla passione: la città intelligente e il fattore umano"

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Prossimi appuntamenti con Vito

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Trento giovedì 11 febbraio Teatro Cuminetti via S. Croce 67 ore 17.30 Evento organizzato dal Centro Studi S.Chiara di Trento: il prof. Vito Mancuso sarà relatore in un incontro pubblico che precede la rappresentazione scenica degli spettacoli della rassegna teatrale “Altre Tendenze”, sul tema del senso del sacro nella società contemporanea.


Uomini e profeti Radio Rai. Domenica 14 febbraio il prof. Vito Mancuso presenterà il suo ultimo lavoro Dio e il suo destino nel corso della trasmissione radiofonica Uomini e profeti in onda dalle ore 9.30 – 10.15 intervistato da Gabriella Caramore

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Firenze venerdì 19 febbraio Palacongressi di Firenze ore 15.15 XII Incontro Nazionale di Archeologia Viva nell'ambito di "tourismA-Salone Internazionale dell'Archeologia" Colloquio intervista al prof. Vito Mancuso sui temi di Dio e il suo destino (Garzanti) a cura di Piero Pruneti. tourismA Firenze 19-21 Febbraio 2016 [Link]


Modena lunedì 29 febbraio Facoltà di Medicina e Chirurgia – AOU Policlinico (Largo del Pozzo, 71) Giornata Delle Malattie Rare 2016. Il prof. Vito Mancuso sarà il principale relatore della Convention. Modena Convention Malattie Rare 2016 [Link]


Milano venerdì 4 marzo Centro Mandala ore 20.30 Serata sul tema della misericordia : "La misericordia è l'intelaiatura del mondo?". Dibattito a due voci tra il prof. Vito Mancuso e il Lama Paljin, seguito da uno spazio per domande. MANDALA CENTRO STUDI TIBETANI via P.Martinetti 7 20147 Milano centromandalamilano@gmail.com
www.centromandala.org cell 3484449631

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Intervista a Greenews.info

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Dio e Natura. La teologia laica ed ecologica di Vito Mancuso

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Teologo e scrittore, Vito Mancuso ha firmato diversi titoli di successo, in particolare “L’anima e il suo destino” (Raffaello Cortina, 2007), “Io e Dio. Una guida dei perplessi” (Garzanti, 2011), “Il principio passione.La forza che ci spinge ad amare” (Garzanti 2013), tre bestseller da oltre centomila copie con traduzioni in molte lingue. Il suo pensiero si distingue per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico. Dal 2009 è editorialista del quotidiano La Repubblica. Da marzo 2013 è docente di “Storia delle dottrine Teologiche” presso l’Università degli Studi di Padova. Il suo ultimo libro è Dio e il suo destino (Garzanti Editore, novembre 2015), che sta presentando in tour in questi giorni in varie città italiane …

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Un solo Dio di tutti i popoli

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Il contributo del prof. Vito Mancuso a SETTE Corriere della Sera del 22 gennaio 2016 [PDF] Sette

Vito MancusoIl dialogo interreligioso di cui parlano gli uomini di Chiesa, le persone comuni lo fanno dal basso, intrecciando le loro esistenze e quindi anche le loro visioni del mondo e i loro riti. Per questo, a mio avviso l’unica immagine di Dio che appare sostenibile nel futuro (e per qualcuno già al presente) è la relazione radicale che viene prefigurata dall’idea di TRINITAS. Non più un Dio che sta assiso nei cieli e che domina e controlla, e a cui occorre solo obbedire, ma un Dio che spinge i viventi all’armonia e alla giustizia delle relazioni.

Non più un Dio di un popolo o di un libro solo, ma un Dio di tutti i popoli, di cui tutti i libri sacri manifestano un aspetto che va integrato con altri. Sincretismo? Questo termine deriva dall’usanza degli antichi cretesi di unirsi tra loro, a fronte di un’invasione esterna superando le loro usuali divisioni. Penso che questa sia la situazione dell’umanità: Unirsi superando le divisioni di fedi e dottrine, per sostenere la minaccia del nichilismo, e scoprire il primato della relazione quale prima categoria dell’essere. (Vito Mancuso)

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I confini della misericordia

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Ma davvero la famiglia della dottrina ecclesiastica corrisponde al disegno di Dio? 

