Storia e leggenda dell’apostola degli apostoli

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Fu Gregorio Magno a identificarla come una ex prostituta convertita ma i Vangeli non la descrivono così 

Schermata 2016-08-31 alle 15.09.40Da sempre icona della predicazione ascetica e della storia dell’arte, ai nostri giorni è diventata protagonista anche della fiction cinematografica (Martin Scorsese) e della letteratura d’evasione (Dan Brown). Eppure Maddalena è citata solo dodici volte nei vangeli canonici e mai da san Paolo e dagli altri agiografi neotestamentari: ma quei pochi versetti evangelici sono stati sufficienti per scatenare l’immaginazione di teologi, predicatori, padri spirituali, eretici, pittori, romanzieri, registi, costruendo un mito che acquista sempre più vigore. A tale potenziamento ha contribuito di recente nel modo più autorevole un decreto della Congregazione per il culto divino del 3 giugno scorso mediante cui la celebrazione di Maria Maddalena, fino ad allora solo “memoria” viene elevata al grado di “festa”, il medesimo riservato ai dodici apostoli. Il motivo di questa decisione, dietro cui ovviamente c’è l’esplicito volere di papa Francesco, è indicato dallo stesso documento: «La decisione si inscrive nell’attuale contesto ecclesiale, che domanda di riflettere più profondamente sulla dignità della donna, la nuova evangelizzazione e la grandezza del mistero della misericordia divina». Si tratta, in altri termini, di una mossa per rafforzare il ruolo delle donne nella Chiesa. C’è quindi da sperare che tale promozione della Maddalena possa ispirare più importanti cambiamenti nella struttura ecclesiale aprendo la via nell’immediato al diaconato femminile: se infatti una donna è stata apostola, perché altre non possono diventare per lo meno diaconesse?

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Prossimi appuntamenti con Vito

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Porto San Giorgio (FM) giovedì 1 settembre Festival MEETinVILLA 2016 incontri e riflessioni nelle ville storiche di Porto San Giorgio. Villa Bonaparte ore 21.00; Incontro con il prof. Vito Mancuso: "Il coraggio di essere liberi – Alla ricerca di una connessione organica con l'ordine del mondo".

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Milano giovedì 8 settembre Centrale dell'acqua via Anfossi 40 ore 21:00 - Milano, Le Cattedre dell’acqua. Lectio del prof. Vito Mancuso sul tema “Acqua e Religione”.


Reggio Emilia venerdì 9 settembre. Le giornate della laicità 2016 Campovolo, Via dell'Aeronautica, n.1 ore 21.00 – Incontro con il prof. Vito Mancuso

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Eremo di Monte Giove (Fano) sabato 10 settembre ore 9.00 Giornate di Monte Giove 2016 – Prima edizione. "Quale uomo per il terzo millennio?" Conferenza del prof. Vito Mancuso dal titolo: "Il sistema uomo". Eremo di Monte Giove [Link]

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Bologna Eremo di Ronzano venerdì 16 settembre ore 18.00 "Grido della terra, grido dell'uomo". Riflessione biblica del prof. Vito Mancuso: "Filosofia della natura".


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L’Islam, il Cristianesimo e la polemica sul burkini

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La querelle sul divieto del burkini e la polemica sulle suore in spiaggia ha avuto di certo il merito di richiamare la comune radice di cristianesimo e islam in ordine alla questione dell’abbigliamento cui devono essere tenuti i corpi delle donne. Ha avuto quindi una felice intuizione l’imam di Firenze, Izzedin Elzir, nel pubblicare sulla sua pagina facebook, come commento, una foto di alcune religiose al mare? Per giudicare basta leggere ciò che al riguardo ordinava san Paolo (in questo artcolo mi si scuseranno le lunghe citazioni, ma credo sia importante): «Voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio capo, perché è come se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole coprirsi, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non è l’uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli» (Prima lettera ai Corinzi 11,3-10, versione ufficiale Cei) …

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Ma dove era Dio?

