Entretien avec Nonfiction.fr

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ENTRETIEN – « La doctrine chrétienne ne peut survivre que si elle évolue », avec Vito Mancuso [Link]

Nonfiction : Dans "Le courage d'être libre" vous parcourez une question centrale pour l'Occident aujourd'hui : le rapport entre liberté et volonté. Dans un cadre où toute décision économique, politique ou sociale prend forme loin des hommes communs, la participation peut être une illusion que l'homme s'offre pour se résoudre à sa mise à l'écart de la décision publique. Vous faites donc appel à Hegel et à Florenskji, mais aussi au juge Paolo Borsellino assassiné par la Mafia en 1992 : comment passe-t-on de la volonté d'être libres à la liberté réelle, pratique, ce que vous appelez la « liberté pour ».

Vito Mancuso : Sans sous-estimer les conditionnements dont nous sommes l'objet, je pense que jamais l'homme n'a pu expérimenter mieux que dans notre époque ce qu'on appelle liberté. Pour être clair, par ce terme je veux renvoyer à deux expériences concrètes: la conscience et la créativité, soit la possibilité de nouvelles initiatives. Je suis loin d'admettre que nous jouissons d'une liberté absolue: personne n'en jouit, pas même Dieu, si on entend la liberté en son sens étymologique "délaissée de liens", puisque l'être ne peut se poser qu'en relation et que tout lien est, en effet, dépendance. Je pose plutôt qu'aujourd'hui, nous pouvons parvenir à un degré de conscience de notre condition que l'humanité n'avait jamais atteint auparavant. Et je pose également que, devant nous, nous avons des possibilités concrètes de libération: livres, enseignements, expériences, informations, possibilités de contact et de voyage… Je le répète, je ne peins pas ici le meilleur des mondes possibles, je suis conscient de la crise, de la méfiance qui traversent notre époque. Toutefois, pour le dire avec Kant: “Sapere aude”, “aie le courage de savoir”. Et il faut souligner aussi la deuxième signification latine de ce verbe, sapio (savoir) : "avoir le courage de savoir", c'est aussi "avoir le courage d'avoir une saveur". C'est dans ce sens, je pense, que l'on parvient à la "liberté-pour", c'est-à-dire à la soumission à un idéal plus grand que nous vers lequel marcher, et à la lumière duquel travailler. Cet idéal, c'était pour le juge Paolo Borsellino et ses collègues l'idéal de la Justice. Il y a des forces immenses, aujourd'hui comme à l'époque impériale, qui pèsent sur nous et qui nous conditionnent ; mais de nos jours, nous en sommes plus conscients, nous sommes donc plus libres …

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Prossimi appuntamenti con Vito

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Sulmona (AQ) mercoledì 28 gennaio Teatro Cinema Pacifico: Via Alessandro Volta, 7, ore 16.00 circa; presentazione dell'ultimo libro “Il coraggio di Essere Liberi” (Garzanti)


Torino martedì 31 gennaio, Circolo dei lettori via Bogino 9. Il prof. Vito Mancuso presenta il suo nuovo saggio "Il coraggio di essere liberi" (Garzanti)


Firenze martedì 14 febbraio Hotel Mediterraneo, in Lungarno del Tempio ore 17:00 Collegio Circoscrizionale dei MM.VV. della Toscana. Conferenza sul tema : "Il Mediterraneo. Spiritualità, Genti e Religioni" (Assieme al prof. Vito Mancuso intervengono, Stefano Bisi Gran Maestro del GOI e Francesco Borgognoni Presidente Collegio Toscana GOI)


Castelvetrano (TP) martedì 21 febbraio; conferenza sulla figura di Don Pino Puglisi; info in fase di definizione.


Busto Arsizio (VA) domenica 26 febbraio; Nell'ambito del Festival Filosofarti "PANDORA,NUOVI VIZI E NUOVE VIRTU’; titolo della serata: "SUL FONDO…. LA SPERANZA" Vito Mancuso dialogo con Lama Paljin per la serata dedicata al dialogo interreligioso. Info in fase di definizione.

