La lettera di Natale 2014 del Centro di Accoglienza Balducci

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Giustizia, pace, accoglienza, salvaguardia dell’ambiente 

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Qualcuno chiama: sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba?

(Isaia 21,11) 

Centro di Accoglienza Balducci – Lettera di Natale 2014 [PDF]

Care amiche e cari amici,
il nostro saluto cordiale e amichevole a voi tutte, a voi tutti. E’ questa la nostra 11° Lettera di Natale: grande è la nostra gioia di poter continuare a comunicare con voi, condividendo esperienze di vita e di storia contemporanea in costante riferimento a Gesù di Nazaret, sempre al centro della nostra vita …

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Se la Chiesa rinuncia alla bellezza

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L’amore di Chateaubriand e di altri filosofi del passato per una religione “estetica” tramonta nella nostra epoca

Schermata 2014-12-18 alle 17.43.19Quali sono gli argomenti che inducono a ritenere vero un enunciato? Il fatto che corrisponda all’effettivo stato delle cose, è la risposta che sorge spontanea nella mente. Se infatti posso verificare la corrispondenza tra l’enunciato (sta piovendo) e la realtà (la pioggia che scende) sono indubbiamente in presenza di un enunciato vero. È la classica definizione di verità come adeguazione tra realtà e mente, adaequatio rei et intellectus, che da Aristotele passa a Tommaso d’Aquino e a tutta la tradizione occidentale. Di essa il cristianesimo fece largamente uso nel passato per presentarsi come verità definitiva. Il cristianesimo è la verità, si sosteneva, perché la Bibbia e il Magistero della Chiesa dicono come stanno realmente le cose sull’origine del mondo, l’esistenza di Dio, la comparsa dell’uomo, la natura dell’anima, e tutte le altre questioni capitali della vita; né si tralasciava di sottolineare che gli eventi narrati o predetti nella Bibbia, dall’arca di Noè sino all’imminente fine del mondo, hanno avuto o avranno presto puntuale conferma nella realtà effettiva delle cose. Il progresso della conoscenza umana ha vanificato tale impostazione perché ha fatto emergere in modo inconfutabile la non corrispondenza tra non poche affermazioni bibliche e la realtà, si pensi per esempio all’origine del mondo. Se a ciò si aggiunge l’evoluzione della coscienza morale e il superamento del principio di autorità (secondo cui un enunciato è vero per l’autorità di chi lo sostiene) si comprende quanto le tradizionali apologie cristiane siano divenute armi spuntate e il cristianesimo bisognoso di rifondazione…

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Io Amo. Piccola filosofia dell’amore

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Io Amo

"Questo libro è il tentativo di dire in poche pagine ciò che non basta una vita intera ad imparare." (Vito Mancuso)

"Io Amo" in pillole. La presentazione a Vanity Fair [Link]

Nel corso della vita tutti abbiamo vissuto quel sentimento euforico e doloroso, carico di paura e di felicità, chiamato amore. Ma dove ha origine e come agisce la sua forza misteriosa che sempre attrae e rapisce? Come possiamo viverlo nel modo più vero? E qual è il messaggio che esso porta con sé? Sono le domande fondamentali a cui Vito Mancuso risponde con la profonda intensità che da sempre caratterizza il suo pensiero, accogliendo tra le pagine la dolcezza e la potenza di una straordinaria avventura umana affrontata nelle sue forme più diverse: dall'amore sensuale dei corpi a quello del puro sentimento, dall'amore per la natura e gli animali a quello della mistica e della spiritualità. In questo libro, puro ma mai puritano, si ragiona così senza paura di controversie a proposito di rapporti prematrimoniali, adulterio, masturbazione, omosessualità, bisessualità: rimanendo sempre fedele al primato della coscienza e della libertà individuale ed esponendo tutti i limiti della morale tradizionale cattolica, l'autore propone una prospettiva etica in grado di orientare dal basso un esercizio giusto e insieme libero della sessualità. L'amore diviene così il punto di vista privilegiato per guardare a tutta l'esistenza. Anche se mai come nel nostro tempo infatti il divertimento e lo svago sembrano rappresentare il fine ultimo a cui tendere, in "Io amo" sono indicate le tracce preziose per raggiungere l'amore vero e purificatore, l'unica esperienza capace di dare un senso autentico al nostro essere al mondo.