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Le riflessioni di Padre Luciano Mazzocchi sulla tragedia del terremoto in centro Italia

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Ma dove era Dio? Domanda che in questi giorni tutti abbiamo avvertito nel proprio intimo. Col passare del tempo la sofferta commozione per chi nel terremoto ha perso la vita e tutto quanto, si acquieterà, come sempre avviene ad ogni sciagura, e ritorneremo a parlare di Dio con la solita disinvoltura ripetendo quanto abbiamo imparato dal catechismo: Dio è l'essere perfettissimo, creatore e signore del cielo e della terra, onnisciente, onnipotente. Oppure, forse, non ci faremo nessuna domanda, perché tutto scorre più tranquillo senza risposte da dare.

Alcuni amici hanno posto la domanda a me, ministro di Dio, attendendosi un qualche riflesso di luce. Ma dove era Dio? So che una sola risposta mi sarebbe onesta: quella che io, ministro di Dio, sano e salvo, avrei il coraggio di bisbigliare all'orecchio di chi all'improvviso si trova immobilizzato sotto le macerie, a tu per tu con la morte, in buia solitudine. Quale sorriso potrei abbozzare o quale ninnananna canticchiare per far sorridere Stefano, appena di 8 mesi, quando il campanile e i muri della chiesa di Accumuli con le statue dei santi crollarono impietosamente proprio sulla casa in cui riposava tranquillo nel suo lettino, vicino a mamma Graziella e papà Andrea? Quei santi hanno fatto miracoli per poter essere canonizzati santi, ma poi con il loro peso hanno impunemente soppresso il respiro di Stefano e dei suoi genitori …

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Il dramma del centro Italia

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Di fronte alla tragedia del terremoto che purtroppo questa notte ha colpito il centro Italia, riporto queste riflessioni scritte il 12 marzo 2011 per orientare la mente di fronte alla catastrofe naturale che allora colpì il Giappone poi pubblicate anche in una pagina del "Principio passione". Il nostro dramma non è paragonabile per entità e numero di vittime a quello giapponenese, ma la dinamica dell'evento è del tutto identica. Attualizzando ad oggi ecco quello che scrissi:

1) Quello che è avvenuto questa notte non è qualitativamente diverso da quanto avviene ogni giorno, quando, per esempio, viene al mondo un bambino con una malattia genetica. Certo, le forze in gioco sono quantitativamente incommensurabili, tuttavia il terremoto che si abbatte su quella giovane vita e sui suoi genitori è qualitativamente il medesimo di un terremoto devastante. In entrambi i casi è la vittoria del caos, del disordine, del disequilibrio. 

2) Quello che è avvenuto questa notte e sta avvenendo oggi con la messa in moto a livello nazionale ed europeo della macchina degli aiuti non è qualitativamente diverso da quanto avviene ogni giorno, quando i genitori e i parenti di un bambino nato con una grave malattia genetica si prendono amorevolmente cura di lui, e con loro la società nelle sue diverse forme, medici e infermieri, scuola e assistenti sociali, amici e associazioni. In entrambi i casi è la vittoria del logos, dell’ordine, dell’equilibrio. 

3) Così la nostra vita procede tra caos e logos, tra disordine e ordine, tra entropia e neghentropia. Esiodo nella Teogonia scrive: “Primo fu Caos”; Giovanni nel Quarto Vangelo scrive: “In principio era il Logos”. Chi ha ragione? Entrambi. Se ci fosse solo caos, la vita non sarebbe sorta, saremmo ancora ai gas primordiali dell’inizio, idrogeno ed elio e nulla più, anzi forse neppure idrogeno ed elio perché anche loro per esserci vincono il caos con la loro struttura logica di nucleo + elettroni; e se ci fosse solo caos, nessuno di fronte al terremoto-tsunami si metterebbe in gioco per aiutare gli altri. Ma se ci fosse solo logos, la vita sarebbe diversa: nessuna catastrofe, nessuna malattia genetica, nessuno scatenarsi di forze senza volto, le forze caotiche della natura sarebbero sempre domate da una signoria più potente. 