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Vito Mancuso, il dolore innocente

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Lugano 7.10.2016 – Il prof. Vito Mancuso interviene nell’ambito del simposio “L’illusione della normalità” simposio interdisciplinare organizzato da Pro Infirmis Ticino e Moesano in collaborazione con L'ideatorio dell'Università della Svizzera italiana –

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La rosa dicembrina

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Dicembre! Nel nostro giardino, su un ramoscello spoglio, tra le spine, è fiorita una rosa dal colore bianco tenero. Sui nudi petali, gocce di brina. Tutt'attorno, foglie marcescenti. (foto di Giordana).

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Vangelo e Zen, la lettera di Natale di padre Luciano Mazzocchi

NATALE! “Vi annunzio una grande gioia…: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,10-12).

Il bambino potrebbe nascere durante il lungo viaggio da Nazareth a Betlemme, in un qualche luogo aspro, disabitato. Maria, così prevedendo, tesse le fasce e le portò con sé per avvolgere il corpicino del bambino nato dove non c'è nulla. Il bambino nacque in una stalla della campagna, e la madre lo fasciò e lo pose nella mangiatoia dove c'era il fieno per gli animali. Le fasce erano il frutto dell'attenzione e della cura di Maria, ma la mangiatoia fu una graziosa scoperta. Stava lì, vuota e dimenticata. Sembrava inutile, e invece fu subito molto utile. Fu necessaria. La provvidenza cosmica e umana l'avevano messa lì, all'insaputa di ogni perché. Quando una necessità è reale, questa ha la potenza di ciò che è reale, la potenza che trasforma le avversità in benefici. Fa scoprire nelle cose e nelle situazioni le segrete risposte d'aiuto che vi sono nascoste. Ma la necessità deve essere reale, come l'acqua per il disidratato. Se la necessità è qualcosa messo in scena, né l'occhio ha la potenza di scoprire, né le cose la potenza di mostrare. Maria vide nella paglia della greppia un soffice lettino per il suo bambino e la paglia rispose immediatamente. La grande provvidenza cosmica e quella piccola dell'uomo, senza saperlo, avevano composto un umile attrezzo che la necessità elevò a culla di Dio fatto uomo …

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Intervista a Radio Oltre

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La radio web dell'istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna

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Il prof. Vito Mancuso è stato l'ospite della 144° puntata di R.O.C. intervistato sui temi dell'ultimo libro Il Coraggio di Essere Liberi (Garzanti) da Gennaro Iorio, professore di storia e filosofia al liceo scientifico Righi di Bologna. E' possibile riascoltare l'intervista alla pagina R.O.C. Puntata 144 con Vito Mancuso [Link]

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Vito Mancuso a Utopia 500

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Trento domenica 9 ottobre 2016 Auditorium S. Chiara; Vito Mancuso racconta, introdotto e in dialogo con Alberto Faustini, direttore dei quotidiani Trentino e Alto Adige, perché l'amore NON è un'utopia

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Filosofia e nuovi sentieri

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La recensione di Paolo Calabrò su Filosofia e nuovi sentieri [Link] 

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“Fare teatro vuol dire vivere sul serio quello che la maggior parte della gente, di solito, recita male”. Il celebre aforisma di Eduardo De Filippo porta alla luce immediatamente la contraddizione insita nel ruolo dell’attore: l’ambiguità intrinseca connotata, da un lato, dal doversi calare una maschera sul volto per interpretare vite diverse dalla propria; dall’altro dall’autenticità di una forma d’arte – il teatro, appunto – che sola riesce a portare alla luce le radici più profonde e nascoste delle cose – azioni, pensieri, emozioni – che nutrono l’esistenza. È la stessa contraddizione di fondo della condizione umana: la quale ha bisogno, allo stesso tempo, tanto che l’individuo possa svilupparsi nel fertile silenzio della solitudine, quanto delle relazioni della persona con gli altri, ciascuna caratterizzata da un diverso approccio, un diverso intendimento, un diverso modo d’essere. Considerazioni che pongono contestualmente sia la domanda su dove si trovi la verità del soggetto, sia quella radicale sulla libertà dello stesso: quand’è che la persona è veramente libera? Nella clausura della propria interiorità senza vincoli, o nell’ambito delle costrizioni creategli dai suoi legami sociali?