Schermata 2016-01-23 alle 18.38.24Contrariamente a molte altre volte, il Papa non ha sorpreso nessuno con il discorso di ieri al Tribunale della Rota Romana, un testo del tutto secondo copione, il medesimo che non solo Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ma anche tutti gli altri 263 Papi avrebbero potuto tenere. Francesco ha detto che «non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione», perché la famiglia tradizionale (cioè quella «fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo») appartiene «al sogno di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell'umanità». Vi è quindi un modello canonico di famiglia, rispetto al quale tutte le altre forme di unione affettiva e permanente sono livelli più o meno intensi di quanto il Papa ha definito «uno stato oggettivo di errore». È per questo che solo la famiglia della dottrina ecclesiastica merita il nome di famiglia, mentre a tutte le altre spetta il termine meno intenso di «unione» …

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Il nome di Dio è Misericordia

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Il commento al libro del Papa scritto con il vaticanista Andrea Tornielli 

Schermata 2016-01-10 alle 23.00.21Non si deve chiedere quello che non può dare a questo libro-intervista di Papa Francesco con Andrea Tornielli, delle cui 120 pagine a stampa più di un terzo sono bianche o di strumenti redazionali. Quello che il libro può dare e dà effettivamente è la saggezza vissuta di un uomo di Dio che crede profondamente nel Vangelo e nella sua capacità di rinnovare la vita. Dalla sua lunga esperienza il papa trae una serie di aneddoti, uno più fresco dell’altro, raccontati sempre con grazia e delicatezza. C’è la vecchietta argentina che dice che Dio perdona sempre perché altrimenti il mondo non esisterebbe, la donna sola che per mantenere i figli si prostituisce e che ringrazia di essere chiamata comunque “signora”, l’uomo devoto che non perde una messa e ha una relazione con la cameriera e si giustifica dicendo che le cameriere ci sono anche per questo, la donna che non si confessa da quando aveva 13 anni perché allora il prete le chiese dove teneva le mani mentre dormiva, la signora cui vengono richiesti per prima cosa 5.000 dollari per la causa di nullità matrimoniale, la ragazza che nel postribolo incontra l’uomo che forse la sposerà e che per questo si reca in pellegrinaggio, e altri vividi esempi di concretissima umanità …

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Utopia: il principio speranza oltre i calcoli della ragione

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A proposito di utopia occorre sempre ricordare quanto scriveva Oscar Wilde nel 1891: «Una carta geografica che non comprenda l’isola di Utopia non merita nemmeno uno sguardo, perché escluderebbe l’unico paese al quale l’Umanità approda in continuazione» (L’anima dell’uomo sotto il socialismo). La capacità di utopia però, chiamata da Ernst Bloch «il principio speranza», è imparentata con un superamento della ragione calcolante e per questo all’uomo coi piedi per terra appare spesso irrazionalità e follia. Non è quindi un caso che, qualche anno prima del capolavoro di More, Erasmo da Rotterdam avesse dedicato a lui l’Elogio della follia (1509), composto proprio nella casa londinese di More.

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Natale per me

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Mancuso-Augias, confronto tra un credente e un non credente

Corrado Augias e Vito Mancuso riflettono insieme sul significato del Natale. Come viverlo in una società sempre più multietnica? Quali i sentimenti condivisi e le diversità da rispettare? E poi: quale rapporto con le altre religioni? Come comportarsi con i bambini e nelle scuole? Conduce Silvia Garroni.

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Centro di accoglienza Balducci Lettera di Natale 2015

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Vivere la Misericordia

Schermata 2015-12-22 alle 10.12.08Ci rivolgiamo a voi per condividere nell’accoglienza e nell’amicizia reciproche esperienze, interrogativi, speranze, per cercare di contribuire con parole e segni a un’umanità più umana e a una Chiesa più evangelica. Condividiamo con tante persone la fede in Gesù di Nazareth e con tutte le donne e gli uomini di buona volontà l’anelito e la dedizione per un mondo di libertà, di giustizia e pace.