4) Caos + logos, invece, si danno insieme, ogni manifestazione della vita è una miscela di queste due dimensioni, con il prevalere ora di una, ora dell’altra. Il loro incontro produce la vera, ultima dimensione della realtà, cioè la passione e il lavoro che essa richiede. Goethe ha visto bene quando nel Faust scelse di tradurre il greco del Quarto Vangelo, En arché en ho lógos, con “Im Anfang war die Tat”, “In principio era l’Azione”. L’azione, il dramma, è esattamente ciò che scaturisce dall’incontro tra logos e caos. Se prevalesse solo una delle due dimensioni, non ci sarebbe azione.

5) Se il caos fosse la dimensione ultima alla quale consegnare la nostra più preziosa energia, nessuno sentirebbe l’impulso ad arginarlo, a vincerlo, a domarlo mediante il logos. L’azione, cioè la lotta del logos contro il caos, a mio avviso dimostra che il nostro orizzonte finale è il logos, ovvero l’armonia e il bene. Tutta l’impresa umana nella sua più alta significatività è lotta contro il caos, è, esattamente in linea con quanto scrive Esiodo, “teogonia”, cioè generazione del divino, nascita della divina armonia dentro di noi per immetterla, così come riusciamo, anche fuori di noi, soprattutto quando ce n’è un estremo bisogno come in queste ore nel centro Italia.

Vito Mancuso

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Cristiani e islamici una sola preghiera

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Due giorni fa in diverse città di Francia e d’Italia alcuni imam e semplici fedeli musulmani hanno partecipato alla messa cattolica, compiendo un gesto assolutamente inedito e direi persino inimmaginabile. L’hanno fatto per testimoniare pubblicamente due cose: la solidarietà ai cattolici per l’assassinio di padre Hamel e l’inequivocabile condanna del terrorismo che utilizza la religione. Ma al di là della contingenza immediata alla base di questa nobile iniziativa, occorre porsi una domanda: i cristiani e i musulmani possono davvero pregare insieme? Quello di domenica è un evento autenticamente religioso e come tale reiterabile anche in futuro, o è un evento sociopolitico compiuto in un contesto religioso? La mia tesi è che si tratta di un evento sociopolitico in un contesto religioso, e che come tale esso non può diventare un evento religioso ripetibile nel futuro, se non sempre in via del tutto eccezionale e con le medesime finalità socio-politiche …

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Intervista al Corriere del Veneto

«Islamici in chiesa? Non sia un’abitudine e ora serve più rigore contro gli oltraggi ma il Veneto ha gli anticorpi giusti»

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Intervista del 9 agosto 2016 di Angela Pederiva

Corriere del Veneto 9 agosto 2016 [PDF]

Padova. Il marocchino che spezza il crocifisso nella chiesa di San Geremia a Venezia, il turco che prega alla stazione di Santa Lucia con una mannaia nello zaino, il tunisino che corre nudo per il Prato della Valle a Padova gridando «Allah akbar», gli oltraggi di alcuni turisti musulmani alla croce e all’eucarestia nella parrocchiale di San Zulian in laguna. E ogni volta interventi delle forze dell’ordine, espulsioni, polemiche. Le cronache degli ultimi giorni raccontano un crescendo di tensione nei rapporti fra Veneto e islam. «Bisogna essere duri nei confronti della profanazione dei simboli e della violazione dei diritti, ma occorre anche operare una distinzione fra gli autori e la religione», afferma il teologo Vito Mancuso, già docente di Storia delle dottrine teologiche all’Università di Padova, ospite sabato prossimo a Cortina d’Ampezzo della rassegna «Una montagna di libri».

Due domeniche fa anche in Veneto i fedeli musulmani hanno partecipato alle messe cattoliche: è il modo giusto per superare le diffidenze?