La presentazione di "Io Amo" a LibrarVerona 2014

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Preghiere dal carcere di Opera

Schermata 2014-12-03 alle 15.09.30Preghiere dal carcere di Opera a cura di Silvana Ceruti, prefazione di Vito Mancuso. (Fondazione culturale Ambrosianeum 2014)

Il verbo fondamentale, per la preghiera come per ogni altra attività umana, è essere: essere preghiera. Non si tratta di dire le preghiere, si tratta di essere preghiera, di essere cioè con la vita concreta (anche quando essa per un periodo venga trascorsa dietro le sbarre di un carcere) una richiesta di aiuto e di perdono, e insieme una parola di ringraziamento e di lode. Le molteplici preghiere degli uomini si possono distinguere in base al contenuto secondo quattro tipologie fondamentali: invocazione di aiuto per sé o per altri, richiesta di perdono, ringraziamento, lode gratuita. Tale quadruplice contenuto si esplica in molteplici forme di preghiere, le principali delle quali sono: il dialogo personale con Dio tramite parole proprie, la ripetizione di testi composti da altri come per esempio il Padre Nostro, le pratiche di devozione personale o comunitaria come per esempio il rosario, e infine il silenzio del corpo e della mente in ciò che i mistici chiamano “preghiera pura”. Nei testi delle preghiere che provengono dal Carcere di Opera è sorprendente ritrovare quasi tutte queste tipologie, sia a livello di forma, sia a livello di contenuto. (dalla prefazione di Vito Mancuso)

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Weil Kant e Plotino le novità dei Grandi libri dello Spirito

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SIMONE WEIL L’attesa della verità a cura di Sabina Moser

«Viviamo in una società che è diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione»: così scriveva nel 1934 la venticinquenne Simone Weil. In questo nostro tempo di grande disagio, solo la ricerca della verità, fine autentico della vita umana, può dare una risposta allo smarrimento e all’angoscia dell’uomo. La riscoperta della Weil, di cui si propongono alcuni dei testi più noti insieme a una scelta di pensieri dai Cahiers ordinati per temi, è un validissimo aiuto per intraprendere quel cammino interiore che può condurre l’uomo a ritrovare sé stesso, le sue radici e il senso del suo esserci. 

Sabina Moser è studiosa del pensiero weiliano, cui ha dedicato: Uno sguardo nuovo. Il problema del male in Etty Hillesum e Simone Weil (con B. Iacopini, 2009), La fisica soprannaturale. Simone Weil e la scienza (2011), Il «credo» di Simone Weil (2013).


KANT Il male radicale a cura di Roberto Celada Ballanti

Il male è l’enigma su cui ogni uomo è chiamato a interrogarsi. Esso esprime il fondo tragico dell’esistenza al di là delle consolanti risposte delle religioni rivelate. C’è nell’uomo, che Kant paragona a un legno storto, una innata e insopprimibile tendenza alla malvagità che lo spinge ad allontanarsi dalla legge morale radicata nel suo cuore. La dottrina biblica del peccato originale viene reinterpretata da Kant come espressione del limite, della fragilità, della finitezza dell’uomo. Nella sua filosofia della religione, di cui questo volume offre una sintesi attraverso testi tratti da La religione nei limiti della semplice ragione e altri scritti, riecheggia l’inconsolabile lamento di Giobbe di fronte alla sofferenza del giusto: e proprio nella cifra di Giobbe si inscrive il senso più autentico della ricerca kantiana sull’etico e sul religioso.

Roberto Celada Ballanti insegna Filosofia della religione presso l’Università di Genova. Tra i suoi lavori: Pensiero religioso liberale (2009), Filosofia e religione. Studi su Karl Jaspers (2012), Religione, storia, libertà (2014). 


PLOTINO La bellezza a cura di Benedetta Selene Zorzi

«Rientra in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora bello, imita lo scultore di una statua che deve diventare bella. Egli toglie, appiana, liscia, ripulisce le impurità, fino a che non si mostri la bellezza che rifulge sul volto». Che posto ha la bellezza nella vita dell’uomo, e qual è il suo significato? Per Plotino essa è manifestazione visibile del divino: per mezzo della contemplazione del bello l’uomo può intraprendere quel cammino di purificazione, di riscoperta di sé e di elevazione spirituale che lo riconduce alla scintilla divina da cui tutto scaturisce. Questo itinerario viene qui delineato attraverso il trattato Sulla bellezza e una selezione di testi delle Enneadi che ci guidano alla scoperta del più grande spirito laico del mondo antico. 