Un tempo particolare
Viviamo un tempo di particolare intensità e di cambiamenti straordinari che in pochi decenni renderanno il nostro mondo profondamente diverso, soprattutto per la presenza e la necessaria convivenza fra donne e uomini provenienti da tutti i luoghi del Pianeta e per l’urgenza drammatica di proteggere e custodire la Madre Terra e tutti gli esseri viventi. Come evidenzia papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ in cui il grido dei poveri e il grido della terra “si uniscono in un unico grido” che ci provoca, ci interpella e ci chiede risposte urgenti, non più rinviabili. In tale contesto papa Francesco ha indetto “Il Giubileo straordinario della Misericordia” per la Chiesa come segno per tutta l’umanità, nel 50° anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

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Misericordia un appello rivolto a tutti

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Il Papa e l’Occidente ferito “avere cura dei poveri” non è esclusiva cristiana 

Schermata 2015-12-03 alle 15.05.08Le parole chiave sono due: giubileo e misericordia. La domanda invece è una sola: ci sono sensati motivi oggi perché una mente razionale faccia sua la prospettiva di vivere all’insegna del giubilo e della misericordia? Dicendo “oggi” non mi riferisco solo al clima di paura dentro cui siamo immersi ogni giorno di più; mi riferisco anche e soprattutto alla filosofia di vita che pervade la mente occidentale da qualche secolo a questa parte rendendola incapace di generare pace perché concepisce l’esistenza come “guerra di tutti contro tutti” (Hobbes), “lotta per la sopravvivenza” (Darwin), “volontà di potenza” (Nietzsche). Oggi si è perlopiù convinti che pensare in modo rigoroso conduca necessariamente al conflitto perché già la natura nella sua intima essenza è considerata come conflitto, mentre ogni prospettiva che invita all’armonia viene sentita come evasione e incapacità di cogliere la realtà. Dalla destra liberista alla sinistra neodarwinista il pensiero occidentale oggi si muove all’insegna del detto di Eraclito “il conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è re” (fr. 14). Si dimentica però quanto il grande filosofo aggiungeva, cioè che “da elementi che discordano si ha la più bella armonia” (fr. 24) e che “armonia invisibile è migliore della visibile” (fr. 27) …

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In quale Dio poter credere ancora oggi?

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Dalla fine di Deus al primato relazionale di Trinitas.

Presentazione del nuovo libro Dio e il suo destino a cura del prof. Vittorio Coletti dell'Università di Genova

Schermata 2015-11-15 alle 14.57.51Come ormai da qualche anno, anche quest’anno, dal 2 al 4 dicembre, Vito Mancuso terrà al Palazzo Ducale di Genova il suo corso intensivo di teologia, per il quale sono già aperte le iscrizioni. Mai come questa volta vi si discuterà un tema entusiasmante e provocatorio, annunciato dal formidabile libro che Mancuso ha appena pubblicato da Garzanti: Dio e il suo destino. Con la generosità e la passione intellettuale che lo contraddistinguono, il teologo si accinge infatti a dichiarare finita l’idea di Dio che ha caratterizzato le religioni del Libro, ebraismo, cristianesimo e islam, basate su un’immagine di Dio come entità onnipotente radicalmente distinta dal mondo che ha creato, misterioso responsabile quindi di tutto, dell’inizio e della fine, del bene e del male. Mancuso propone una nuova immagine di Dio, data dal suo coinvolgimento nella vicenda del mondo che egli ha originato e con il quale, però, non coincide, essendo anche il superiore fine di ordine e armonia (logos) cui l'universo tende dalla sua immensa complessità cosmica (caos). Questa nuova idea di Dio si sviluppa dal riconoscimento delle due logiche che governano l'esistenza, quella del senso e del bene e quella dell’assurdo e del male, e della loro rispettiva imprescindibilità: sono vere entrambe e contemporaneamente …

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“Bioteologia” la scommessa che riavvicina Dio e Natura

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di Maurizio Ferraris

FullSizeRenderHegel ha scritto che il sentimento fondamentale dei tempi moderni è la morte di Dio. A questa diagnosi, ripetuta qualche decennio dopo da Nietzsche, filosofi e teologi hanno dato tre risposte principali. La prima è quella che chiamerei “ermeneutica”: Dio non è morto, ma semplicemente non è stato ancora interpretato per quello che è. La rivelazione è un processo che ha luogo nella storia e che chiede l’intervento attivo dell’uomo, in un processo di miglioramento storico. La seconda è quella eroica: Dio è morto, dobbiamo attendere un oltreuomo che possa essere un nuovo dio. Purtroppo, se sul conto del vecchio Dio si possono mettere azioni discutibili, il nuovo Dio, come insegna la storia degli ultimi due secoli, non è piazzato meglio. La terza, meno sbandierata ma ben più praticata, è quella che direi “secolaristica”, e che è stata enunciata da Joseph de Maistre: la morte di Dio, quando pure avesse avuto luogo non comporterebbe nessuna conseguenza sul piano della fede e della religione, dal momento che Dio ha lasciato in eredità il proprio potere al Papa, che a questo punto è autorizzato a governare la chiesa in piena autonomia.