«A mio parere quell’iniziativa ha avuto un significato etico-politico, più che spiritual-religioso. Pregando insieme gli islamici hanno inteso prendere le distanze dal terrorismo e dimostrare la solidarietà ai cattolici. Ma non ci sono le condizioni strutturali perché questo gesto possa diventare parte della liturgia cristiana, perché dietro ad ogni liturgia c’è sempre una particolare teologia. Una celebrazione che comincia e finisce “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” rimanda ad una concezione trinitaria che è inaccettabile e perfino blasfema per i musulmani»…

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Sul volto scivola una lacrima

pioggia

 

Sul volto scivola una lacrima
senza il mio permesso
e lascia una grande traccia
sul guanciale del male.

Il respiro scende nei polmoni
con grande fatica
per cancellare ogni colpa
alla ricerca di un destino pietoso.

Dio, tu ci hai donato la sofferenza
come rimedio all’impurità
per migliorare le nostre essenze,
perché gli occhi sono soltanto
piangenti e oscuri specchi,
ma il dolore
è la nostra unica nobiltà.

 

A.B.
Laboratorio di Lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Milano Opera

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Ma essere minoranza è una grande chance per il cristianesimo

È solo nella centralità del mistero che la religione si deve rigenerare. Non per coltivare di nuovo ambizioni di primato.

mosaici_ravenna_1 2Già nel 1929 il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, teologo e scienziato, scriveva: «La Chiesa continuerà a declinare finché non si sottrarrà al mondo fittizio della teologia verbale, del sacramentalismo quantitativo e delle devozioni eteree di cui ama circondarsi". A distanza di quasi un secolo il cardinale Carlo Maria Martini nell' ultima intervista dell' agosto 2012 dichiarava: «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni ». Molti altri teologi e teologhe hanno interpretato il nostro tempo all' insegna di questo continuo declino della credenza e della pratica ecclesiastica, un fenomeno sotto gli occhi di tutti se appena si considera la condizione delle nostre chiese, che nel passato non bastavano a contenere i fedeli e che ora sono spesso chiuse e quando aprono raramente fanno il «tutto esaurito». Né la situazione migliora per i monasteri, i conventi, i seminari e le cosiddette vocazioni. Il fatto è che la condizione della religione istituzionale in Occidente è una sola: la decadenza. In questa prospettiva il dato veramente sorprendente dell' inchiesta al centro di questa pagina non è che il 28 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 29 anni si dichiari non-credente, ma che vi sia ancora oggi nel nostro paese un 72 per cento di giovani che dichiara di credere in Dio. Ma davvero? Così tanti? E per quanto tempo ancora i credenti saranno maggioranza tra i giovani? Ma poi, è davvero così importante per la fede essere maggioranza?

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Perchè questo è il tempo di riscoprire la confessione

Non riconoscere il proprio male significa rinunciare al principio di responsabilità e autoassolvere la condotta dell’ego 

rembrandt«Il mondo va di male in peggio: ecco un lamento antico come la storia, antico anzi come la poesia, più antica della storia, antico infine come la più antica di tutte le leggende poetiche, la religione dei preti»: così scriveva Kant nel 1792 all’inizio del saggio sul male radicale della natura umana. È la convinzione dominante anche ai nostri giorni, attraversati da una sensazione di continua decadenza, talora dalla paura di un’imminente catastrofe. La crisi (economica, politica, sociale, culturale) stende i suoi tentacoli ovunque. Il declino appare dal profilo dei politici espressi dalla società contemporanea, per la gran parte incapaci di ragionare in termini di giustizia e di bene comune, e ancor più dal fatto che quando qualcuno oggi azzarda ragionamenti basati su quegli ideali riceve subito l’antipatica etichetta di moralista, che al massimo può fare il filosofo o il prete, ma non certo il politico e meno che mai l’economista. Ma c’è un segnale ancora più preoccupante: è l’anestesia della mente giovanile, sempre più noncurante dello stato del mondo, supremamente disinteressata a tutto ciò che non passi attraverso la mediazione dell’incontrastato suo dominatore, il cosiddetto smartphone, divenuto una smart-prison, una prigione elettronica della mente. Ma al di là delle forme particolari di prigionia, la questione di fondo è quella evocata da Kant: assistiamo a una progressiva decadenza o è sempre stato così? …

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