Benedetta Selene Zorzi, benedettina, è docente di Patrologia e storia della teologia. Tra le sue pubblicazioni: Desiderio della bellezza da Platone a Gregorio di Nissa (2007), Antropologia e teologia spirituale (2014), Al di là del «genio femminile» (2014).

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Veronesi e il male che fa perdere la fede in Dio

Schermata 2014-11-19 alle 22.39.21Umberto Veronesi ha spiegato perché non crede in Dio: la perdita della fede a causa della presenza del male di cui ha parlato su questo giornale è un’ esperienza comune a molti, descritta in numerose opere filosofiche e letterarie del passato e sorgente di perenne inquietudine per i cristiani. Si tratta infatti di un’esperienza peculiare del mondo occidentale formato dal cristianesimo, perché nei termini raccontati da Veronesi essa non potrebbe avvenire né nell’islam, né nell’hinduismo e in nessun’altra tradizione religiosa. Per negare Dio tale ateismo si nutre dell’argomento del bene, nel senso che la presenza del male nel mondo è per esso in aperto contrasto con un Dio la cui essenza è pensata come interamente buona, come amore, oltre che come onnipotenza. Se Dio è del tutto buono e ci ama, e se è al contempo onnipotente, il male nel mondo non dovrebbe esistere; ma visto che il male esiste, a non esistere è il Dio buono e onnipotente di cui parla il cristianesimo: ecco la conclusione di Veronesi e di molti occidentali prima di lui. Invece per le prospettive nelle quali Dio, oltre a essere bene, è anche capacità di male, la presenza del male non contraddice in alcun modo la sua esistenza: è semmai solo una delle molteplici manifestazioni di una somma e imperscrutabile onnipotenza a cui occorre conformarsi. Non è quindi un caso che l’ateismo come fenomeno di massa sia sorto in occidente e non altrove …

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La fretta del vescovo spia di una Chiesa nel disagio

Il caso don Maks Suard; Intervista al Piccolo a cura di Paola Bolis, 2 novembre 2014

Il Vaticano ha mutato strategia, dal coprire allo scoprire tutto. Ma lo ha fatto per una pressione esterna, non per un processo di maturazione

Schermata 2014-11-06 alle 16.37.12Non dà giudizi. Non può perché – precisa subito – non è al corrente degli sviluppi della vicenda. Soprattutto, non vuole perché «non sono nessuno per farlo». Ma Vito Mancuso – autorevole teologo “fuori dalle mura” come si lascia volentieri definire, dalle posizioni assai discusse e in parte avversate nella Chiesa, ex giovanissimo sacerdote ordinato da Carlo Maria Martini, poi sposato e padre di due figli – accetta di ragionare su alcuni dei nodi che incrociano la triste storia di don Maks Suard e della ex ragazzina che fu vittima delle sue attenzioni.

I fedeli di lingua slovena di Santa Croce – e non solo loro – hanno additato la fretta con cui il vescovo Crepaldi ha reso nota una vicenda di tanti anni fa. Cosa ne pensa?

Sfido chiunque giudica a dire che cosa egli stesso avrebbe fatto. Io non lo so. In passato si sapeva bene come agire, le cose erano abbastanza chiare: tutti dovevano essere totalmente al servizio della struttura ecclesiastica, proteggerne l'onorabilità, anzitutto – come dire – salvare la ditta. Basti pensare al “segreto pontificio” invocato sui casi di pedofilia in una lettera scritta dall'allora cardinale Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Successivamente nella Chiesa si è assistito a un grande cambiamento di strategia a causa di campagne di stampa con valanghe di documenti e di prove: tutto ciò – occorre essere sereni nel dirlo – non è scaturito dalla coscienza della Chiesa ma le è stato imposto da fuori. Vi si è dovuto adattare Ratzinger divenuto papa, e direi che anche l'impostazione più radicale di papa Francesco continua a essere una reazione a una pressione esterna …

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