Vito Mancuso, pensatore che non ha bisogno di presentazioni, di cui abbiamo già parlato volentieri, offre al pubblico una nuova riflessione, nel suo stile tipicamente a cavallo fra quello scientifico e quello divulgativo, rigoroso per necessità, rivolto a tutti per vocazione. Che oltretutto coniuga, come sempre, la speculazione classica della filosofia (a trecentosessanta gradi: dalla dialettica alla teodicea, dalla riflessione sul male a quella sul nichilismo) e quella sapienziale della teologia, con la lezione più recente delle scienze positive, in un intreccio salutare – organico e mai sincretico – scevro da secondi fini quanto dal bisogno di appartenenza (visibili in filigrana in tanta saggistica di settore). Una lettura che porta avanti la strada tracciata dall’autore con le sue numerose opere precedenti – al cui fondo c’è la consapevolezza che l’uomo ha di sé, che dovrebbe avere di sé, che aspira ad avere di sé – che induce il lettore (quasi si vorrebbe dire: “lo costringe”) a interrogarsi non sulla verità estrinseca di testi e opinioni autorevoli, ma su quella attuale della propria esperienza di sé e dell’incontro con la realtà. Un libro che, come ogni cosa buona, sa nutrire con la propria genuinità. Consigliato a tutti.

Paolo Calabrò, Filosofia e nuovi sentieri 7 dicembre 2016

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I grandi libri dello spirito – La vita segreta di Gesù

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LA VITA SEGRETA DI GESU' scelta di testi dai Vangeli Apocrifi a cura di Vito Mancuso

mancuso_vita-segretaDopo la morte di Gesù, la Chiesa mise ordine nella rigogliosa fioritura di narrazioni sulla vita e gli insegnamenti del Messia, eleggendo a Vangeli di riferimento quelli di Matteo, Marco, Luca, Giovanni. Ritenuti misteriosi o esoterici, in contrasto con l’ortodossia, i Vangeli apocrifi, cioè «da nascondere», sono stati e continuano a essere poco considerati dalla teologia ufficiale. Eppure sono moltissimi gli elementi in essi contenuti che la tradizione cristiana ha fatto propri nel corso dei secoli. Vito Mancuso sceglie e presenta i più importanti apocrifi che tratteggiano la vita di Gesù: in pagine di grande bellezza che hanno ispirato la fede e la devozione di intere generazioni, il lettore scoprirà un Gesù diverso, a volte più vicino alla nostra esperienza quotidiana, ma a volte anche più misteriosamente lontano.

Vito Mancuso è un teologo laico. Per Garzanti ha pubblicato: Io e Dio. Una guida dei perplessi (2011), Il principio passione (2013), Io amo. Piccola filosofia dell’amore (2014), Questa vita (2015), Dio e il suo destino (2015), Il coraggio di essere liberi (2016).

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Quel patto segreto tra fede e dubbio che ci rende umani

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In apparenza sono due concetti antitetici come ci ha insegnato certa dottrina. In realtà la prima può nascere solo dal secondo perché entrambi ci portano dal terreno della pura ragione al coraggio di scegliere 