Resta una quarta risposta, minoritaria ma a mio avviso più promettente, seguita nella modernità da Schelling e in genere a tutti i filosofi che si sono accostati alla teologia con un atteggiamento naturalistico (ad esempio, Emerson) a cui si ricollega in maniera seria, profonda e autonoma Vito Mancuso in Dio e il suo destino, appena uscito da Garzanti (pagg. 464, euro 20). L’idea di fondo è che la rivelazione non ha avuto luogo un giorno, nella storia, ma è un processo continuo e non concluso. L’evoluzione ha dato vita a un mondo materiale che è insieme un mondo spirituale in cui ha luogo la manifestazione è l’azione di Dio, sicché tra evoluzione e rivelazione non c’è contrasto ma complementarità.

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Dio e il suo destino

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In libreria dal 12 novembre Garzanti editore

«Credo in Dio, ma non più nel Dio della dottrina ufficiale della Chiesa cattolica. Non credo più nel Dio del Credo, il Padre “onnipotente”, colui che in questo libro denomino Deus» 

Dio e il suo destinoL’idea di Dio sembra essere scomparsa dall’orizzonte di noi occidentali, sempre più ossessionati da miti effimeri e ormai disposti a vendere al miglior offerente persino la nostra libertà. La sua assenza ci ha lasciati orfani di una guida in grado di orientare l’esistenza verso il bene e la giustizia, e per questo diventa necessario riflettere oggi sulla questione del divino. Ma quale Dio? Come possiamo ancora immaginarlo? E quale destino gli è riservato? Nelle pagine ambiziose di questo libro, Vito Mancuso conduce il lettore in un viaggio tra le problematiche raffigurazioni della divinità che nei secoli hanno accompagnato la nostra storia. E con coraggio ci sfida a liberarci dall’immagine tradizionale del Padre onnipotente assiso nell’alto dei cieli che ci viene ancora offerta da una Chiesa cattolica che sembra aver modificato il suo linguaggio ma non la sua rigida dottrina. Si riscopre così il valore di una divinità completamente partecipe nel processo umano, capace di comprendere i principi dell’impersonale e del femminile. Come ha scritto Agostino: «Sebbene non possa esistere alcunché senza Dio, nulla coincide con lui». Soltanto in questa consapevolezza risiede la possibilità di salvare dall’estinzione la spiritualità e la fede, e di far risorgere quella speranza e quella fiducia nella vita senza le quali non può esserci futuro per nessuna civiltà. 
 
 
 
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Gli avvoltoi

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«Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi» (Luca 17,37). Il detto si ritrova anche in Matteo 24,28, e in entrambi i Vangeli la frase è del tutto fuori contesto, appare come una specie di masso erratico piovuto dall’alto, completamente a prescindere da ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Non è nota l’occasione concreta che spinse Gesù a pronunciare quelle parole, tuttavia esse nella loro forza icastica non fanno che fotografare un’esperienza concreta della vita naturale, a quei tempi sotto gli occhi di tutti. Anche ai nostri giorni però, mutate le forme, non manca la presenza degli avvoltoi. Soprattutto se a essere in gioco è il corpo del Papa. E ancora di più se si tratta del corpo di “questo” Papa …

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Da San Francesco a Francesco

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Schermata 2015-06-16 alle 17.47.53Già l’accoppiata di titolo e sottotitolo della nuova enciclica di Bergoglio è molto significativa: "Laudato sì. Sulla cura della casa comune". Vi compaiono tre concetti decisivi della complessiva interpretazione bergogliana del cristianesimo come servizio e difesa dell’uomo: 1) la lode, ovvero la dimensione contemplativa, assolutamente essenziale per la spiritualità gesuita; 2) la cura, la prassi volta al bene e alla giustizia, tratto peculiare della teologia della liberazione sudamericana; 3) la casa comune, ovvero il bene comune e la dimensione comunitaria della vita umana, che è sempre vita di un singolo all’interno di un popolo. Precisamente per questa terza dimensione il papa scrive che con il suo scritto egli non si rivolge solo agli uomini di Chiesa e ai cattolici, com’è tradizione per il genere letterario dell’enciclica, ma a tutti gli esseri umani: «Mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune».

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