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Comunemente si ritiene che fede e dubbio siano opposti, nel senso che chi ha fede non avrebbe dubbi e chi ha dubbi non avrebbe fede. Ma non è per nulla così. L’opposto del dubbio non è la fede, è il sapere: chi infatti sa con certezza come stanno le cose non ha dubbi, e neppure, ovviamente, ha bisogno di avere fede. Così per esempio affermava Carl Gustav Jung a proposito dell’oggetto per eccellenza su cui si ha o no fede: «Io non credo all’esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste» (da “Jung parla”, Adelphi, 1995). Chi invece non è giunto a un tale sapere dubita su come stiano effettivamente le cose, non solo su Dio ma anche sulle altre questioni decisive: avrà un senso questa vita, e se sì quale? La natura persegue un effettivo incremento della sua organizzazione? Quando diciamo “anima” nominiamo un fenomeno reale o solo un arcaico concetto metafisico? Il bene, la giustizia, la bellezza, esistono come qualcosa di oggettivo o sono solo provvisorie convenzioni? E dopo la morte, il viaggio continua o finisce per sempre? 

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Le interviste a Radio Radicale

Intervista sui temi del libro Il coraggio di essere liberi 22 novembre 2016 [Link]

Intervista sui temi del libro Dio e il suo destino - 24 marzo 2016 [Link]

Sulle conclusioni dei lavori del Sinodo della diocesi di Bolzano-Bressanone -10 febbraio 2015 [Link]

Sui temi della procreazione a commento delle parole di Papa Francesco in ritorno dalle Filippine20 gennaio 2015 [Link]

Io Amo Piccola filosofia dell'amore e intervista sul Sinodo dei vescovi sulla famiglia -10 novembre 2014 [Link]

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La lettera di Natale 2016 del Centro di Accoglienza Ernesto Balducci

Restare umani oltre le paure

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Vi scriviamo per condividere esperienze, riflessioni, interrogativi, stanchezze, delusioni, speranze; per ridire la possibilità della fede in Gesù di Nazareth come orientamento di fondo della vita vissuta nelle comunità e oltre ad esse.

LE RELAZIONI UMANE

La dimensione e l’esperienza che continuiamo a vivere e a sentire come fondamentali sono le relazioni con le persone: l’attenzione, l’ascolto, la condivisione, la reciprocità. Complessità, disponibilità, dolori, speranze di tante storie ci coinvolgono, ci addolorano, ci comunicano profondità e ricchezze; ci danno la forza interiore di riprenderci e di continuare perché in questo intreccio di relazioni percepiamo la presenza di Colui che ci ha proposto di riconoscerlo nelle persone, soprattutto in quelle che esprimono fragilità, debolezze, ferite, senso di esclusione e di abbandono. Solo riconoscendo le nostre fragilità, debolezze, stanchezze possiamo incontrare in modo veritiero quelle altrui che favoriscono in noi la verità profonda su noi stessi. Questa costante esperienza quotidiana è collocata nella storia delle nostre comunità locali dalle quali, a cerchi concentrici che si dilatano, si apre la dimensione planetaria di un’umanità e di un ecosistema sempre più interdipendenti …

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Francesco e l’amore più forte della legge

«Far comprendere il mistero dell’amore di Dio», scrive papa Francesco nella lettera apostolica di chiusura dell’anno giubilare, ma il termine «mistero» lo si può, anzi lo si deve, applicare all’amore in quanto tale. 

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Amore? Perdono? In questo mondo dove tutto è calcolo, tecnica, prestazione; in questo mondo dove tutto risponde a una logica del legale, dell’utile, del redditizio, del necessario; in questo mondo dove sempre e comunque tutti devono pagare ogni cosa con il denaro ma ancor più con la libertà, il tempo, la vita; in questo mondo di forti, furbi, potenti e prepotenti, in questo mondo che così è e sempre così sarà, il compito della Chiesa, dichiara finalmente un Papa, è un altro: non di essere l’ennesima istituzione governata dal potere e dalla ricchezza, ma di essere “segno di contraddizione”, paradosso, scandalo, e così di rimandare a un altro stile e a un’altra possibile vita. È l’utopia della gratuità, del disinteresse, della generosità, della nobiltà d’animo: di tutto ciò a cui Francesco si riferisce dicendo «misericordia». Questa parola un po’ oleosa e consunta per il linguaggio contemporaneo, e che nessuno quasi usa più, acquista con lui un sapore nuovo e una freschezza inaspettata …

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